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Renzi for ever…

L’esito delle elezioni di domenica ci consegna uno scenario politico, che era del tutto impensabile, leggendo i sondaggi dei giorni e delle settimane precedenti al voto: il PD non solo è il primo partito, ma riceve un consenso plebiscitario, che nessuno partito ha avuto in Italia, a partire dal 1958 in poi, quando la Democrazia Cristiana, guidata da Fanfani, per l’ultima volta, superò la barriera del 40% alle elezioni politiche. Infatti, dagli anni Sessanta in poi, finanche il partito dello Scudo Crociato non ha mai valicato quel limite percentuale, che rappresenta non solo una soglia elettorale, ma segna il livello di gradimento di una forza che, sostanzialmente, non ha avversari credibili. Infatti, il M5S ha ricevuto un consenso inferiore rispetto a quello dell’anno scorso, mentre Forza Italia assomiglia sempre più al Titanic.

Quindi, se il PD non farà nei prossimi mesi errori grossolani, il successo di domenica scorsa apre una stagione politica, destinata a durare per molti decenni nel nostro Paese, dal momento che gli Italiani sono soliti premiare tendenzialmente le forze filogovernative, come è successo ai tempi della I Repubblica - appunto - con la Democrazia Cristiana, sconfitta più dai magistrati, che non dal popolo sovrano.

Molto probabilmente, succederà la medesima cosa, anche, in questo caso: la battaglia vera non è tra il PD e gli altri partiti, ma si svolge all’interno dello stesso partito di Largo Nazareno, fra le varie correnti che, identificandosi tutte in Renzi, ambiscono ad avere una leadership, che possa poi premiarle in termini di rappresentanza nei posti di effettivo potere, partitico e governativo.

Naturalmente, l’artefice di un successo così ampio non può non essere considerato Renzi, il quale ha avuto, sicuramente, il grande merito di dare smalto ad una formazione che, fino allo scorso dicembre, veniva guidata da un gruppo dirigente non più, anagraficamente, idoneo ai tempi nuovi.

L’elezione di un diverso Segretario Nazionale e, poi, la formazione del Dicastero Renzi, nello scorso mese di febbraio, sono due fatti importanti che hanno impresso una svolta significativa ad un partito che, altrimenti, nella scia dell’insuccesso bersaniano del 2013, sarebbe stato destinato ad invilupparsi e a diventare sempre meno decisivo per i destini del Paese.

Evidentemente, per conseguire un risultato così di prestigio, il Presidente del Consiglio ha assunto impegni rilevanti con la pubblica opinione nazionale, che dovrà necessariamente mantenere alla ripresa dei lavori parlamentari.

Modifica del regime legislativo in materia di lavoro, riforma dello Stato, trasparenza e tagli alla corruzione sono i punti salienti del programma renziano, che – finora, esposto mirabilmente - dovranno diventare, nel corso del 2014 e dell’anno prossimo, realtà concrete, se non si vuol perdere il credito finalmente acquisito con il popolo italiano; il successo di domenica scorsa rende, inevitabilmente, Renzi molto più forte rispetto sia agli avversari interni, sia agli altri partiti, che compongono le sue maggioranze di Governo e nelle aule parlamentari. Infatti, sia Alfano, che Berlusconi, dopo i risultati non eccellenti di questa tornata elettorale, non potranno rallentare il percorso di riforme voluto da Renzi, perché il leader toscano, forte di un nuovo potere contrattuale, potrà sempre minacciare lo scioglimento anticipato delle Camere, qualora i suoi progetti dovessero essere sabotati. Invero, crediamo che nessun partito, oggi, abbia interesse a sfidare Renzi con un ricorso anticipato alle urne, visti gli esiti della contesa, appena, conclusa.

Peraltro, egli ha acquisito uno straordinario peso politico, anche, nel contesto continentale: il PD è, infatti, la forza progressista, che ha il maggior numero di deputati all’interno del gruppo del Partito Socialista Europeo, per cui tale peso dovrà essere giustamente utilizzato dal nostro Presidente del Consiglio, quando i vari leader socialisti europei dovranno elaborare la piattaforma politica da sottoporre al vaglio del Paese più soverchiante dell’Unione, quella Germania ancora saldamente guidata dalla Merkel.

Il successo alle ultime elezioni coincide, inoltre, con l’inizio del semestre europeo guidato dall’Italia, per cui la visibilità renziana diventa doppia: pertanto, il nostro Paese potrà assurgere ad un nuovo protagonismo, che sarebbe stato difficilmente immaginabile, solo, pochi mesi or sono, quando eravamo sotto la sferza della speculazione finanziaria ed i nostri titoli di Stato vedevano crescere, di giorno in giorno, il loro tasso d’interesse, con conseguenze nefaste per il debito pubblico.

Ci sono, dunque, le condizioni perché si proceda in una duplice direzione: per un verso, consolidare le finanze pubbliche, evitando che l’Italia possa trovarsi, di nuovo, nella situazione spiacevole dell’estate del 2011, quando siamo stati prossimi al default. Per altro verso, Renzi dovrà inoltre usare il suo carisma, ricavato dalla legittimazione popolare così ricevuta, per convincere la Germania a modificare, con il consenso anche delle altre Potenze, le condizioni fissate dal Trattato di Maastricht, allo scopo di liberare nuove energie economiche, necessarie per finanziare lo sviluppo e gli investimenti statali.

Egli è, oggi, l’assoluto protagonista non solo sulla scena politica nazionale, ma anche su quella continentale: se riuscirà ad imporre cambiamenti significativi agli indirizzi della politica comunitaria, diventerà un leader di spessore assoluto, per cui avrà inizio una carriera davvero brillante; altrimenti, quel credito, così facilmente acquisito, potrebbe essere perduto altrettanto rapidamente e l’Italia potrebbe ricadere vittima della demagogia della Destra di matrice berlusconiana o, peggio ancora, di quella grillina, dal momento che il risultato, soprattutto, del M5S non elimina definitivamente dal gioco i seguaci di Grillo, pronti sempre a dar voce ad istinti populistici, che fanno male ad una democrazia vitale e sana, come è tuttora quella italiana.

Naturalmente, noi saremo al fianco di Renzi, lo sosterremo e ne faremo la nostra bandiera, certo non omettendo di segnalarne eventuali errori, al fine di rafforzare il Premier e di evitare che possa cadere vittima di cattivi consiglieri o di facili entusiasmi, che non devono offuscarne la lucidità e l’intelligenza, finora ampiamente dimostrate.

Rosario Pesce 

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