Verso le elezioni regionali del 2015
Il dato elettorale delle amministrative rilancia, in regione Campania, il ruolo del Partito Democratico; infatti, i successi, conseguiti in provincia di Salerno e Caserta (Baronissi, Sarno, Casal di Principe, Castel Volturno), danno nuova linfa vitale ad un partito che, da troppo tempo, è fuori dall’amministrazione e gestione di Enti Locali di importanza non irrilevante.
Finita la stagione del bassolinismo dominante, è pleonastico sottolineare come la Sinistra, nella nostra regione, abbia perso progressivamente peso: il risultato delle elezioni regionali del 2010 rappresenta la dimostrazione concreta della difficoltà del PD in un territorio centrale negli equilibri politici nazionali. Alla sconfitta nella corsa per Palazzo Santa Lucia fece, poi, seguito quella nella competizione per Palazzo San Giacomo: la vittoria di De Magistris, divenuto sindaco di Napoli a furor di popolo, accentuò la crisi del PD, ormai divenuto un partito in preda alle lotte intestine, che ne minavano la credibilità, rendendolo vulnerabile non solo rispetto alla Destra, ma anche nei confronti di ciò che si agitava alla sua Sinistra.
Fortunatamente, pare che, con il voto di domenica scorsa, si sia finalmente avviata una stagione diversa, anche se permangono notevoli difficoltà elettorali in provincia di Napoli, dove la Destra riesce, tuttora, a captare più consenso del Centro-Sinistra, nonostante il governo regionale di Caldoro sia giunto a livelli minimi di popolarità, perché la pur meritoria politica di risanamento del debito, perseguita dalla Giunta di Palazzo Santa Lucia, ha determinato il taglio di servizi essenziali, quali sono quelli della sanità e dei trasporti, che necessitano di ingenti risorse regionali per essere mantenuti in vita.
Evidentemente, quando si prospetta una tornata elettorale, ci si chiede sempre chi debba essere il leader che dovrà essere il portabandiera di uno schieramento vasto ed articolato, qual è quello che fa riferimento al PD.
È giusto che, in vista del voto del 2015, non si rifaccia il medesimo errore, già, compiuto cinque anni or sono: è necessario che il candidato venga indicato da una procedura elettorale aperta, cosicché lo sfidante di Caldoro possa avere una legittimazione popolare, che la volta precedente non aveva ricevuto Vincenzo De Luca. Ed è, proprio, il Sindaco uno degli aspiranti alla nomination per la prossima primavera: è inevitabile sottolineare che il voto di domenica abbia rafforzato la sua posizione in provincia di Salerno, vista l’elezione di Valiante a Baronissi, ma siffatto dato, di per sé confortante, non è invero sufficiente.
Infatti, vista la densità demografica dei territori campani, appare più che ragionevole pensare che l’elezione del Presidente della Regione si decida nei Comuni dell’hinterland napoletano, dove vivono più elettori che in tutte le altre province campane.
Un salernitano, che peraltro per anni ha fatto della contrapposizione fra Salerno e Napoli il motivo essenziale della sua propaganda, può aspirare a prendere consensi copiosi in territori che conosce poco o male?
Potrebbe, infatti, ripetersi la medesima situazione di cinque anni fa, quando De Luca stravinse le elezioni a Salerno e nei comuni vicini al capoluogo, ma prese molti meno voti di Caldoro in alcuni territori della stessa provincia salernitana, come l’Agro Nocerino-Sarnese, ed in tutta la provincia partenopea, dove il candidato di Forza Italia costruì il suo successo.
Pertanto, noi non possiamo non auspicare, innanzitutto, che le primarie, già programmate per il prossimo mese di ottobre, si facciano effettivamente e che emerga il nome di una personalità cristallina - che non dia adito a dubbi e sospetti circa la sua moralità - in grado di fronteggiare il Governatore uscente: Renzi ha vinto a livello nazionale in modo netto e indiscutibile; ora, è giusto che una nuova classe dirigente si affermi a livello locale, a partire dalle prossime elezioni regionali, rottamando chi, già una volta, ha provato a divenire Governatore e, per precise responsabilità storiche, ha fallito nel suo obiettivo.
La strada, segnata dalle primarie dello scorso dicembre, deve fungere da modello per un partito, che altrimenti rischia di prendere voti di opinione a livello nazionale e rimane, poi, fuori dai centri effettivi di potere e gestione, che sono Comuni e Regioni: una prospettiva, quest’ultima, che non si addice ad un partito, che fa della governbilità il suo punto di forza più autentico.
Rosario Pesce