Al segretario e ai membri di maggioranza del direttivo del partito democratico circolo di solofra firmatari del documento di sfiducia al capogruppo consiliare.
Lettera aperta.di Enzo Clemente
Redazione di Solofraoggi
In data 18 settembre 2011, in conseguenza di una forte azione di opposizione e di denuncia di fatti che in questi giorni sono tornati di attualità nella nostra città, il sottoscritto fu sfiduciato da capogruppo consiliare e chiese in quell'occasione ospitalità al tuo giornale e alle testate provinciali del mattino, di ottopagine e del corriere dell'irpinia richiedendo la pubblicazione dell'allegato articolo di cui ti chiedo la ripubblicazione sul giornale e sul blog specificando che esso venne pubblicato in data 18 settembre 2011 circa tre anni e mezzo prima che scoppiasse il terremoto giudiziario di questi giorni con la notifica di ben 122 avvisi di conclusioni di indagini della Procura della Repubblica di Avellino.
Cordiali saluti:
Enzo Clemente
Caro segretario,
scrivo a te, e ai firmatari del documento di sfiducia al capogruppo consiliare del Partito democratico di Solofra, pubblicizzato ieri dalla stampa locale, rassegnandoti con questa lettera aperta il mio pensiero e le mie posizioni. Alcuni di voi nel sottoscrivere lo scritto hanno fatto le loro personali scelte, le hanno fatte, spero, in buona fede , su basi di ragione ( almeno così si spera), altri forse, su basi di emozioni, qualcuno sicuramente facendo prevalere, credo, antiche antipatie o convenienze politiche individuali e di gruppo. Quanti di voi, però, hanno valutato realmente i gravissimi fatti accaduti in questi mesi denunciati con coraggio e abnegazione, all’opinione pubblica?
Ti ricordo i fatti.
Nel corso del Consiglio Comunale dello scorso giugno, come compete al consigliere comunale, capogruppo e dirigente del PD, ho denunciato, all’opinione pubblica il fatto, che in concomitanza della chiusura delle indagini e la messa in stato di accusa di un’intera classe politica-amministrativa, il Sindaco Antonio Guarino, vari esponenti della Giunta Comunale e consiglieri di maggioranza avevano firmato un esposto – denuncia contro il Comandante dell’Arma dei Carabinieri di Solofra, Maresciallo Giuseppe Friscuolo, che aveva condotto le indagini su incarico della Procura Penale di Avellino. Quale esponente dell’opposizione, invano, ho chiesto spiegazioni per il grave conflitto istituzionale apertosi nella città conciaria. La maggioranza consiliare, Sindaco in testa, ha preferito abbandonare l’aula, far mancare il numero legale ed interrompere i lavori del Consiglio Comunale.
La MagistraturaPenaledi Avellino, qualche mese dopo, ha disposto nel corso di un’altra grossa indagine penale, condotta dalla dott.ssa Salvatore, il sequestro di tredici cantieri edili nel Comune di Solofra, notificando avvisi di reati a dirigenti e tecnici comunali e a committenti e progettisti, ipotizzando reati gravissimi di costruzioni abusive localizzate in zona C/4 del Piano Regolatore Generale, vigente. I fabbricati sequestrati erano situati per lo più nelle zone collinari della città: località Castello, località S. Andrea Apostolo, località Turci e Panoramica Turci, località XII Apostoli ed altre.
In un infuocato Consiglio Comunale dello scorso luglio, con un intervento di attualità, ho chiesto conto, nella mia qualità di consigliere comunale, alla maggioranza amministrativa consiliare della politica urbanistica portata avanti dall’Amministrazione Comunale negli ultimi dieci anni e che ha determinato l’intervento dei magistrati. Il Sindaco e la sua maggioranza hanno abbandonato l’aula e fatto mancare, anche in questo caso, il numero legale non consentendo lo svolgimento del Consiglio Comunale.
Sono questi i clamorosi casi scoppiati a Solofra, in questa calda estate, che hanno occupato i giornali e in vario modo scosso la pubblica opinione solofrana e provinciale. Casi non molto diversi tra di loro, uniti da un unico filo conduttore, emblematici del degrado del sistema politico-amministrativo a cui è giunta l’attuale maggioranza Guarino che governa la città.
