Renzi e la Sinistra
Gli accadimenti degli ultimi giorni pongono un problema di non scarsa importanza: il Premier ha scaricato, definitivamente, il partito che rappresenta, ormai da qualche anno, l’area della Sinistra, che si agita nello scenario politico italiano: SeL.
Questa formazione, che non va comunque oltre il 3% dei consensi, rappresenta, al di là del suo valore numerico, un simbolo importante: infatti, il PD, accusato molte volte di essere divenuto fin troppo moderato, ha usato, nel recente passato, il pannicello caldo dell’alleanza con Vendola, per nascondere la propria voglia di centrismo e per essere - in regime di alleanza - ancora appetibile per l’elettore nostalgico delle formazioni più manifestamente progressiste.
Peraltro, il contributo elettorale di SeL, per quanto modesto in assoluto, è stato determinante in molte circostanze, sia a livello locale, che nazionale: non dimentichiamo che, ad esempio, nel 2013, il PD ha superato Forza Italia per una manciata di voti, che si identificano, sicuramente, con quelli di provenienza vendoliana, per cui, tuttora, Renzi può fare il Presidente del Consiglio per effetto dell’alleanza “Italia Bene Comune”, di cui Vendola era, con Bersani, il principale contraente.
Pertanto, appare poco comprensibile il forte desiderio del Presidente del Consiglio di rompere quell’accordo con il Presidente della Regione Puglia, per effetto del mancato compromesso, in Parlamento, sulle riforme costituzionali; d’altronde, la scelta strategica del Premier risulterebbe infelice, anche, per un altro motivo: in molte realtà urbane, di non secondaria importanza - come Milano, Cagliari e Genova - il PD è presente in Amministrazioni guidate da personalità di SeL, per cui la rottura di tutti gli accordi, stipulati in passato nei Comuni e nelle Regioni, sarebbe un boomerang per lo stesso partito dell’inquilino di Palazzo Chigi.
Temo che ci sia un elemento, che stia drogando pesantemente l’analisi politica e, quindi, l’adozione di determinate scelte; dopo l’acquisizione del 40,8% dei consensi, alle scorse elezioni europee, Renzi ha iniziato a credere di poter vincere, sostanzialmente, da solo contro tutto e tutti, dimenticando però un fatto di fondamentale importanza: il voto europeo fa scarso testo, nonostante la vittoria larghissima, perché fu determinato in gran parte da una reazione dell’elettorato contro gli eccessi di Grillo ed, inoltre, fu condizionato dalla scarsa partecipazione al voto di molti strati della popolazione, che decisero in favore dell’astensione, mentre - in occasione delle elezioni generali - potrebbero tornare ai seggi, votando per l’area moderata, che fu la principale sconfitta del voto di maggio.
In attesa delle elezioni politiche, molte situazioni potrebbero cambiare radicalmente; innanzitutto, c’è Berlusconi che, contrariamente a Renzi, fa campagna acquisti, per cui non rinuncia a nessun potenziale alleato, sapendo bene che, finanche, un partitino con un consenso al di sotto dell’1% può essere importante per prendere un voto in più della coalizione contrapposta e, dunque, risultare decisivo per acquisire, alla Camera, il premio di maggioranza, che consente di governare.
Quindi, sarebbe davvero strano assistere a due dinamiche, diametralmente, opposte: da una parte, c’è il Caimano, impegnato ad ampliare il fronte del Centro-Destra, arrivando a contrarre alleanze, anche, con formazioni più o meno di cultura neo-fascista, mentre l’ex-Sindaco di Firenze pare divertirsi nell’allontanare dal suo partito gli alleati storici, coloro che - comunque - in passato sono stati protagonisti di scissioni, pur di non rompere l’intesa politico-elettorale con il Centro-Sinistra.
Qualcuno potrà obiettare che questo è il metodo renziano e non vale la pena neanche discuterlo, perché il Premier ha interesse ad identificare l’intero schieramento progressista con una persona ed una sola leadership: se stesso.
Gli Italiani – nelle sue intenzioni – dovrebbero votarlo a prescindere dal numero di sigle, che troveranno apparentate sulla scheda, quando si recheranno nella cabina elettorale.
Il ragionamento tiene fino ad un certo punto: i sondaggi continuano ad evidenziare un interesse forte dei nostri concittadini verso l’esito felice delle riforme costituzionali e, contrariamente a quanto il renzismo lasci pensare, essi hanno a cuore il mantenimento in vita di una Seconda Camera elettiva, per cui gli sforzi di Renzi – tesi, di fatto, a cancellare il Senato e a farne una mera Assemblea di notabili, provenienti dai Consigli Regionali – potrebbero essere non condivisi dalla popolazione che, nonostante tutto, è interessata a partecipare e a non firmare una delega in bianco all’ennesimo, sedicente Uomo della Provvidenza.
Inoltre, non capisco la sostanziale uniformità di pensiero, creatasi nel PD: Renzi, nel suo partito, non ha una sincera voce antagonista, per cui la strategia viene definita, esclusivamente, da lui e dal suo cerchio magico, mentre la minoranza interna si è sciolta come neve al sole, pur essendo l’estate 2014 - climaticamente - quella peggiore dell’ultimo ventennio.
Si sente, talora, la voce assai flebile di Bersani, ma - viste le sconfitte, che ancora pesano sul suo groppone - le buone intenzioni dell’ex-Segretario rimangono inascoltate.
Cuperlo e D’Attorre dove sono?
Dov’è la Sinistra del PD, che avrebbe tutto l’interesse a ricucire il rapporto con Vendola?
Dove sono i baroni dell’Assemblea Nazionale che, pure in posizioni di svantaggio numerico, dovrebbero far sentire la voce di un partito non meramente appiattito sulle posizioni renziane, che rischiano di creare due situazioni, entrambe, pericolose?
Infatti, se il teorema di Renzi dovesse essere confortato dal consenso popolare, si creerebbe il primo partito del Centro-Sinistra italiano privo di dibattito al suo interno e costruito su una visione monocratica e leaderistica; se, invece, Renzi dovesse aver torto, si rischierebbe di regalare il Paese a Berlusconi o, comunque, alla Destra che sarà, invero, più forte la prossima volta di quanto non lo sia stata lo scorso mese di maggio.
Siamo certi che la base democratica aneli ad uno di questi due inquietanti scenari possibili?
Rosario Pesce