Logo

Grillo versus Renzi...

Proviamo ad ipotizzare uno scenario possibile per le prossime elezioni europee: l'anno scorso, l'Italia era un Paese tripolare, con tre formazioni al 25% circa; quest'anno, invece, due formazioni prenderanno – si ipotizza – consensi intorno al 30%, mentre la terza rimarrà molto staccata dalle prime due e toccheranno, solo, le briciole a tutti gli altri partiti minori, che non rientrano entro tale schema bipolare. 
L'Italia, quindi, si dividerà fra Renzi e Grillo, così come le piazze affollate di questi ultimi giorni di campagna elettorale lasciano intendere: ciò rappresenta, già, una grande vittoria per il comico genovese, che interpreta l’orientamento di circa un terzo dell’elettorato italiano. 
Alle prossime elezioni politiche – presumibilmente, previste per la primavera del 2015 – verificheremo chi dei due rimarrà in piedi, visto che si tratta di un gioco al massacro, alla cui conclusione colui che sopravviverà politicamente avrà il predominio sull’Italia per un periodo di tempo abbastanza lungo, anche se, frattanto, le istituzioni si saranno ulteriormente logorate e, certamente, sia la nostra economia, che la qualità della vita democratica non saranno - ancor più di oggi - ai livelli né della Germania, né dei Paesi più forti al mondo. 
Invero, si aprirebbe uno scenario diverso, qualora il voto di domenica prossima facesse registrare la vittoria netta di Renzi o di Grillo, perché, in tal caso, cesserebbe l’estenuante campagna elettorale, che invece proseguirà per tutto il 2014, qualora i due concorrenti raggiungessero – come appare probabile – un sostanziale pareggio, attestandosi rispettivamente – punto in più o in meno – intorno al 30%. 
Il nostro Paese ha bisogno, in questo delicato momento storico, di certezze che tuttora mancano: ben tre sono stati i Presidenti del Consiglio, insediatisi a Palazzo Chigi senza aver ricevuto una preventiva e formale investitura democratica, attraverso l’opportuno voto popolare; la situazione economica va peggiorando di giorno in giorno, come dimostrano i dati, appena pubblicati, che evidenziano una netta decrescita del P.I.L. rispetto alle previsioni fatte dal Governo Renzi all’atto del suo insediamento, nello scorso febbraio; inoltre, le condizioni finanziarie degli Italiani, per i prossimi anni, sono destinate a peggiorare vieppiù, dal momento che il Fiscal Compact obbligherà chi governerà a fare manovre di rientro per importi straordinariamente alti, prossimi ai cinquanta miliardi di euro annui, per un periodo di tempo molto lungo, per cui è facile immaginare che si inciderà, ulteriormente, sulla leva fiscale e sulla riduzione di essenziali servizi pubblici e socio-assistenziali. 
La gravità della situazione, pertanto, richiede ed – oserei dire – impone che le scelte coraggiose, che dovranno essere assunte nei prossimi mesi ed anni, siano appannaggio di una classe dirigente finalmente legittimata da un vasto consenso popolare: se, invece, il voto europeo dovesse far registrare un sostanziale pareggio fra la principale forza di governo e la più importante formazione d’opposizione, verrebbe meno ancora una volta la necessaria legittimazione in favore di chi governa il Paese per effetto di un’opinabile operazione parlamentare e non a seguito di un’investitura “senza se e senza ma”, che solamente può provenire al governante di turno dal popolo sovrano, mediante l’espressione elettorale diretta.
Gli ultimi giorni di campagna elettorale – credo – avranno un unico tema di confronto fra i partiti: la corruzione dilagante, visto che gli arresti dei giorni scorsi, nell’ambito dell’indagine sugli appalti per l’Expo di Milano, hanno riaperto una ferita, che sembrava essersi invece cicatrizzata: l’Italia ha, infatti, preso atto che l’emergenza di Tangentopoli non si è mai effettivamente conclusa, per cui oggi si continua a rubare con la frequenza di venti anni fa ed, in taluni casi, i protagonisti di mazzette e frodi di vario genere sono, finanche, i medesimi della stagione migliore dell’attività giudiziaria condotta dal Pool di Mani Pulite. 
È, quindi, ipotizzabile che quanti, finora, non hanno espresso alcun orientamento elettorale, quando sono stati intervistati dai vari istituti di sondaggio, possano nel corso dell’ultima settimana pre-elettorale decidere di votare “contro” e non “pro” qualcuno: questa sarebbe l’ennesima scelta infelice, fatta da un’opinione pubblica, che troppo facilmente crea dei feticci, per poi distruggerli in tempi rapidissimi. 
È, vieppiù, necessario che, in una circostanza siffatta, il voto sia diretto da ragioni di prudenza e di profonda saggezza, per evitare che, sotto gli effetti dell’ondata emotiva, prodotta da questa o da quella notizia di cronaca giudiziaria, si possa – ancora una volta – mandare a casa una classe dirigente, che stenta a radicarsi nel vissuto delle nostre istituzioni e a legittimarsi, grazie al pieno consenso della stragrande maggioranza dei cittadini. 
Siamo, forse, alla vigilia di un nuovo rovesciamento elettorale e della nascita di una fase diversa della storia repubblicana, all’insegna della cattiva radice del populismo, che non si eradica - mai compiutamente - dalla società italiana? 
Rosario Pesce

 

Condividi quest'articolo

Altri articoli di Politica


Atripalda, aggiudicati i lavori.

Sono stati aggiudicati i lavori del secondo lotto per la sistemazione idraulica e la riqualificazione ambientale del fiume Sabato, lungo il tratto urbano di Atripalda. È stata pubblicata sull’albo pretorio della Provincia la d[...]

Contattaci

  • Telefono: 347/ 5355964

  • Email: solofraoggi@libero.it

  • Email: ilcomprensorio@libero.it

Seguici