I fatti esposti 18 settembre 2011 sono tuttora aperti e alla ripresa politica di settembre si sono ripresentati con prevedibile virulenza, aggiungendo un’ulteriore emergenza a quella del lavoro, della disoccupazione e dell’emergenza sociale che dilaga sempre più nella città della concia.
Gli avvenimenti succedutisi, nel corso di questi mesi, hanno particolarmente interessato l’opinione pubblica solofrana per il fatto che essi non riguardano singole responsabilità individuali ma investono la responsabilità penale e soprattutto politica di un’intera classe politica – amministrativa, Sindaco in testa, che amministra e governa la città, ininterrottamente, da dieci anni e, che, nell’ultimo quinquennio, ha tradito con maldestri comportamenti politici persino il voto elettorale.
La questione era di forte attualità anche perché faceva chiarezza sul tradimento del voto elettorale perpetrato dal Sindaco Guarino col cambio di maggioranza. Infatti, di fronte alle indagini in corso, sorge anche il sospetto, che, evidentemente, il cambio di maggioranza sia stato preventivato per cercare appoggi di copertura rispetto a quanto accaduto in questi mesi. La discussione, sorta intorno a questi avvenimenti, gravi ed inauditi, ha avuto il pregio di farci comprendere che i casi specifici, i delitti individuali ipotizzati dai Magistrati, se confermati, hanno determinato un sistema che nel corso degli anni è degenerato consentendo l’aggressione del territorio, speculazioni e abusi a vari livelli da parte di chi ha utilizzato il proprio ruolo pubblico per interessi privati. Quale consigliere comunale ho chiesto nelle sedi istituzionali deputate a discutere di politica urbanistica e di questioni attinenti ai fatti accaduti come e perché questo salto di perversa qualità amministrativa si sia potuto verificare ed in quale misura ha inquinato le istituzioni democratiche della nostra città. L’inquinamento, tra i danni che produce, ha anche quello dell’assuefazione. La puzza della benzina bruciata, dopo un po’ che ci viviamo in mezzo, non la sentiamo più, sebbene i suoi vapori malefici continuano a corrodere il nostro organismo. Così è avvenuto in Italia per il malaffare pubblico; le sue dimensioni crescono costantemente, la sua rete abbraccia settori sempre più nuovi della Pubblica Amministrazione e corrompe lo Stato e, se la gente non reagisce finisce per farne l’abitudine. Di fronte all’indifferenza, lo scandalo cessa di stupirci, le illegalità non suscitano indignazione. Se mai, ci stupisce che qualcuno ancora si stupisca. E poi cominciavamo ad avvertire, anche in città, frasi che contengono elementi di rassegnazione e di sfiducia come affermazioni : “ …e non lo sapevate gente, che quell’amministratore rubava, che quell’assessore malversava, che i suoi amici erano dei sistematici concussori? Ma secondo voi perché erano interessati alla politica, all’Amministrazione Pubblica? E allora perché protestate? Quale pulizia pretendete?....”
Queste le pericolose e generiche affermazioni della gente di fronte ad avvenimenti che richiedono per la loro gravità una discussione politica, nelle appropriate sedi istituzionali e sollevano una grandissima Questione Morale, che riguarda l’intera maggioranza politica-amministrativa e i partiti che la sostengono, questione morale che quando si pone è sempre questione politica.
Enrico Berlinguer aveva fatto della questione morale la sua ossessione politica.
Negli ultimi anni della sua vita aveva messo in seconda fila ogni altro problema e ogni altra preoccupazione di fronte a questa che sembrava assorbente ed incombente. I suoi compagni, talvolta, lo rimproveravano perché con quell’atteggiamento rischiava di isolare il partito. Egli, tuttavia, non se ne dava per inteso e metteva, anzi, una certa gloria nel fatto che ci fosse una forza politica capace di reagire politicamente e, non solo, moralisticamente, al diffondersi di quella peste. E, fu per questo che quando morì il lutto fu generale e, generale, fu anche il sollievo; molti pensarono:
“….se n’è andato l’ultimo rompicoglioni, gloria a lui purchè non se ne parli più”.
Persino alcuni incalliti concussori piansero su quella bara, per rimettersi subito dopo alacremente all’opera. Questo lo abbiamo scoperto anni dopo, con Tangentopoli.
