In tema di quorum...
A quattro giorni dal voto europeo, proviamo a fare alcune ipotesi sull'esito delle elezioni di domenica: se Renzi ed Alfano prenderanno, sommando i voti dei rispettivi partiti, circa il 45% dei consensi, il Governo sarà sano e salvo; altrimenti, se si fermeranno al di sotto del 40%, indipendentemente dal consenso del M5S, andranno entrambi a casa e si voterà in autunno o, al massimo, la prossima primavera; Berlusconi, pur non raggiungendo il 20% dei voti, proporrà comunque a Renzi un patto di legislatura per far fronte all’ondata grillina; i partiti minori, Lega compresa, rimarranno probabilmente fuori dal Parlamento Europeo, non raggiungendo il quorum fissato al 4%, e l’Italia si confermerà un Paese bipolare, come lo è da venti anni, ormai ineluttabilmente.
Mi sembrano, questi, scenari possibili, anche se nessuno mi appare la panacea per i mali italiani.
Infatti, il Paese ha bisogno di una svolta vera, che l’eventuale successo grillino non potrà assicurare, vista la portata demagogica del messaggio del M5S, così come non si può negare che Renzi, per quanto goda di un consenso popolare, di cui finora non è stato destinatario nessun altro leader del Centro-Sinistra, ha forse perso la spinta propulsiva, che ha avuto nei primi mesi del 2014, dal momento che tutti i provvedimenti di riforma, da lui proposti, si sono arenati al Senato, dove egli ha una maggioranza risicata e, comunque, non in linea con i suoi diktat, a partire dagli stessi senatori democratici, che non sono fedelmente allineati sulle sue posizioni ed aspettano un clamoroso insuccesso del PD, alle elezioni di domenica prossima, per portare il conto a Renzi ed invitarlo, così, ad un cambio netto di indirizzo politico.
La debolezza del Premier è, anche, dovuta a quella del suo principale alleato: Alfano, infatti, non crediamo possa raggiungere il quorum, visto che, negli ultimi mesi, la sua formazione è stata bersagliata dalle azioni di diverse Procure, per cui l’elettorato moderato, in libera uscita da Forza Italia, che egli sperava di intercettare, inevitabilmente si orienterà verso altri lidi, anche populistici, come quelli del M5S.
La frammentazione della Destra, per altro verso, è tanto più forte, se si analizza la presenza, nello scenario parlamentare attuale, di “Fratelli d’Italia”, il partito della Meloni, che, proponendosi di far rivivere Alleanza Nazionale, per il momento ha un mero elettorato di nicchia, neanche comparabile, in termini numerici, a quello del Movimento Sociale, ai tempi della I Repubblica, tant’è che, se non andrà oltre il 3%, attribuito dai sondaggi, il movimento di La Russa, Meloni e Crosetto rimarrà fuori dal Parlamento di Strasburgo, subendo una sconfitta cocente per un partito, che rappresentava, fino a poco tempo fa, una corrente già minoritaria del defunto P.d.L.
Gli interrogativi più interessanti sono quelli relativi a Tsipras, la lista-cartello che raccoglie la variegata Sinistra italiana, che non si riconosce nel PD, ambendo ad andare oltre il 3% di Sinistra e Libertà, che, pure, al suo interno è il partito più rilevante.
L’eventuale raggiungimento del quorum sarebbe un successo straordinario, perché segnerebbe una sconfitta ulteriore per Renzi, il quale, pur di andare a Palazzo Chigi, troppo sbrigativamente, nello scorso mese di febbraio, ruppe l’alleanza con Vendola, stipulata da Bersani, per allearsi con Alfano, che - nel novembre del 2013 - si era allontanato da Berlusconi, sperando di trarre vantaggio dall’obiettiva debolezza del leader di Forza Italia, derivata dall’espulsione dal Senato, a seguito delle note vicende giudiziarie.
Infine, la Lega rimane, di tutte le forze minori, quella che ha maggiori chance di raggiungimento del quoziente, necessario per esprimere euro-parlamentari, benché il suo elettorato rimanga concentrato in una sola macro-area del Paese: naturalmente, un successo leghista sarebbe da attribuire molto alle postazioni di potere, che il partito del Carroccio, ancora, gestisce oltre la Linea Gotica, soprattutto in Lombardia.
Certo è che il significato istituzionale nazionale sta prendendo il sopravvento su quello europeo; in Italia, come in molti altri Paesi europei, rischiano di vincere le elezioni le forze euroscettiche, che talora sono portatrici di un messaggio pericoloso, nazionalistico ed ai limiti (se non oltre!) della riproposizione degli stilemi politici del Fascismo.
Rinsavirà la pubblica opinione, finalmente?
Premierà, forse, chi non gioca allo sfascio, ma vanta, tuttora, un po’ di credibilità sul piano della moralità pubblica?
Rosario Pesce