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C'era una volta la Destra in Italia...

Le elezioni di domenica prossima, 25 maggio, costituiranno molto probabilmente un fattore spartiacque nel corso della recente storia italiana; infatti, dopoché per un ventennio la Destra – guidata da Berlusconi – ha goduto di un’egemonia culturale e politica indiscussa, essa rischia ora di interpretare un ruolo assolutamente marginale, non solo in termini meramente elettorali. 
È evidente a tutti che l’opinione pubblica nazionale sia fortemente condizionata dal messaggio anti-casta di Grillo, per cui il Cavaliere si trova a dover inseguire il comico genovese su un terreno che, per lui, ovviamente non è congeniale, mentre negli anni precedenti era la Sinistra a doverlo rincorrere. 
Pertanto, ne deriva non poco disagio per l’intero schieramento conservatore, destinato – presumo, per molto tempo – ad incontrare ostacoli nel sostituire Berlusconi con un altro leader, difficilmente creabile ex-nihilo, visto che lo stesso ex-Premier – benché assai indebolito dalle note vicende giudiziarie – non ha alcun interesse ad avviare il processo, che si dovrebbe poi concludere con la designazione, per via democratica, del successore, ormai necessaria ed auspicabile dopo circa venti anni di sua presenza nell’agone parlamentare. 
Inoltre, la debolezza della Destra è evidenziabile, anche, dalla difficoltà che quello schieramento incontra nel proporre un’unica ed omogenea piattaforma programmatica al proprio elettorato di riferimento. 
Nel corso dell’ultimo mese di campagna elettorale, gli indirizzi e gli orientamenti culturali delle varie formazioni del Centro-Destra sono stati molto divergenti fra di loro ed, in taluni casi, finanche contraddittori. 
L’europeismo – seppur non ostentato – di Berlusconi ed Alfano fa a pugni con l’anti-europeismo della Lega e del partito della Meloni: l’atteggiamento di questi ultimi, all’insegna della netta contrapposizione all’unificazione monetaria all’interno dell’area U.E., nella sostanza è forse molto più sfumato e moderato di quanto non possa apparire dalle dichiarazioni ufficiali, che risentono inevitabilmente dei toni ridondanti e demagogici, tipici della campagna elettorale, ancora di più amplificati allo scopo di contrastare l’emorragia di voti verso il M5S. 
È, però, vero che il Centro-Destra, nella totalità delle sue odierne espressioni partitiche, vanta un consenso prossimo al 35%, per cui, nonostante i grandi cambiamenti occorsi nell’ultimo anno, siffatto schieramento potrebbe, ancora, recitare un ruolo importante alle prossime elezioni generali, purché riesca a liberarsi della presenza ormai ingombrante del Cavaliere, individuando – con il suo necessario assenso – il leader destinato a sostituirlo, in grado di dare sintesi ed espressione unitaria all’intera area moderata, che potenzialmente gode di un bacino di voti, tuttora, maggioritario in Italia, nonostante l’erosione subita per iniziativa del M5S. 
Chi sarà, allora, il nuovo deus ex-machina del Centro-Destra? 
Le elezioni europee daranno una risposta in tal senso, perché se il partito di Alfano e Fratelli d’Italia non raggiungeranno almeno il quorum, è inevitabile che il prossimo candidato Premier di quell’area sia espressione del berlusconismo di più stretta osservanza, al limite la figlia stessa del Cavaliere. 
Perciò, non possiamo non aspettare con ansia un esito, che ci darà un’informazione più completa circa la chiusura di un periodo importante del nostro recente passato. 
Rosario Pesce

 

 

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