A voi dirigenti e amministratori locali che avete accolto con la puzza sotto il naso quanto accaduto nella nostra città, in questi mesi, e che poco avete gradito la denuncia all’opinione pubblica delle indagini portate avanti dalla Magistratura nei confronti del Sindaco e di esponenti della maggioranza consiliare, vorrei ricordare che ognuno di voi, consigliere comunale o dirigente di partito, per il mandato ricevuto, dal popolo o dagli iscritti al Partito, ha una responsabilità nei confronti dei cittadini di questa città, ha il dovere di denunciare nelle sedi politiche ed istituzionali quanto accade, richiamando le responsabilità politiche di coloro che sono coinvolti in ruoli di pubblici amministratori e che devono sempre rendere conto alla città e ai cittadini del loro operato, prima ancora che agli inquirenti e ai Magistrati. Di fronte ad avvenimenti così gravi, si sperava che le denuncie fossero tante, e, di fronte al semplice sospetto che Sindaco, assessori e membri di maggioranza avessero potuto approfittare, stando alle indagine condotte dai Magistrati, del ruolo pubblico per interessi privati, si fossero pretese le dimissioni, dagli incarichi ricoperti, degli inquisiti, indagati, incriminati o semplici destinatari degli avvisi di garanzia, chiacchierati fondatamente. E, se questo comportamento, di elementare correttezza, non fosse stato adottato si sarebbero dovuti disertare i Consigli Comunali o le aule della Giunta Municipale.
La storia italiana ci ha insegnato che l’illegalità ( come l’abuso d’ufficio o il falso ideologico, nello specifico finalizzato a favorire cooperative edilizie che fanno capo ad un ex vicesindaco della passata Amministrazione Guarino, o, le costruzioni eseguite contro legge attraverso il rilascio della concessione diretta in assenza della convenzione di lottizzazione, effettuate in zona C/4 del Piano Regolatore Generale, così come ipotizzato dai Magistrati nelle loro inchieste penali, la concussione posta in essere da chi per compiere un atto amministrativo impone il pagamento di una taglia) diventa questione morale e questione politica quando entra a far parte delle regole del gioco, e, soprattutto quando interessa direttamente assessori comunali o pubblici amministratori o membri della loro famiglia che sistematicamente o costruiscono direttamente o, nella doppia qualità di professionisti e assessori comunali, firmano i progetti di fabbricati nelle zone in cui secondo gli inquirenti si può costruire solo con convenzione lottizzata.
L’Italia vive ancora la drammatica vicenda in cui amministratori e governanti, tuttora, rivendicano apertamente il loro diritto all’impunità.
Le vicende giudiziarie portate alla luce dai Magistrati attraverso le loro indagini non sono vicende che interessano solamente i Magistrati ma interessano soprattuttola Politica, i Partiti e i cittadini. Quando le pressioni, la diffamazione, le calunnie, le aggressioni personali diventano strumenti per attentare alla libertà di un consigliere comunale che esercita liberamente la propria funzione di controllo sugli atti della Pubblica Amministrazione, quando i proventi per le intermediazioni di pubblici amministratori, nell’acquisto di terreni ed immobili, entrano, o c’è solo il sospetto, che possano entrare, a far parte dei costi normali delle imprese, come avviene da tempo in alcuni paesi del Medio Oriente dove sceicchi e principi incassano a tariffa per dare il placet ad affari già conclusi ma in attesa dell’ultimo benestare, quando assessori ed amministratori comunali firmano progetti, o costruiscono essi stessi o nell’interesse di propri familiari, o agevolano imprese di famiglia permettendo la costruzione in aree dove è vietato costruire con il rilascio della concessione diretta poiché secondo le norme del piano regolatore vigente, in quelle aree si deve intervenire con convenzioni lottizzate, come ipotizzato dal magistrato penale in sede di indagini, quando i cambi di maggioranza, tradiscono il voto elettorale e c’è il sospetto che possono diventare strumenti di copertura delle malefatte amministrative, allora siamo in presenza di un sistema politico-amministrativo che è degenerato e si apre una grande questione morale che non interessa né i Magistrati né i carabinieri, perché questi sono sempre e solo alla ricerca di una responsabilità penale che è sempre personale ed individuale, ma la degenerazione del sistema, la messa in stato di accusa di un’intera classe politica-amministrativa che governa la città, interessa e riguarda soprattutto il Paese, i cittadini i Partiti Politici, e, quindi anche, il nostro Partito. La questione morale a questi livelli, cessa di riguardare il singolo e diventa questione Politica.
