Se la politica si riduce al mero annuncio…
Negli ultimi tempi, in particolar modo nella legislatura in corso, la politica italiana si è ridotta ad un continuo annuncio di iniziative legislative, pur meritevoli, che però tardano, poi, a trovare la giusta concretizzazione, utile a tradurre la volontà dell'Esecutivo in norma.
Da febbraio, quando cioè si è insediato il Governo Renzi, gli annunci si sono moltiplicati, giorno per giorno, ed hanno trovato molti mezzi di comunicazione, che ne hanno diffuso ed amplificato la portata: dalla televisione e dai social network è stata messa in essere una lunga stagione di spot che, ad ora, non si sono tramutati in concreta realtà.
L’unico provvedimento, effettivamente andato in porto, è stato quello afferente agli sgravi fiscali, che hanno portato qualche euro in più nelle magre buste-paga di molti Italiani.
Molti altri punti programmatici, invece, del Dicastero Renzi non sono stati coronati da successo: che fine ha fatto, ad esempio, il decreto in materia di lavoro, il notissimo “Job Act”?
A che punto sono le riforme costituzionali?
Quando verrà varata, definitivamente, dalle due Camere la norma relativa al nuovo sistema di voto?
Quando, finalmente, si metterà mano alla revisione della Legge Fornero, consentendo a molti Italiani di andare in pensione, in virtù dei requisiti preesistenti all’introduzione di quel nefasto sistema, che ha creato fortissimi malumori nella platea vastissima dei lavoratori prossimi al pensionamento, bloccati nel dicembre 2011 poco prima dell’agognato traguardo della loro carriera?
È evidente che qualcosa - per usare un eufemismo - non vada: il Parlamento non riesce a smaltire la mole di decreti e disegni-legge, che vengono patrocinati dall’Esecutivo, ovvero non esiste sintonia fra il potere legislativo e quello esecutivo, per cui inevitabilmente l’iter delle leggi si rallenta, tornando ai ritmi di legiferazione tipici della I Repubblica, quando i Governi dovevano mediare a lungo con i propri deputati e senatori, perché le nuove norme venissero approvate in tempi congrui.
Il problema, squisitamente politico, deve essere affrontato subito da Renzi, il quale, altrimenti, rischia di passare alla storia come il Presidente del Consiglio che, nel corso della sua permanenza a Palazzo Chigi, ha prodotto più annunci, che innovazioni concrete.
Peraltro, il tratto caratteriale del Premier non semplifica il problema: il suo spiccato senso di iniziativa ha dato, certo, uno scossone nei primissimi mesi del 2014, ma, alla lunga, le energie del solo Presidente del Consiglio potrebbero non bastare, per cui l’inconcludenza del Governo attuale sarebbe non diversa da quella degli Esecutivi precedenti.
Inoltre, in politica, se l’inerzia è dannosa, le promesse non mantenute possono essere letali, tanto più in un momento storico nel quale le esigenze degli italiani richiedono risposte immediate ed efficaci.
Nei prossimi mesi, l’inquilino di Palazzo Chigi si giocherà molta parte della sua credibilità: visto il livello di esposizione mediatica, che egli ha avuto in queste ultime settimane, il destino renziano potrà essere problematico: o fallirà in modo clamoroso, rischiando di mettere in pericolo l’utilità della legislatura in corso, oppure vincerà solo parzialmente la sua scommessa, per cui i provvedimenti preannunciati potranno prendere la luce con una tempistica non ragionevole, che ne minerà l’efficacia.
Noi, pur avendolo sovente criticato, continuiamo a credere che l’ex-Sindaco di Firenze sia una risorsa per il PD e per il Paese: speriamo di non sbagliarci, anche perché, dalla sua iniziativa, dipenderà il destino di molti Italiani e quello del sistema Italia nel suo complesso.
Rosario Pesce