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Verso il voto europeo...

Verso il voto europeo...

di Rosario Pesce

Siamo, ormai, vicini al voto europeo del 25 maggio e la partita politica si sviluppa come era ampiamente previsto: il Governo Renzi sta incontrando le prime difficoltà, dovute evidentemente alla maggioranza articolata su cui si regge, non dissimile da quella che aveva condannato il precedente dicastero Letta all’immobilismo; Berlusconi, invece, ottenuta la famigerata agibilità, inizia ora a fare campagna elettorale, sapendo bene che il suo partito dovrà raggiungere, almeno, la soglia fatidica del 20% dei consensi, affinché possa ritenersi ancora in corsa per obiettivi importanti in vista del voto politico, che molto probabilmente si celebrerà nella primavera del 2015; Grillo, invece, è sicuro di un’affermazione clamorosa, che – qualora si realizzasse con i numeri da lui previsti – porterebbe il Paese, effettivamente, verso una stagione nuova, perché spazzerebbe via il consociativismo attuale fra il partito di Renzi e quello berlusconiano. 
Mentre questi sono i termini della contesa parlamentare, per altro verso gli elettori decideranno il loro voto su una questione centrale: euro sì o euro no? 
Appare, infatti, ineluttabile che l’unico vero argomento della campagna elettorale sia il rapporto fra il nostro Paese e l’Unione Europea in materia monetaria e, soprattutto, di finanza pubblica; prima di Pasqua, il Parlamento ha votato la deroga al conseguimento dell’equilibrio di bilancio, previsto inzialmente per il prossimo anno solare ed, evidentemente, apparso impraticabile, perché nessuno Stato del vecchio continente, tanto più l’Italia, può azzerare il proprio debito entro il 2015, anche qualora fosse in grado di resettare il deficit di gestione, dal momento che l’eredità finanziaria degli ultimi due decenni è, invero, molto pesante. 
Inoltre, l’opinione pubblica, stando ai sondaggi che vengono oggi pubblicati da diversi giornali, non ha ancora deciso il suo orientamento, in vista del voto del 25 maggio; infatti, oltre il 40% degli intervistati dichiara che non andrà a votare ovvero che non sa per chi votare, essendo comunque intenzionato a recarsi al seggio e professandosi dunque desideroso di esprimere, democraticamente, la propria volontà. 
La percentuale, pertanto, degli indecisi è al momento così alta, che i dati numerici, pubblicati con i sondaggi finora effettuati, sono davvero poco credibili, per cui non è possibile affatto avere una previsione realistica degli andamenti elettorali di fine maggio; certo è che il voto europeo, sempre importante, ora avrà una valenza ulteriore, in quanto viene dopo una fase burrascosa, e segnerà un momento di verifica essenziale, in quanto servirà a capire il livello di gradimento del Governo Renzi, nato in una contingenza e secondo una modalità, che hanno lasciato non poche ferite all’interno, innanzitutto, del Partito Democratico. 
Il voto di maggio si celebrerà a distanza di quindici mesi dall’ultima tornata elettorale, quella del febbraio 2013. 
Pare che, da quel momento storico, sia trascorsa un’eternità: la rielezione di Napolitano al Quirinale, l’uscita di scena di Bersani, la nascita del Governo Letta e, poi, quella del Dicastero attuale, fortemente voluta anche dai poteri economici e finanziari, costituiscono fatti sui quali la pubblica opinione, ancora, non si è pronunciata attraverso l’espressione libera del proprio voto; pertanto, le elezioni europee, nel nostro Paese, aiuteranno a definire gli umori di una popolazione che, nel corso dell’anno trascorso, ha visto peggiorare, sensibilmente, la sua condizione di vita, certamente non aiutata dall’instabilità politica, marcata in modo evidente dalla formazione di ben due governi nell’arco di dieci mesi, entrambi retti dalla medesima maggioranza spuria e, fortemente, litigiosa al suo interno. 
Peraltro, se il Governo Letta aveva potuto contare su un sostegno, tendenzialmente, unanime del partito principale dell’odierno Parlamento, la nascita dell’Esecutivo di Renzi ha fatto registrare, invece, l’emergere di una minoranza pugnace nel PD che, nonostante sia priva di una leadership chiara e plebiscitaria, è particolarmente attiva, così come dimostrano le cronache delle attività parlamentari, soprattutto in materia di modifiche alla disciplina giuslavoristica e di riforme costituzionali e del sistema elettorale. 
Quindi, il voto europeo rappresenterà l’occasione di una verifica molto seria, che coinvolgerà i protagonisti della legislatura: se gli esiti dovessero non premiare coloro che hanno avuto maggiore potere di iniziativa, allora potremmo attenderci un nuovo periodo di instabilità, che riguarderà tutte le istituzioni democratiche del Paese, a vario titolo responsabili – in quota parte – delle scelte legittime sul piano formale, ma opinabili su quello sostanziale, compiute negli ultimi quindici mesi. 
Rosario Pesce

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