Logo

Un galantuomo

Un galantuomo

di Rosario Pesce

Il film di Veltroni, appena uscito nelle sale cinematografiche, avente a tema la biografia, privata e politica, del principale leader del P.C.I. nel corso degli ultimi quarant’anni, Enrico Berlinguer, non può non mettere in evidenza le doti universalmente riconosciute all’ex-Segretario comunista, che diresse il suo partito nel momento più tragico della storia del nostro Paese, gli anni ’70, nel pieno della crisi istituzionale, economica e dell’emergenza democratica, indotta dall’esplosione del terrorismo rosso e nero. 
Insieme a Moro, certamente Berlinguer rappresenta un pezzo qualificante non solo della storia della propria formazione partitica, ma dell’Italia del secondo dopoguerra: non a caso, entrambi furono gli artefici del Compromesso Storico, che fallì solo per effetto del fuoco brigatista, che pose fine alla vita del leader democristiano nella primavera del 1978. 
Berlinguer, asceso alla Vice-Segreteria del PCI nel 1969 ed alla Segreteria Nazionale nel 1972, dopo le dimissioni di Luigi Longo, si trovò a capo del principale partito comunista dell’Europa occidentale, stretto fra due esigenze fondamentali: per un verso, non rompere il legame fra il P.C.I. e l’U.R.S.S., che contribuiva al finanziamento e al sostentamento del partito; per altro verso, imporre un indirizzo autonomo da quello dettato da Mosca, visto che l'essere comunisti italiani è, sempre, stato altra cosa che professarsi comunisti tout court. 
Questa differenza l’aveva insegnata negli anni ’30 Gramsci, anche se ai tempi della Segreteria Togliatti, inevitabilmente, il PCI era stato subordinato ai diktat provenienti da Stalin, visto che la primaria esigenza era quella, dapprima, di sconfiggere il Nazi-Fascismo e, poi, di far fronte al blocco atlantico, che, qualora ce ne fosse stato bisogno, avrebbe fatto ricorso a strumenti violenti e reazionari, pur di bloccare l’ascesa comunista in Europa Occidentale. 
La fase politica, che invece Berlinguer si trovò a guidare, era ben diversa: l’Italia degli anni ’70, dopo il boom economico del decennio precedente, aveva bisogno di una guida autorevole, che non sempre era garantita dalla D.C.; infatti, pur essendo il partito di maggioranza relativa, la Democrazia Cristiana non era spesso in sintonia con il corpo elettorale e ciò venne, plasticamente, dimostrato dalla sconfitta che i democristiani dovettero subire nelle vicende referendarie su aborto e divorzio. 
I due partiti avevano un consenso sostanzialmente paritario, per cui l’immagine di un Paese diviso in blocchi contrapposti andava superata con un atteggiamento collaborativo, che violava esplicitamente i desiderata sia degli Americani, che dei Sovietici. 
Chi scrive, pur avvertendo la necessità oggettiva del Compromesso Storico negli anni fra il ’76 ed il ‘78, ha sempre nutrito obiezioni di fondo su un indirizzo politico che, pur nato per far fronte ad esigenze legittime, è poi diventato il presupposto del consociativismo che ha minato, non poco, i costumi della nostra classe dirigente, portandola poi alle disgrazie giudiziarie dei primi anni ‘90. 
Infatti, l’impossibilità per i Comunisti di andare al Governo, a causa dei divieti internazionali ben noti, è stata la premessa per la mancanza di una logica e di una prassi dell’alternanza in Italia per molti decenni e, dunque, ha costituito la “conditio sine qua non” per atteggiamenti discutibili – sul piano morale e legale – da parte di una classe dirigente e di un ceto politico, che sapevano bene di poter agire impuniti, comunque al di sopra di ogni azione di controllo, da parte sia della pubblica opinione che dei poteri giurisdizionali, perché non esisteva un’alternativa politicamente percorribile al sistema consolidatosi dopo la strage di via Fani. 
Berlinguer, nonostante il carisma, il rigore morale e l’onestà specchiata, non poté mai sconfiggere una simile deriva ed anzi, in buona fede, non si rendeva conto che la sua posizione, fortemente critica nei riguardi della corruzione dilagante agli inizi degli anni ’80, era molto debole, perché minata dal fatto che l’uscita dei Comunisti dalla stagione del Compromesso Storico – e la conseguente mancata socialdemocratizzazione del suo partito – era stata la premessa, culturale ed istituzionale, perché avesse origine un ciclo tragico, fondato sull’arrivismo e sul primato del dio danaro, piuttosto che su quello delle idee e di una visione progressiva del Bene comune. 
Il P.C.I. degli anni ’80 cominciava ad essere, in periferia, ben diverso da quello agognato dallo stesso Segretario: lontano anni luce, nelle istituzioni parlamentari romane, dai Socialisti di Craxi, esso governava nelle regioni e nelle città rosse con il contributo indispensabile del partito del Garofano Rosso ed in Lombardia, nella “Milano da bere” amministrata dai parenti del Segretario socialista, i Comunisti sedevano come il fratello minore al tavolo del governo degli Enti Locali. 
Non è stato, certamente, un caso che Tangentopoli, pur non colpendo nessun dirigente politico di primissimo piano di quel partito, ha comunque mietuto vittime eccellenti fra i Comunisti, a partire dai Segretari amministrativi, succedutisi negli anni ’80 e nei primi anni ’90.
Simili vicende nulla tolgono al fulgido prestigio della figura di Enrico Berlinguer, che si trovò a combattere un nemico insidioso e subdolo – la corruzione – presente all’interno della sua stessa formazione: l’immagine del leader che muore sul palco di un comizio, nel venerdì immediatamente precedente il voto europeo del 1984, lo rende giustamente una figura mitica, così come mai nessuno potrà dimenticare quel milione di commossi cittadini italiani presenti al suo funerale o le parole di affetto e di sincero cordoglio pronunciate da chi, come lui, il rigore morale lo ha impersonato per l’intero corso della propria vicenda istituzionale, cioè Sandro Pertini. 
Se le immagini parlano, a volte, meglio delle parole, invero non si può non notare che le foto, i documentari, che riproducono l’Italia di quegli anni, nonostante tutto, ci restituiscono un Paese – per molti aspetti – migliore di quello attuale, ma questa in corso è già un’altra storia, che merita di essere vissuta fino in fondo, per valutarne a pieno luci ed ombre. 

Rosario Pesce

 

 

 

 

Condividi quest'articolo

Altri articoli di Politica


Atripalda, aggiudicati i lavori.

Sono stati aggiudicati i lavori del secondo lotto per la sistemazione idraulica e la riqualificazione ambientale del fiume Sabato, lungo il tratto urbano di Atripalda. È stata pubblicata sull’albo pretorio della Provincia la d[...]

Contattaci

  • Telefono: 347/ 5355964

  • Email: solofraoggi@libero.it

  • Email: ilcomprensorio@libero.it

Seguici