La Destra fra élite e populismo
Le settimane estive, che precedono la pausa di agosto, si caratterizzano, in chiave politica, oltreché per l’infruttuoso dibattito sulle riforme, anche per la nascita di un nuovo movimento, Italia Unica, presieduta da Corrado Passera, già dirigente bancario di primissimo livello e Ministro del Governo Monti.
La sua è una formazione che aspira a raccogliere consenso nell’area centrista e moderata del nostro Paese; l’iniziativa, per quanto sia solo agli albori, merita di essere presa in considerazione, visto che tutto ciò che nasce, in quella dimensione partitica, può in qualche modo interagire con i fronti tradizionali della politica italiana, Centro-Sinistra e Centro-Destra.
Sappiamo bene che, a partire dal 1994, tutte le esperienze, germogliate nel campo di mezzo fra i due opposti schieramenti, non hanno mai conseguito risultati apprezzabili; l’ultimo tentativo fu condotto nel 2013 da Monti, il quale, dopo essere stato - per circa un anno - Presidente del Consiglio, riusci a raccogliere solo una manciata di voti alle elezioni generali, tant’è che, subito dopo quel fallimento, il suo contenitore è scomparso dalla scena parlamentare ed egli stesso, pur essendo stato nominato Senatore a vita dal Presidente Napolitano, ha avuto un ruolo sempre più marginale.
Non sappiamo prevedere l’esito del tentativo di Passera, visto che sta appena muovendo i suoi primi passi, ma è evidente che il progetto è ambizioso; stando alle sue dichiarazioni, egli non ha interesse a creare un terzo polo (pardon, quarto, se si considera anche il M5S) della politica nazionale, ma, essendo cosciente che la leadership di Berlusconi – indipendentemente dalla sentenza dell’altro giorno – è arrivata a conclusione, aspira a divenire il punto di riferimento di un’area vastissima che, dopo la definitiva scomparsa berlusconiana, non avrebbe una guida certa ed indiscussa.
Il piano, per quanto ammirevole, presenta non poche insidie: Passera e Berlusconi rappresentano due modi assai diversi di interpretazione della leadership di un’area moderata e conservatrice: Passera, infatti, appartiene, per curriculum e formazione culturale, alla Destra delle élite che, nel nostro Paese, non ha mai ottenuto grandi risultati elettorali, finita l’epoca giolittiana; Berlusconi, dal canto suo, rappresenta una Destra populista e fascistoide - almeno nello stile, se non nei contenuti - che, invece, a partire dal 1922 in poi, ha incarnato il modello classico di schieramento anti-progressista preferito dagli Italiani.
Quindi, pensare che l’ex-banchiere possa ricevere il medesimo consenso del Caimano è alquanto ardito, ma presumiamo che lo stesso Passera conosca bene la differenza antropologica, che lo divide da Berlusconi, e sia cosciente che - nonostante i suoi grandi meriti professionali - sia poco appetibile per platee elettorali vaste.
Peraltro, non bisogna dimenticare un precedente: Passera si è già misurato con la sfida del Governo, quando è stato Ministro dello Sviluppo nel Dicastero Monti, e sappiamo bene come quella vicenda istituzionale si è conclusa: quell’Esecutivo, nato dalla situazione emergenziale in cui versava l’Italia nell’estate 2011, ha assunto delle decisioni estremamente impopolari, di cui tuttora vasti strati della popolazione stanno pagando il fio.
Ad esempio, chi può dimenticare la Legge Fornero, che tolse il diritto alla pensione a molte migliaia di nostri concittadini, che si immaginavano già fuori dalla dimensione lavorativa ed, invece, furono costretti, da quel provvedimento, a rivedere i progetti fatti con le proprie famiglie?
Noi apprezziamo, non poco, la professionalità di Passera, a cui riconosciamo preparazione e, soprattutto, grande visibilità sul piano internazionale, acquisita negli anni in cui ha diretto le principali aziende pubbliche e private del Paese, ma non possiamo non rimproverargli quel peccato d’origine, maturato ai tempi della sua partecipazione al Governo Monti.
Temiamo che, anche, gli Italiani non dimenticheranno, facilmente, la sua corresponsabilità nell’azione di un Governo virtuoso, ma famigerato, passato alla storia per aver tolto più ai poveri, che non ai ricchi, nel tentativo - pur nobile - di salvare dal default le finanze pubbliche.
Quanto, poi, alla sfida a Berlusconi e al berlusconismo, crediamo che, in caso di non candidabilità alle prossime elezioni, il Caimano comunque sceglierà il proprio successore, visto che il suo strapotere economico e mediatico lo mette nelle condizioni di essere l’unica personalità in grado di dare unità ad una Destra, come quella italiana, quanto mai variegata e composita al suo interno.
Naturalmente, se la stagione di Renzi e del renzismo dovesse terminare anzitempo, anche per Passera potrebbe aprirsi un varco politico, ma certo non ampio, quanto egli stesso possa, ora, immaginare o sperare.
Rosario Pesce