Se la strada delle riforme si fa in salita...
È evidente a tutti che la strada, che dovrebbe condurre alle riforme costituzionali e alla modifica della legge elettorale vigente, si stia facendo sempre più in salita, perché quelle, che apparivano solo fisiologiche difficoltà iniziali, rischiano di esplodere, in tutta la loro gravità, nelle prossime ore, quando inizierà il dibattito al Senato.
Alcuni fatti fondamentali, purtroppo, stanno diventando dei macigni, quasi insuperabili: l’accordo innaturale fra Renzi e Berlusconi non solo non piace ai partiti presenti in Parlamento, che ne sono rimasti esclusi - come è naturale che sia - ma rischia di essere messo in discussione dalla fronda, realizzata dalla minoranza del PD e da quella presente in Forza Italia, sempre più sodali nel tentativo di far saltare l’accordo del Nazareno.
Noi stessi, più volte, abbiamo criticato nel merito – anche, aspramente – i contenuti dell’accordo fra il Presidente del Consiglio ed il capo indiscusso del partito più importante della Destra italiana: infatti, ci appare innaturale che venga tolto ai cittadini il diritto di scelta dei parlamentari, riconfermando il principio delle liste bloccate, così come ci sembra molto opinabile la scelta di ridurre il bicameralismo perfetto odierno ad un monocameralismo forzato, che comunque vedrebbe il protagonismo residuale del Senato, composto da Sindaci e Presidenti delle Regioni, il cui agire a Palazzo Madama verrebbe guidato, probabilmente, da principi ispiratori più di natura egoistica e particolaristica, che non da una illuminata e corretta visione generale del Bene comune, ormai sempre più lontana dall’orizzonte culturale di una parte, assai rilevante, della classe politica attuale e del ceto di amministratori locali.
Per tal motivo, le prese di posizione della minoranza del PD ci sembrano auspicabili e legittime, purché si realizzi, però, una condizione fondamentale: dopo tanto, copioso dibattito e dopoché le posizioni si saranno chiarite, sarà necessario dare agli Italiani la riforma dello Stato ed il cambiamento della legge elettorale, che essi attendono, almeno, dalla conclusione della I Repubblica, visto che questi sono argomenti sui quali si sta ragionando, nel nostro Paese, dal 1994.
Qualora, invece, il dissenso trasversale ai partiti dovesse determinare il fallimento del tentativo di Renzi, siamo convinti che nessuna delle forze partitiche attuali possa trarne giovamento elettorale, dal momento che la delegittimazione conseguente ricadrebbe su tutti quelli che, in diverso modo ed a vario titolo, avrebbero responsabilità per l’eventuale insuccesso del percorso riformatore.
Finanche, lo stesso Renzi, che contro la minoranza del suo partito può giocare la carta dello scioglimento anticipato delle Camere – ipotizzabile, già, per la prossima primavera – non potrebbe incassare alcun vantaggio dal probabile fallimento, perché egli, in questa partita, si è speso direttamente e su di lui ricadrebbe, innanzitutto, la colpa originaria dell’aver ricercato l’accordo non con gli alleati naturali, ma con una formazione, come Forza Italia, che rientra di fatto nella maggioranza parlamentare, in tema di revisione costituzionale, pur non avendo mai votato la fiducia al Dicastero, presieduto dall’ex-sindaco fiorentino.
Inoltre, c’è un elemento, di cui non si può non tenere conto: il garante delle riforme è il Capo dello Stato, il cui mandato potrebbe, però, interrompersi l’anno prossimo, qualora i problemi legati all’età prendessero il sopravvento sulle ragioni di natura politica; qualora le dimissioni volontarie di Napolitano precedessero il perfezionamento del lungo ed articolato iter parlamentare, siamo convinti che, ormai privi della sua vigile presenza al Quirinale, il processo riformatore subirebbe lo stop definitivo.
Pertanto, non possiamo non rivolgere l’appello alle forze “responsabili”, affinché non si perda l’ennesima occasione utile per la rinascita del Paese: se, anche, una simile opportunità dovesse andare perduta, allora la Repubblica italiana potrebbe somigliare sempre più a Weimar ed, evidentemente, si tratterebbe di una prospettiva che ci inquieta non poco.
Rosario Pesce