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Pacta non servanda sunt

Pacta non servanda sunt

Si apre una settimana decisiva per le sorti del Governo; infatti, il prossimo giovedì, sarà notificata a Berlusconi la decisione dei giudici circa la modalità di espletamento della sua condanna definitiva, pronunciata nello scorso mese di agosto dalla Cassazione. Due sono le possibilità: arresti domiciliari o affidamento ai servizi sociali. 
Da questa sentenza, che di per sé non ha un contenuto strettamente politico, dipende il futuro dell’Esecutivo Renzi; infatti, qualora venga deciso l’affidamento ai servizi sociali, verrà assicurata al capo di Forza Italia la cosiddetta “agibilità istituzionale”, che rappresenta la precondizione, affinché egli ed il suo partito continuino, sia pure non facendo parte del Governo, a sostenere lo sforzo di Renzi; qualora, invece, per il Cavaliere dovesse essere deliberata la modalità degli arresti domiciliari - che non gli consentirebbero di partecipare alla prossima campagna elettorale per le Europee - è molto probabile che possa avere inizio una fibrillazione, che esporrà Renzi alla perdita del consenso dei parlamentari di Forza Italia intorno al suo progetto di riforma costituzionale, già concordato nello scorso gennaio, quando l’ex-Sindaco di Firenze non era, ancora, divenuto Premier. 
In queste ore, Brunetta, molto vicino al Cavaliere, ha già iniziato ad alzare gli scudi, facendo intendere che c’è un timore oggettivo ai vertici del suo partito: è indubbio che l’iniziativa renziana di gennaio abbia messo in seria difficoltà Forza Italia, visto che, facendo propri i valori costituzionali di quella formazione, Renzi mira ad acquisirne i voti, che fino all’anno scorso costituivano un tesoretto elettorale, cui il PD, ancora post-comunista, non poteva certo ambire. 
I sondaggi evidenziano bene l’emorragia di consensi che, progressivamente, tende a svuotare Forza Italia e consente al PD di consolidarsi come il primo partito nazionale; se gli uomini di Berlusconi non dovessero, a breve, prendere le distanze da Renzi – è questo il ragionamento sotteso alla posizione di Brunetta – Forza Italia corre il serio rischio di vedersi erodere una parte cospicua del proprio patrimonio elettorale, per cui le elezioni europee del 25 maggio ne segnerebbero, forse, il definitivo ‘De profundis’. 
Nei giorni scorsi, Berlusconi ha incontrato il Presidente Napolitano, a cui, probabilmente, ha esposto in termini enfatici il problema personale, caricandone però la valenza immediatamente politica; una decisione da parte dei giudici, infatti, contraria ai desiderata del Cavaliere, porrebbe fine immediatamente all’alleanza per le riforme, tracciata nello scorso gennaio, e metterebbe in pericolo sia la vita dell’Esecutivo, che quella della legislatura in corso. 
Renzi avrebbe, a quel punto, due opzioni a sua disposizione: continuare sulla propria strada, tentando di condurre in porto il progetto riformatore della Costituzione, solamente, con il Nuovo Centro Destra e con Casini, sapendo bene che, però, i numeri non ci sarebbero, perché i primi dissensi emergono, molto chiaramente, dalla minoranza interna del PD. L’altra opzione, potenzialmente percorribile, prevederebbe invece di accantonare, per l’intero semestre di guida italiana dell’Unione Europea, le riforme della Carta e di dedicare tutte le energie ai temi economici, finanziari e sociali, rinviando così al 2015 la revisione della Costituzione, magari all’indomani dello scioglimento anticipato del Parlamento odierno e delle nuove elezioni politiche, che comunque non possono tenersi prima della prossima primavera, visti appunto gli impegni istituzionali comunitari, che segneranno il secondo semestre del 2014.
L’eventuale crollo dell’asse Renzi-Berlusconi rappresenterebbe una sconfitta non di poco conto per il Premier attuale; infatti, egli ha investito buona parte della sua credibilità, politica ed istituzionale, su quell’accordo discutibile, che venne assunto a Largo Nazareno e che decise, di fatto, le sorti del Governo Letta, decretandone la conclusione prematura - assolutamente imprevedibile - agli inizi dello scorso mese di febbraio. 
Da una siffatta vicenda a trarre vantaggio potrebbe essere il M5S, che, sin dal primo momento, si è contrapposto al disegno renziano/berlusconiano ed, ora, può avvalersi dell’iniziativa, avviata dai Professori Rodotà e Zagrebelsky, che ha dimostrato, in modo lucidissimo ed accurato, quali pericoli per la democrazia parlamentare e rappresentativa possa nascondere il merito del disegno di legge di revisione costituzionale, promosso dal Governo. 
Berlusconi, dopo aver fatto fallire la Bicamerale di D’Alema ed aver impedito, così, la profonda trasformazione della Carta, quando il sentimento di antipolitica non era ancora forte nel Paese, può oggi dare un ulteriore slancio al populismo, in nome di un mero calcolo egoistico e di una ritorsione originata perché non avrebbe ottenuto, dalle massime cariche dello Stato, la tutela rispetto all'azione della magistratura penale che egli, reiteratamente, ha invano richiesto. 
Può, così, terminare una stagione riformatrice, prima che sia iniziata per davvero? 
Se così fosse, il Partito Democratico potrebbe far proprie le obiezioni dei Professori e ridisegnare la riforma della Costituzione e della legge elettorale per la Camera, ipotizzando contenuti assai differenti e costruendo alleanze ben diverse rispetto a quelle che ha intessuto, finora, il buon Renzi? 
Si può, davvero, temere che gli Italiani, a fronte dell’ennesimo fallimento dei partiti tradizionali, possano, in occasione delle elezioni di maggio, offrire un segnale di insofferenza così forte, da mettere in discussione i già precari assetti politici della legislatura in corso? 

Rosario Pesce

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