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“Giornate chirurgiche Irpine”

Nei giorni 8 e 9 maggio 2014 si terrà presso l’Hotel de La Ville di Avellino il convegno “Giornate chirurgiche Irpine”, giunto alla terza edizione.

L’obiettivo del congresso, organizzato dal Direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’ASL di Avellino Prof. Vincenzo Landolfi e dal Responsabile dell’UO Semplice Dipartimentale di Chirurgia d’Urgenza dott. Giuseppe Di Grezia, è quello di  focalizzare l’attenzione dei chirurghi campani sulle problematiche inerenti la chirurgia laparoscopica avanzata colorettale e della chirurgia d’urgenza addominale.

La prima giornata, sotto l’egida dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, vedrà impegnati i chirurghi provenienti sia dal mondo ospedaliero che universitario campano,  prevedendo relazioni e sessioni video con ampio spazio dedicato alla discussione. 

La seconda giornata, Convegno Regionale della Società di Chirurgia d’Urgenza e del Trauma, affronterà argomenti controversi di chirurgia d’urgenza addominale traumatica e non.

All’inaugurazione, oltre ai Presidenti Nazionali delle Società Scientifiche patrocinanti l’evento, saranno presenti il Direttore Generale dell’ASL di Avellino Ing. Sergio Florio, Il Direttore Generale dell’AORN Moscati dott. Giuseppe Rosato, Il Sindaco di Avellino dott. Paolo Foti, Il Sindaco di Solofra dott. Michele Vignola, Il direttore Sanitario Aziendale dell’ASL di Avellino dott. Mario Nicola Vittorio Ferrante, Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino dott. Antonio D’Avanzo.

 

 

 

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È evidente che le contraddizioni, nei Paesi emergenti, non manchino: ad esempio, la prossima rassegna sportiva dei Mondiali di calcio in Brasile metterà in risalto i due volti di una comunità, composta per un verso da un’elitaria alta borghesia - ricca, facoltosa e capace di competere con i ceti più abbienti della società occidentale - e, per altro verso, da un diffuso sottoproletariato urbano, quello delle favelas, che vive ai margini del contesto socio-produttivo brasiliano e non ha alcuna prospettiva immediata di sviluppo e di emancipazione dal bisogno materiale e, molto spesso, spirituale. 
In tale quadro, il sistema capitalistico mondiale, ormai ridottosi a mera pratica di finanziarizzazione dell’economia, ha la possibilità di trasferire miliardi di dollari e di euro da una parte all’altra del mondo, favorendo così la crescita di realtà sottosviluppate, dove ancora può imporre condizioni lavorative assimilabili a quelle che, in Europa, vigevano nel XIX secolo, cioè ai primordi della seconda rivoluzione industriale. 
È, inoltre, chiaro a tutti che, nel mondo occidentale come in Italia, la politica sia sempre più debole rispetto a fenomeni, che non solo non riesce a governare, ma talora non è in grado, neanche, di prevedere, né di pianificare: la democrazia rappresentativa, conquista dell’Occidente conseguita con gravi difficoltà e nel corso di sanguinose lotte, durate secoli interi, sembra essere divenuta un orpello, di cui si può fare a meno ben volentieri; infatti, sta crollando non solo la fiducia nelle istituzioni rappresentative della volontà popolare, ma anche la partecipazione, che negli anni Settanta del secolo scorso era, invece, il motore del processo di democratizzazione di molti Stati, come il nostro, impegnati nel tradurre in autentica prassi quotidiana i principi democratici, formalizzati dalle Costituzioni nate appena dopo la caduta del Fascismo e del Nazismo. 
Da più parti sorge la richiesta di trasformare la democrazia rappresentativa in democrazia diretta, che sovente è la premessa per la nascita di regimi dolcemente autoritari, dal momento che la concentrazione di poteri – economici, politici, mediatici – nelle mani di una sola persona porterebbe, inevitabilmente, al crollo di quegli equilibri virtuosi, che la prassi costituzionale del XX secolo, di matrice kelseniana, ci ha insegnato. 
Non è un caso se i partiti politici, così come li abbamo conosciuti fino alla conclusione del Novecento, siano ormai venuti meno - non solo in Italia - sostituiti spesso da meri cartelli elettorali, che sono lo strumento di difesa di rilevanti interessi particolaristici, di cui è noto il legame con questo o con quel gruppo d’affari, talora perfino contiguo ad ambienti malavitosi. 
In un simile contesto non possiamo dimenticare il ruolo della tecnologia: Internet, inevitabilmente, amplifica mode e tendenze consumistiche, per cui quello strumento, che dovrebbe porre le condizioni per una democrazia telematica a livello mondiale, crea invece le premesse per la nascita di una società omologata da Nord a Sud, da Est ad Ovest del pianeta, fatta eccezione per le oasi “felici”, costituite dai Paesi dove i divieti di natura teocratica ne impediscono, tuttora, l’uso. 
Una siffatta rappresentazione del presente può indurci, forse, ad aver paura del futuro e a nutrire una sana nostalgia di un secolo, il Novecento, che si è concluso anzitempo, lasciandoci un’eredità di problematiche, ancora, insolute? 
Forse, per creare le condizioni di una crescita diffusa dei consumi e della ricchezza su base planetaria, l’uomo ha innescato un perverso meccanismo di distruzione delle fondamenta del moderno consesso civile, costruito faticosamente nel corso di due secoli esatti, dallo scoppio della Rivoluzione Francesce alla già citata caduta del Muro di Berlino? 
Rosario Pesce

 

 

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