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Casal di Principe. Da Socrate a Don Peppe Diana

“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”.

È il 399 a.C. quando Socrate, filosofo e maestro, decide di togliersi la vita bevendo della cicuta, veleno dall’effetto letale. Accusato di “corrompere” le giovani menti dei suoi discipuli con insegnamenti scomodi, egli preferisce morire piuttosto che rinunciare a quelli che erano stati i suoi ideali: antepone la morte del corpo a quella delle sue idee. Eppure le sue lezioni nascondevano germi di speranza, utopie di un mondo migliore.

È il 19 marzo 1994 quando Don Peppe Diana, parroco di Casal di Principe, alle ore 7.20, viene assassinato nella sacrestia della Chiesa di San Nicola di Bari mentre si accinge a celebrare la santa messa. Un camorrista lo affronta con una pistola. I cinque proiettili vanno tutti a segno: due alla testa, uno al volto, uno alla mano e uno al collo. Don Peppe Diana muore all'istante. 

Oggi i giovani sui banchi di scuola non cercano solo di imparare nozioni: vogliono trovare il loro posto nel mondo e quando non ci riescono, solo la figura di persone adulte può allontanarli dal baratro,dal brutto. Questo era il compito di Don Peppe, che da buono Scout poneva grande fiducia nei suoi ragazzi perché in quegli occhi bassi e in quei sorrisi quasi accennati, già gravati dal peso di una vita fin troppo “piena di guai”, egli riusciva ad intravedere i contorni di un mondo diverso,migliore, lo stesso immaginato dall’ 'Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani(AGESCI) di cui egli entrerà a far parte nel 1978 ricoprendo la carica di caporeparto.Nel Natale del 1991 la sua protesta silenziosa diventa più forte quando in tutte le chiese di Casale e della zona aversana viene diffuso un suo scritto che lo riconoscerà a tutti gli effetti nemico della camorra: è la lettera “Per amore del mio popolo”.

 A Casale ogni cosa assume un significato diverso: Giacomo Leopardi, Ugo Foscolo, Giuseppe Garibaldi non sono solo nomi di uomini che hanno trascorso la loro vita a inseguire utopie; lì rappresentano sogni realizzabili e nomi di strade, le stesse che il 16 marzo 2014 sono state invase da oltre 5000 Scouts, che le hanno colorate di un azzurro diverso, un azzurro dal sapore di speranza. Tutti i Reparti provenienti un po’ da ogni parte d’ Italia,compreso il gruppo Solofra 1, portando con sé lenzuoli colorati da frasi che inneggiano alla Legalità, hanno ridato voce, con i loro canti, a quelle strade insanguinate dal troppo silenzio.  Ci siamo poi riuniti tutti nella piazzetta situata nei pressi del cimitero a cui abbiamo ridato vita attaccando i nostri lenzuoli, i nostri sogni. Dopo aver riflettuto sulla Promessa Scout con l’ aiuto di varie testimonianze, abbiamo cantato e poi pranzato insieme. Alle tre del pomeriggio, dopo aver fatto visita all’umile tomba di Don Peppe, abbiamo partecipato alla Santa Messa celebrata dal vescovo di Aversa Angelo Spinillo che ha terminato la giornata con un’importante testimonianza: “Don Peppe è una benedizione per la propria terra e per il suo popolo, ha sentito la chiamata del suo Dio e non ha temuto il calvario”.

                                                    Carmen Rizzo-Squadriglia Pantere          Gruppo Scout Solofra 1

 

 

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