Se Grillo scende dall'Aventino...
La notizia più importante della settimana, appena passata, è rappresentata dall’incontro fra il Presidente del Consiglio e la delegazione grillina, che ha avuto come tema la riforma della legge elettorale: notizia, questa, di non scarso valore, visto che dal febbraio 2013 – quando, cioè, è iniziata la legislatura, tuttora, in corso - i Grillini avevano, sistematicamente, sabotato qualsiasi tentativo di dialogo con le forze di Governo ed, in modo particolare, con il Partito Democratico.
In tale occasione, invece, è stato lo stesso Grillo a chiedere l’incontro a Renzi, il quale non ha potuto fare a meno di non concederlo, visto che la partita, concernente la legge elettorale, ha implicazioni non irrilevanti: infatti, ad essa si collega, anche, la riforma costituzionale afferente alla revisione dell’articolazione del Parlamento e dei poteri concessi alle Regioni ed alle autonomie locali.
L’incontro, naturalmente, non ha prodotto un risultato utile, almeno nell’immediato: le distanze fra Renzi e gli uomini di Grillo sono, ancora, notevoli; l’esito, però, del confronto lascia sperare che, nelle prossime settimane, il Movimento 5 Stelle possa partecipare, con spirito diverso, al dibattito parlamentare, quando verranno discussi in Aula la proposta corrente di modifica della Costituzione e gli emendamenti – copiosi – presentati e sostenuti dalla minoranza del PD e da altre componenti interne ai partiti di maggioranza e di opposizione.
È noto a tutti che Renzi ha speso molto della sua credibilità nella ricerca di un accordo con Berlusconi su materie, che hanno un così alto valore e profilo costituzionale, ma è altrettanto evidente che gli accordi, nati nelle segrete stanze, sovente non reggono al confronto nelle Aule.
Pertanto, la ricerca del dialogo con il M5S garantisce al PD di poter, comunque, arrivare al varo della riforma, anche nel caso in cui il capo di Forza Italia dovesse venir meno agli impegni assunti; inoltre, la mossa di Renzi gli consente di venire incontro alle richieste della minoranza del suo partito, che non ha, ancora, digerito i punti essenziali dell’accordo fra il Premier ed il patron di Mediaset.
Nonostante la vittoria alle elezioni europee dello scorso mese di maggio, bisogna sottolineare che, però, questo è il momento di maggiore difficoltà per Renzi, da quando egli governa: infatti, l’incontro del Presidente del Consiglio, al vertice europeo, con la Merkel non ha determinato le conseguenze felici, che egli si aspettava: la Germania non transige dalla linea rigorista, che finora l’ha caratterizzata, per cui il nostro Paese dovrà affrontare un ulteriore sacrificio per rimettere i conti in regola, già, entro il 2015.
L’insorgere di una siffatta problematica, comunque prevista, suggerisce a Renzi di ridefinire i rapporti con l’opposizione, in gran parte rappresentata dal M5S, allo scopo di ridimensionare il contrasto, quando in Parlamento arriveranno i provvedimenti di risanamento della finanza pubblica, che necessitano di un’ampia base, sociale e politica, di consenso e di un atteggiamento, quindi, “morbido” da parte di tutti i gruppi parlamentari, che consenta di far passare, in modo relativamente agevole, la manovra finanziaria suppletiva, che potrebbe rendersi necessaria, già, nell’autunno prossimo.
Comunque vada, siamo in presenza di una svolta: finalmente, i Grillini sono scesi dall’Aventino ed iniziano a fare attività politica, come le regole della democrazia rappresentativa impongono.
Si apre, così, uno scenario ben diverso da quello, finora, prospettato: l’atteggiamento collaborativo dell’opposizione non può che favorire l’allungamento della vita della legislatura in corso e, soprattutto, può consentire al Governo di procedere più agevolmente nei prossimi mesi, quando il clima dell’opinione pubblica potrebbe non essere più favorevole nei riguardi di Renzi, come lo è stato, invece, finora.
Infine, non possiamo, evidentemente, non immaginare il rimpianto di Bersani, visto che, se i Grillini fossero arrivati ad una simile determinazione nel 2013, avremmo avuto uno scenario istituzionale e politico ben diverso, ma la storia non si scrive né con i “se”, né con i “ma”.
Rosario Pesce