Tornano le piazze...
la campagna elettorale del 2014 è tornata centrale la piazza; infatti, in modo particolare, negli ultimi giorni, la televisione ed Internet trasmettono le immagini delle piazze inondate da centinaia di migliaia di Italiani, che assistono ai comizi di Renzi, Grillo, Tsipras, con un entusiasmo che ricorda quello degli anni scorsi, quando la partecipazione popolare era dilagante e rappresentava un misuratore del consenso di questa o di quella forza.
Chi, infatti, può dimenticare i comizi delle grandi personalità politiche del XX secolo, come Berlinguer, Moro, Nenni, Almirante?
Oggi, pur non essendo presenti sul palcoscenico parlamentare personaggi di analogo spessore culturale, i cittadini italiani hanno ritrovato il piacere di scendere nelle strade e di manifestare, così, la loro adesione al programma di questo o di quel partito, dopoché per molti anni – quelli della cosiddetta Seconda Repubblica – le piazze hanno perso importanza, visto che, ai tempi del berlusconismo imperante, il luogo fisico più idoneo all’espressione dell’orientamento elettorale è stato sostituito da quello televisivo e dai talk show, che, con conseguenze nefaste, hanno acquisito un'importanza dannosa per la socializzazione.
La partecipazione popolare è il fattore che connota, quindi, il momento storico che stiamo vivendo: rappresenta il segno evidente che esiste in Italia una forte volontà di cambiamento e di chiusura, dunque, di un ciclo ventennale, nel corso del quale le vicende istituzionali sono state condizionate dalla figura di Berlusconi.
Le elezioni di domenica prossima – comunque andranno – consacreranno, invece, il ruolo di Beppe Grillo, il quale è, nonostante non sia al Governo, il primo attore della politica italiana, mentre tutti gli altri – a partire dallo stesso Renzi – devono rincorrerlo sia nei contenuti, che nelle modalità della propaganda elettorale. Infatti, se per due decenni gli Italiani si sono divisi fra berlusconiani ed antiberlusconiani, oggi – e chissà per quanto tempo ancora – essi si dividono fra grillini e non-grillini.
Le piazze, pur essendo popolate da bandiere di colori diversi, presentano sovente analoghi slogan ed esprimono sentimenti condivisi: dovunque, si avverte infatti una sensibilità anti-europeista, che talora acquisisce una sfumatura marcatamente anti-tedesca, così come in tutti gli happening elettorali predomina una forte avversione contro i privilegi della casta, alimentata vieppiù dagli esiti delle recenti indagini penali, che hanno colpito rappresentanti importanti di partiti di governo.
Non si può non riconoscere il merito al comico genovese di essere stato abilissimo nell’aver usato, per anni, la piazza telematica del suo blog per corroborare tali sentimenti, per cui oggi egli raccoglie i frutti di un lavoro decennale di preparazione, che giunge finalmente al suo compimento.
È, però, importante che una siffatta volontà di partecipazione si traduca, a partire dal 26 maggio, in una costruttiva adesione ad un progetto di governo: è inevitabile che il vincitore, reale o presunto, delle elezioni europee possa rivendicare per sé la guida di Palazzo Chigi ed è giusto, allora, che l’entusiasmo generato non vada disperso in una nuova stagione politica, non differente dalle precedenti, segnata da becere lotte intestine e caratterizzata da disattenzione verso i problemi di chi – moltissimi Italiani – ha difficoltà a sopravvivere.
Rosario Pesce