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Nel giorno del settantesimo anniversario della strage nazista delle Fosse Ardeatine, nella quale persero la vita 335 civili, che non avevano alcuna colpa, non possiamo non volgere il nostro pensiero a quanti morirono a causa della folle violenza nazi-fascista nel corso della II guerra mondiale: vittime, di cui non si conosce neanche l’identità, come nel caso di taluni morti delle Ardeatine. Certo è che, oggi, possiamo affermare, senza timore di smentita, che l’Europa, fortunatamente, ha compiuto notevoli passi in avanti rispetto a quel 1944, penultimo anno di un conflitto mondiale, che ha segnato profondamente non solo la storia di un secolo, il XX, ma quella del genere dell’umanità. I nazisti ed i fascisti vennero sconfitti, definitivamente, nella primavera dell’anno successivo e, da quel momento in poi, ebbe inizio un’epoca diversa per il vecchio continente, dilaniato dalla guerra fredda fino al 1989, anno nel quale cadde il Muro di Berlino. Il crollo del comunismo sovietico ha, a sua volta, inaugurato la stagione politica, che stiamo ora vivendo, all’insegna della costruzione di un organismo unitario, che ambisce a mettere insieme, tendenzialmente, tutti i Paesi europei. Peccato, però, che quest’unità, segnata profondamente dalla nascita dell’Unione Europea con il Trattato di Maastricht, sia solamente di tipo monetario, visto che il processo istituzionale incontra difficoltà di non poco peso, perché gli Stati nazionali sono restii a cedere parte cospicua della loro sovranità ad un Ente sovranazionale, identificabile nelle complesse articolazioni della Commissione e del Consiglio Europeo. Nel corso dei settant’anni, che ci separano dall’eccidio delle Ardeatine, un grande risultato è stato, finalmente, acquisito: i Paesi europei non sono più in guerra fra di loro e, se emergono talora focolai di conflitto, questi vengono prontamente sopiti per effetto dell’azione, diplomatica e militare, dell’Unione e degli altri organismi internazionali. Purtroppo, i limiti, però, del processo europeistico si evidenziano tutti, tanto più in un momento storico nel quale la crisi economica tende a rallentare i consumi delle popolazioni, anche una volta benestanti, per cui il sentimento di identificazione nel comune “heimat” europeo, molto forte negli anni ’90 del secolo scorso, tende ora ad affievolirsi notevolmente, dato che l’Europa non è più considerata come madre benigna, ma viene sempre più identificata come una matrigna che affama i suoi figlioli. Pertanto, si sta assistendo – in modo inquietante – alla rinascita di passioni nazionalistiche e revanchiste, che fanno facilmente breccia, quando molti milioni di cittadini non riescono a provvedere al sostentamento proprio e dei figli; non è un caso che le elezioni amministrative, celebratesi in Francia ieri, siano state vinte dalla Destra neo-fascista di Maria Le Pen e, cosa ancora più tragica, si preannuncia un successo fragoroso dell’estrema Destra, xenofoba e razzista, in occasione del prossimo voto per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, tendenzialmente in tutti i maggiori Paesi del vecchio continente, sia in quelli nordici e benestanti, sia in quelli meridionali, che soffrono maggiormente i rigori della crisi economica. Ideologie, come quelle nazista e fascista, che sembravano definitivamente allocate fuori dallo spazio civile della storia, stanno tornando prepotentemente alla ribalta e mietono consensi in tutte le classi sociali: infatti, come dimostrano i sondaggi, riescono ad acquisire proseliti sia fra gli esponenti della piccola e media borghesia, che teme di proletarizzarsi sempre più, sia fra i ceti più popolari e meno abbienti, che vivono in condizioni, ormai, simili a quelle del sotto-proletariato dell’immediato secondo dopoguerra. In Italia, il successo dell’estrema Destra è stato finora evitato, perché i voti di protesta hanno premiato il M5S, che, pur non richiamandosi ad alcuna matrice storica neo-fascista, palesa atteggiamenti e posizioni che scimmiottano sia le tesi del secessionismo leghista, che quelle – a volte – più becere del nazionalismo neo-fascista. Tutti i partiti dell’arco costituzionale odierno, tranne il PD, nel prossimo mese di maggio, faranno una campagna elettorale volta ad intercettare il voto degli euro-scettici, visto che l’euroscetticismo sembra assicurare consensi elettorali a go-go. Pertanto, gli Italiani, votando per il rinnovo del Parlamento, decideranno il modello di Europa che desiderano per il prossimo quinquennio: un’Europa attenta ancora alle esigenze bancarie e monetarie, come è stata disegnata e progettata fino ad adesso, ovvero molto più vicina alle istanze popolari, che fanno a pugni con lo spread e gli equilibri conseguenti della finanza mondiale. Dall’esito delle elezioni del prossimo mese di maggio si conosceranno, anche, le tendenze del nostro continente in questo primo scorcio di XXI secolo: se le esigenze popolari saranno ancora una volta disattese, è molto probabile che quelle ideologie, che portarono all’eccidio di settanta anni fa, possano rinascere con maggiore recrudescenza e determinare nuovi odii, che potranno colpire i più deboli, individuati ingiustamente come i capri espiatori del fallimento odierno, proprio come successe con gli Ebrei nella Germania martoriata degli anni ’30. È questa, forse, la prospettiva mesta che ci attende? Rosario Pesce
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