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Sfatiamo i luoghi comuni su Napoli...

È, ormai, da troppo tempo che i mass-media italiani danno un’immagine trita del nostro Meridione, per cui Napoli, in particolare, viene descritta come la centrale esclusiva della grande criminalità del nostro Paese, anche perché un libro – certamente importante, come Gomorra di Saviano – ha contribuito ad offrire della città campana, ex-capitale del Regno delle Due Sicilie, un’immagine infelice, non pienamente corrispondente al vero. 
Nessuno di noi ha interesse a negare l’esistenza in Campania della camorra, di cui è nota la straordinaria capacità nell’impadronirsi dei meccanismi istituzionali e nel determinare, a volte, le scelte strategiche di sindaci e Presidenti di Regione conniventi, ma ciò non è per nulla sufficiente perché si dica che l’aggettivo “meridionale” sia, tout court, sinonimo di “criminale”. 
Innanzitutto, è fallace la rappresentazione secondo cui la grande criminalità organizzata sarebbe collocata, esclusivamente, al Sud: è evidente che, nella misura in cui mafia e camorra seguono la scia degli affari e del denaro facile - essendo quella settentrionale la principale economia italiana - inevitabilmente le loro centrali si sono trasferite, da decenni, oltre la linea Gotica, per cui – come sta emergendo, anche, dalle indagini sull’Expo di Milano – il crimine organizzato è penetrato in modo radicato nel sistema degli appalti, determinandone gli esiti, in regime di piena complicità con la cattiva politica ed, in particolare, con le imprese che, pur di non lasciarsi sfuggire occasioni ghiotte di profitto, non palesano alcuno scrupolo nell’allearsi con le famiglie mafiose e nel diventarne, presto, sodali. 
L’esempio più eclatante è, invero, rappresentato dal traffico dei rifiuti: la camorra ha smaltito, nel corso degli anni, gli scarti tossici della lavorazone delle grandi industrie settentrionali, da cui ha ricevuto ingenti capitali per sversare sostanze velenose che hanno, irrimediabilmente, distrutto l’eco-sistema meridionale: in tal caso, la vera centrale del crimine è collocata nelle città più industrializzate del Nord, mentre nelle regioni meridionali si consuma, solo, la parte conclusiva di un reato tanto odioso, quanto pericoloso per la salute pubblica. 
Anche, i dati sulla micro-criminalità dimostrano, per altro verso, che Napoli e le città meridionali non hanno alcun primato in Italia, visto che Milano è la metropoli, invece, che fa registrare il maggior numero di furti e di reati da strada. 
La crisi economica del Paese, dovuta all’implosione del sistema industriale, che non riesce a sopravvivere, se non mette in atto strategie “contra-legem”, può forse trovare una via possibile di soluzione, se nasce finalmente una nuova sensibilità intorno alle potenzialità del Meridione: quest’area, infatti, non deve essere avvertita come la palla al piede dell’Italia – come, purtroppo, è avvenuto per decenni – ma può essere vista sotto una nuova e diversa luce, visto che la principale risorsa italiana, cioè la cultura e l’ambiente, è in gran parte presente nelle regioni a sud della capitale. 
È, inoltre, importante sottolineare un altro aspetto: sfatando l’ennesimo luogo comune, si può dire che, prendendo in considerazione sia le risorse legali, che quelle che sfuggono al fisco, la maggiore ricchezza finanziaria del Paese è concentrata nel Sud, dove esiste - in modo atavico - lo stato sociale più efficiente possibile: la famiglia. 
Infatti, la cultura familistica, per anni avversata dalla sociologia, perché interpretata come segno tipico di una società arretrata, oggi diventa una risorsa, dal momento che i risparmi di nonni e genitori consentono a figli e nipoti di guardare con relativa fiducia al futuro, finanche quando il lavoro scarseggia o i proventi sono miseri. 
Per tali motivi, è giusto che la buona politica riparta dal Meridione, se intende definire un’ipotesi plausibile di sviluppo per l’intero Paese, ma è altrettanto opportuno che le classi dirigenti locali si promuovano ad un rango superiore e alla piena e riconosciuta dignità nazionale, visto che da molto, troppo tempo – almeno, dal 1994 ad oggi – il Sud ha subito la tendenza e l’istinto predatorio di apparati di potere di varia natura, che hanno raccolto consensi diffusissimi nel Mezzogiorno, per poi sacrificarli sull’altare dell’alleanza con la Lega Nord in nome di interessi lesivi, gravemente, dei bisogni delle popolazioni meridionali. 
Rosario Pesce

 

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