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Le contumelie di Berlusconi

Gli ultimi giorni di campagna elettorale sono stati dominati dalla figura di Berlusconi, che – dopo la definizione della sua pena e l’acquisizione, così, dell’agibilità politica – ha dominato la scena televisiva, rilasciando dichiarazioni su molti temi e, soprattutto, su quelli più strettamente inerenti alla vicenda personale. 
Ha individuato, sostanzialmente, tre argomenti di discussione – giudici, Germania, Presidente della Repubblica – sui quali la sua vis polemica si è esercitata con la passione dei tempi migliori, anche se ormai gli Italiani non lo amano più, stando almeno ai risultati delle indagini di gradimento, che vengono resi pubblici con i sondaggi. 
Egli ha attaccato i magistrati, che lo hanno condannato in via definitiva per le note vicende fiscali afferenti a Mediaset, con toni comunque molto forti, nonostante il divieto, formalizzato dal Tribunale di Sorveglianza, che gli impedirebbe di offendere l’onorabilità della Magistratura italiana; infatti, in caso contrario, il Cavaliere rischia che la soluzione soft dell’affidamento ai servizi sociali venga revocata e sia, quindi, condannato ad espiare la pena con la formula più penalizzante degli arresti domiciliari. 
Ben più clamorosi, invece, sono stati gli attacchi al Capo dello Stato e alla Germania della Signora Merkel. 
Napolitano, infatti, è stato vittima delle illazioni di Berlusconi, perché – stando alle sue invettive – la massima carica dello Stato “avrebbe dovuto” concedergli la grazia, anche se non si capisce bene da cosa discenda un tale “dovere”, visto che la posizione del Presidente della Repubblica è, sempre, stata molto chiara ed univoca. 
Lo scivolone più evidente, però, si è avuto sulla questione tedesca, quando Berlusconi, facendo riferimento ad un celebre episodio, consumatosi in una seduta del Parlamento europeo, ha – come suol dirsi – affondato il dito nella piaga di una triste vicenda storica, sottolineando come i Tedeschi abbiano rimosso, ben presto, il ricordo delle loro responsabilità in tema di Shoah, volendo così cavalcare il dissenso, che regna in Europa, contro la Germania, accusata ingiustamente da molti cittadini del vecchio continente di eccessivo rigore in materia di equilibrio dei conti pubblici, che evidentemente costituirebbe un freno alla crescita delle aree meno fortunate. 
Fin qui, sostanzialmente nulla di grave: questi concetti berlusconiani sono un refrain, che egli ama ripetere in campagna elettorale, peraltro – se i sondaggi sono credibili – questa volta, anche, con minore margine di successo rispetto al passato. 
L’aspetto ben più grave, invece, della vicenda è rappresentato, ancora, dallo spazio televisivo che viene concesso a Berlusconi; egli parla, straparla, raccontando contenuti che sono sciocchi, se ascoltati da menti lucide ed intelligenti, ma che possono diventare pericolosi, se ascoltati da menti che vivono una qualsiasi condizione di disagio. 
Infatti, l’attacco continuo al Quirinale è, a mio avviso, una forma non secondaria di vilipendio al Capo dello Stato, perché le menzogne berlusconiane delegittimano Napolitano e, con lui, l’alto ufficio che egli rappresenta. 
Del tutto fuori luogo sono le tesi sulla Germania: sembra quasi, nell’eccessivo eloquio berlusconiano, che l’euro oggi rappresenti, per volontà della Merkel, la continuazione inconscia dei mezzi di distruzione di massa, usati dai Nazisti al tempo della Seconda Guerra Mondiale. 
Quest’ultimo concetto è gravissimo, perché, in un momento nel quale l’Unione non vive una fase di ampio e diffuso consenso popolare, le parole del Cavaliere alimentano vieppiù un odio, che non può certo far bene alla gracile salute di un organismo internazionale, che vive la crisi più marcata da quando esiste. 
Berlusconi non è affatto stupido e le cose, che dice, sono studiate e programmate nei minimi particolari, per cui è ancora più grave il contenuto delle sue affermazioni, perché non fa altro che gettare altra benzina su un principio di incendio, che chiede di essere spento e di non essere alimentato con maggiore vigore, dal momento che l’Italia è già piena di demagoghi ed, invero, non si avverte la necessità che se ne aggiunga un altro, per interessi strumentalmente elettoralistici. 
Cosa fare, allora? 
Non conviene a nessuno – penso – che Berlusconi, per le contumelie rivolte alla Magistratura e a Napolitano, venga arrestato, ma è legittimo che al Cavaliere le istituzioni competenti facciano capire che la propaganda elettorale non può, né deve confondersi con la diffamazione o, peggio ancora, con l’istigazione all’odio e alla violenza, che le sue parole, pure, contengono. 
Forse, è giusto che il Capo dello Stato intervenga in termini formali per ammonire le forze parlamentari ad abbassare i toni in campagna elettorale? 
Forse, è giusto che la pubblica opinione faccia comprendere a Berlusconi il valore della libertà, che gli è stata concessa, mentre a centinaia di altri detenuti non sono assicurati né i domiciliari, né l’affidamento ai servizi sociali? 
Speriamo che, per davvero, questa sia l’ultima campagna elettorale con Berlusconi ancora protagonista: è, ormai, giunto il momento che gli Italiani, con il voto, decretino la conclusione del suo lungo e nocivo ciclo politico. 
Ne saranno capaci? 

Rosario Pesce

 

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