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Se Berlusconi ridiventa protagonista...

È evidente a tutti che la sentenza della scorsa settimana ha dato a Berlusconi nuova forza, per cui, dopo un periodo per lui non felice, egli – legittimamente – intende tornare a recitare un ruolo da protagonista nella vicenda politica nazionale. 
Nel corso del 2014, è stato costretto ad interpretare un ruolo da mero comprimario, visto che la sentenza definitiva dell’agosto 2013, pronunciata dalla Cassazione in merito al caso Mediatrade, e la successiva decadenza dallo scranno senatoriale lo hanno indotto a collaborare con Renzi, pur di non essere messo fuori gioco, anche per effetto della divisione promossa, all’interno del suo stesso partito, da Alfano e dai suoi più stretti collaboratori di un tempo, Schifani e Cicchitto su tutti. 
Ora, la dinamica parlamentare cambia: egli ridiventa centrale nello schieramento di Centro-Destra e chi ha coltivato, nel corso degli ultimi dodici mesi, l’aspirazione alla sua successione, dovrà deporre le armi e, come si dice in gergo, “andare a Canossa”, cioè sarà obbligato, dall’inerzia dei fatti, a riconoscere la leadership del Cavaliere redivivo, deponendo – almeno, per il momento – l’aspirazione a sostituirlo nel cuore dei moderati del nostro Paese. 
È noto che, mentre venivano chiarendosi le vicende penali dell’ex-Premier, l’elettorato ex-berlusconiano si è ricollocato, per cui molti degli elettori di Forza Italia, alle elezioni europee della scorsa primavera, hanno abbandonato il loro originario partito ed hanno votato per Renzi che, nello stile e, talora, nei contenuti, non appare molto dissimile dal Cavaliere. 
L’erosione elettorale è stata notevole; Berlusconi, infatti, ha perso almeno dieci punti percentuali in favore dell’ex-sindaco di Firenze, per cui il suo principale compito sarà quello di riconquistare gli elettori che, durante l'assenza forzata del patron di Arcore, hanno scelto altri lidi. 
L’impresa non si presenta, certo, facile: innanzitutto, il Caimano dovrà decidere quale atteggiamento assumere, in Parlamento, in materia di riforme. Appare evidente che Renzi, attaccato duramente dalla minoranza del PD, senza il consenso convinto ed unanime di Forza Italia, non riuscirà a condurre in porto il suo progetto riformatore, sia in materia di revisione della Costituzione, che di rimodulazione della legge elettorale odierna, pesantemente bocciata dal giudizio della Consulta. 
Il potere contrattuale di Berlusconi, quindi, aumenterà nelle prossime settimane in modo vertiginoso e, se egli, nel mese di gennaio, pose delle condizioni – anche, nell’interesse privato suo e delle proprie aziende – quando venne stipulato l’accordo del Nazareno, sicuramente avrà, d’ora in poi, la forza per rinegoziarlo e per imporre la ridefinizione di quel patto a Renzi, che dovrà ascoltare il suo interlocutore, a meno che non scelga di andare a nuove elezioni, con il consenso necessario del Capo di Stato, pur di non rimanere vittima, quindi, dei veti incrociati e della guerra fratricida, esplosa all’interno del gruppo parlamentare democratico. 
Berlusconi, che è politico finissimo, saprà – crediamo – volgere in suo favore la nuova situazione, venutasi a creare per effetto della sentenza Ruby, per cui non potrà non chiedere la cosiddetta “agibilità” politica, per sé e per i suoi più stretti collaboratori, che si trovano, tuttora, sotto il fuoco di diverse Procure della Repubblica. 
Per poterla ottenere, egli potrà puntare a due possibili obiettivi: ottenere la grazia da Napolitano, ma tale prospettiva non appare percorribile, per i reiterati “no” già espressi dal Presidente della Repubblica, oppure potrà farsi promotore di un’iniziativa parlamentare, volta a modificare la legge Severino, in materia di pene accessorie per i condannati, in via definitiva, per reati di natura fiscale. 
Questa seconda strada appare, invero, poco praticabile, visto che la minoranza del PD, SeL ed il M5S mai voterebbero l’ennesima legge “ad personam” in favore dell’ex-Premier, per cui al Senato il provvedimento, eventualmente invocato da Berlusconi, non avrebbe i numeri per passare. 
E se si andasse, allora, al voto anticipato, già, alla conclusione del semestre di guida italiana dell’Unione Europea? 
La prospettiva appare quella più probabile, in particolare qualora il processo riformatore dovesse interrompersi bruscamente, a causa delle lotte intestine al Partito Democratico: in quel caso, non essendo ancora candidabile, il Caimano dovrebbe puntare su un proprio figlio, investirlo del ruolo di candidato Premier e tentare di vincere le elezioni, sperando che le promesse renziane, finora non mantenute, possano danneggiare chi, troppo avventatamente, le ha fatte al popolo italiano. 
Certo è che il colpo di scena, venutosi a creare con la pubblicazione del verdetto del processo in Corte di Appello a Milano, ha creato un notevole rovesciamento di posizioni ed aspettative, che solamente lo sviluppo dei prossimi mesi potrà illuminare a pieno, divenendo finalmente chiari gli effetti, che matureranno sulla vita delle istituzioni del nostro Paese. 

Rosario Pesce

 

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