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I dolori renziani

La settimana in corso presenta delle novità importanti per la politica italiana: Renzi, per la prima volta, da quando è a Palazzo Chigi, manifesta un disagio rilevante nella gestione della maggioranza parlamentare, che sostiene il suo Governo. 
Le principali difficoltà provengono dal suo partito, visto che le opposizioni parlamentari sono ben attente a non creare disagi all’Esecutivo, a partire da Berlusconi che, al momento, è il co-autore dell’ipotesi di riforma costituzionale proposta dal Premier. 
Infatti, la riunione di ieri dei gruppi del P.D. di Camera e Senato ha evidenziato come, all’interno della deputazione democratica, le posizioni, sui temi della contrastata riforma, siano ben lungi dall’armonizzarsi; la minoranza interna, capeggiata da ex-bersaniani e dalemiani, pur usando un linguaggio dai toni sfumati, ha ribadito, punto per punto, la propria distanza rispetto ai contenuti del Patto del Nazareno, contratto fra Berlusconi e Renzi, agli inizi del 2014. 
Due punti sono essenziali: reintroduzione della preferenza nella legge elettorale per la Camera e fissazione del principio di eleggibilità dei senatori, in linea con le osservazioni promosse da costituzionalisti ed intellettuali - appartenenti a varie scuole di pensiero – tutti, comunque, distanti dall’ipotesi renziana che prevede, ancora, un Senato non eletto dai cittadini e la riconferma delle liste bloccate per Montecitorio. 
La partita, che il Premier sta giocando all’interno del suo partito, ha anche un altro risvolto importante: egli, divenuto Segretario Nazionale, recando il vessillo della rottamazione, rischia di dover indicare, per la carica di Ministro degli Esteri europeo, Massimo D’Alema, cioè quella personalità politica, che avebbe dovuto eliminare dalla scena prima di altre, perché incarna la classe dirigente dell’ex-P.C.I. e dell’ex-D.S. che, nei ragionamenti del primo Renzi, andava appunto rottamata. 
L’indicazione di D’Alema, per il delicato ruolo all’interno degli organismi U.E., rappresenta una soluzione, chiaramente, non gradita al Presidente del Consiglio, che ha forzato la mano perché, per quell’incarico, prevalesse la candidatura del suo attuale Ministro degli Esteri, la Mogherini, il cui nome è stato, pesantemente, contrastato dal veto dei Paesi Baltici, probabilmente istigati dagli U.S.A. 
L’eventuale ritorno di D’Alema, quindi, darebbe nuove energie agli oppositori interni di Renzi, i quali avrebbero modo di chiedere, sin da ora, una gestione collegiale del partito, a fronte di una direzione, sostanzialmente autocratica, condotta finora dagli uomini del Premier, che hanno sistematicamente eliminato dal gioco quanti, al Congresso dello scorso dicembre, si erano contrapposti all’ex-sindaco di Firenze. 
Sappiamo bene quanto importante sia il controllo del partito per un Premier in carica; infatti, dover rinunciare alla gestione dello stesso e, dunque, dei gruppi parlamentari, significa inevitabilmente essere più deboli e, soprattutto, implica una difficoltà di manovra in una contingenza delicata, come quella presente, nella quale la compattezza dei propri parlamentari è la “conditio sine qua non” affinché non saltino equilibri politico-istituzionali delicatissimi. 
Il 2015 sarà l’anno della verità: se il percorso delle riforme, concepito da Renzi e condiviso da Berlusconi ed Alfano, dovesse interrompersi, non solo andrebbe in crisi il Governo attuale, ma probabilmente si determinerebbe una crisi di sistema di non scarsa importanza, visto che il Presidente Napolitano si vedrebbe costretto a lasciare il Quirinale, venendo meno una tutela essenziale per il Capo dell’Esecutivo che, in questi mesi di permanenza a Palazzo Chigi, ha goduto dei suggerimenti preziosi provenienti dalla massima carica dello Stato. 
Non si può non auspicare, pertanto, il successo dell’iniziativa riformatrice renziana, pur essendo consapevoli che le annotazioni, elaborate dalla minoranza del P.D., arricchiscono quell’ipotesi legislativa e ne rappresentano lo strumento e l’occasione di miglioramento, di cui non si può non tener conto. 


Rosario Pesce

 

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