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Fermate Tavecchio!

Ascoltando le frasi incriminate di Tavecchio, candidato alla Presidenza della F.I.G.C., ci si rende conto che, in Italia, ancora non sono chiari alcuni concetti fondamentali: il nostro Paese, nonostante gli sforzi, fatti in questi anni, per divenire accogliente e per non apparire dunque razzista, a volte mostra un viso xenofobo, che è a dir poco inquietante, visto che, ormai, l’integrazione non solo è una via suggerita dall’Europa, ma rappresenta l’unico modo credibile, perché l’Italia possa rinnovarsi profondamente. 
Peraltro, come appare evidente nel caso di specie, eleggere nelle prossime settimane, al vertice del massimo organo di gestione e direzione del calcio, una persona, che si lascia sfuggire giudizi simili sui calciatori extracomunitari, sarebbe un boomerang unico; infatti, l’intero movimento calcistico italiano avrà la possibilità di essere ancora competitivo, solamente se riuscirà a realizzare politiche reali di integrazione, dal livello dilettantistico a quello professionistico, dal momento che i vivai delle nostre squadre, nei prossimi decenni, saranno sempre più caratterizzati dalla presenza dei figli degli immigrati, che rappresenteranno un’autentica risorsa sia per le squadre di club, che per la Nazionale, nella scia dell’esempio tedesco, francese, inglese e belga. 
Pertanto, sarebbe invero molto sgradevole dover interloquire con chi pensa che una persona di colore sia poco più che uno scimpanzé, capace unicamente di consumare il prodotto più tipico dell’alimentazione di quella categoria di animali. 
L’Italia, a volte, dimostra – attraverso esempi siffatti – che il mito, per nulla edificante, del “Bel Paese”, alimentato agli inizi del secolo scorso, non sia effettivamente tramontato, per cui non sono mai stati eradicati atteggiamenti e tendenze nazionalistiche di dubbio gusto e, soprattutto, di scarsa compatibilità con gli indirizzi politici dettati dagli organismi comunitari. 
Nel caso di specie, bene hanno fatto talune personalità politiche ad intervenire prontamente per chiedere a Tavecchio, già dalle prossime ore, un passo indietro nella competizione elettorale che, altrimenti, l’avrebbe visto sicuro vincitore nel prossimo mese di agosto. 
Non è un atto di ipocrisia fermare un Presidente in pectore per aver pronunciato frasi così scellerate: infatti, lo sport vive di esempi e se, per fatti non meno gravi, nel recente passato, sono state chiuse le curve di stadi importanti, oggi è altrettanto urgente offrire un segnale concreto, chiedendo una discontinuità molto forte ai vertici della F.I.G.C. 
È giusto, quindi, che, se Tavecchio non ritira spontaneamente la sua candidatura, siano le quattro Leghe calcistiche del nostro Paese, principali sponsor finora della sua elezione, a prendere in considerazione un cambiamento radicale di strategia, individuando in un volto nuovo il prossimo Presidente Federale: ne va della credibilità del calcio ed, in particolare, di quella dei proprietari delle squadre, professionistiche e dilettantistiche, che non possono, certo, sostenere chi è assertore di idee retrò ed antistoriche. 
Si riuscirà a cogliere una simile ed inattesa occasione per realizzare un rinnovamento tanto profondo, quanto auspicabile ed atteso da troppo tempo? 
Una spinta, volta alla rottamazione, finalmente trionferà, anche, nelle stanze del potere calcistico? 
Solo così, un incidente spiacevole può divenire proficuo fattore di cambiamento nel principale settore dello sport italiano, che rappresenta, tra l’altro, una delle più rilevanti aziende del Paese, visto il fatturato annuo prodotto dalle società calcistiche ed essendo noti gli interessi, economici e sociali, che ruotano attorno ad un simile fenomeno di massa. 

Rosario Pesce

 

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