E, allora, ci si chiede perché, quali dirigenti del Partito Democratico della sezione di Solofra, firmatari del documento, se non coinvolti nei fatti denunciati e nelle indagini dei Magistrati, preferite girarvi dall’altra parte e far finta che nulla sia successo? Come se la questione non vi riguardasse ma soprattutto non riguarda gli iscritti del nostro Partito o i cittadini che ci hanno eletti come consiglieri comunali perché esercitassimo un controllo e denunciassimo alla pubblica opinione le illegalità amministrative? L’omertà spesso è condivisa, e molti di voi lo avete anche apertamente, dichiarato, è leggibile anche nel documento, che non amate parlare né di turpitudini che si verificano in casa propria, ma neppure di ciò che di illegale avviene in casa dei nostri avversari politici, forse per opportunità politica o forse perché sarebbe rischioso per le vostre carriere politiche o per i vostri interessi particolari. La denuncia delle malefatte altrui potrebbe diventare un boomerang per le proprie? E giù allora una serie di giustificazioni costruite ad arte ricorrendo alla saggezza popolare dei detti, dei proverbi e dei luoghi comuni: “…chi è senza peccato scagli la prima pietra.” Oppure : “….Siamo tutti uguali, chi più e chi meno..” O ancora:” …la parola è d’argento ma il silenzio è d’oro…” O addirittura e questa l’ho letta nel documento firmato: “....noi non entriamo nelle questioni della Magistratura , noi ci interessiamo solo di Politica…” Fra le tante questa è certamente la battuta migliore. Eppure alcuni di voi sono abbastanza immuni dal contagio, ma preferiscono essere omertosi e reticenti. E non si rendono conto che adottando questi comportamenti il rischio è quello che si finisca come nel periodo di Tangentopoli , quando certi uffici pubblici si rivelarono essere diventati un centro del malaffare , anzicchè di pubblica amministrazione, con politici, amministratori, governanti, funzionari o dirigenti che commerciavano favori e ne traevano denaro o altre utilità come incarichi o voti nei momenti elettorali e applicavano questo metodo, persino, agli atti dovuti.
Questi comportamenti di indifferenza assoluta e di mancata denuncia all’opinione pubblica di fatti che non riguardano la vita privata di singoli amministratori, assessori o Sindaco, ma riguardano la vita del Paese, la politica urbanistica di un territorio, lo scempio delle colline, la speculazione e gli arricchimenti facili di pochi, finiscono per isolare sempre più spesso chi invece fa il proprio dovere denunciando le illegalità e indagando su comportamenti sospetti, così che spesso, anche per colpa o per volontà di chi è indifferente rispetto a questi fatti, chi conduce le indagini frinisce per essere accusato di turbativa della pubblica quiete, di indebito intervento nelle vicende politiche e amministrative della città, per cui questi atteggiamenti agnostici, queste indifferenze irresponsabili, finiscono per rafforzare i sostenitori degli indagati o degli imputati, i loro clientes, che moltiplicano gli sforzi per rimandarli al governo. E’ una vera assurdità. Ma questa è la storia di questi anni in Italia.
Una sentina per la nostra città.
Una sentina alla quale non dobbiamo assuefarci. Continuerò nel rispetto del mio ruolo di consigliere comunale del Partito Democratico a denunciare il malaffare, non mi lascerò intimidire, non mi toccano illazioni, diffamazioni e calunnie che pur mi son piovute addosso e che ho messo nel conto, come il prezzo da pagare, per fare sino in fondo il mio dovere. Continuerò a denunciare all’opinione pubblica le malefatte dove esistono, chiunque sia a compierle e sotto qualunque bandiera vengono compiute finchè avrò un mandato popolare da assolvere. E, anche per questo, vi ricordo che con il voto amministrativo del prossimo anno ognuno di noi sarà chiamato a votare anche sulla questione morale che è sempre questione politica, per censurare e isolare quanti in questi anni hanno avvilito la politica riconducendola a strumento di mercimonio pubblico e di arricchimento privato.
Solofra lì 18 settembre 2011
Enzo Clemente
Consigliere Comunale del Partito Democratico