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L’Europa, un gigante dai piedi d’argilla

L’Europa, un gigante dai piedi d’argilla

di Rosario Pesce

Le vicende ucraine hanno palesato, ancora una volta, la debolezza strutturale dell’Europa, che, pur avendo l’unità monetaria da tempo, non riesce ad essere, finalmente, un soggetto autorevole sullo scacchiere internazionale: infatti, in queste ultime settimane, è emerso chiaramente come l’U.E. non abbia un indirizzo comune di politica estera, ma sia ancora soggetta ai desiderata e agli interessi diversi delle singole nazioni, che la compongono. 
Sulla vicenda ucraina, in particolare, si sono palesate almeno tre posizioni distinte: innanzitutto, la Francia, che ha aspramente contrastato il progetto putiniano, come da sua tradizione: non possiamo, d’altronde, dimenticare che, anche nel corso dell’Ottocento, il Paese transalpino fu il principale avversario dell’imperialismo zarista nel Mar Nero. Poi, il Regno Unito, che – in linea con la propria storia plurisecolare – segue pedissequamente i diktat della politica atlantica, per cui sostiene sistematicamente gli indirizzi provenienti da Washington; infine, l’Italia e la Germania, che - vista la loro dipendenza energetica dalla Russia ed i fitti scambi commerciali intercorrenti con Mosca - sono state protagoniste di un’oculata azione di mediazione, laddove possibile, fra la Russia e gli U.S.A. 
Evidentemente, se dovesse continuare un siffatto trend, l’Europa – come tale – non esisterà mai al tavolo delle grandi potenze mondiali, ma sarà sempre una sommatoria eterogenea di posizioni politiche diverse e, talora, contraddittorie, che difficilmente si conciliano fra loro, dando adito dunque alle ambizioni di Stati – come la Russia – che possono solo trarre giovamento dalla cronica debolezza europea. 
Le prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo dovranno dare un’indicazione, anche, in tal senso: è, ormai, giunto il momento che l’Europa faccia definitivamente il salto di qualità, se non si vuole assistere ad altri momenti non politicamente edificanti, come questo appena vissuto. 
Si può ben immaginare che le posizioni inglesi e quelle tedesche, ad esempio, non saranno mai convergenti, così come non si può non rilevare che Francia e Germania abbiano un’unità d’intenti solo apparente, che nasconde, a volte, un malcelato gioco delle parti, con cui il Paese, politicamente ed economicamente più debole (quello transalpino) cerca, esclusivamente, di limitare i danni derivanti dal confronto con il vicino, ben più potente ed autorevole. 
E l’Italia? 
Il nostro Paese - come è noto a tutti - non è autosufficiente da un punto di vista energetico, per cui la sua politica estera è condizionata, fortemente, dalle problematiche relative all’approvvigionamento delle materie prime, che mancano sul territorio nazionale. 
Per anni, la nostra diplomazia ha intrattenuto ottimi rapporti con i Paesi musulmani del Nord-Africa, visto che, da questi, si acquista tuttora gas e petrolio; siffatte relazioni diplomatiche, peraltro, non sono mai state viste di buon occhio dal nostro alleato atlantico, tant’è che l’Amministrazione Carter, verso la fine degli anni ’70, ebbe un duro scontro, su tale argomento, con Aldo Moro, prima che questi venisse sequestrato ed ucciso dalle B.R., nella primavera del 1978 
Anche per questo motivo, l’Italia ha sempre aiutato i Palestinesi nel loro tentativo di acquisire l’autodeterminazione da Israele, protetto invece sia dagli U.S.A., che dal Regno Unito; oggi, la nostra dipendenza energetica è, più o meno, equi-redistribuita, dal momento che acquistiamo contestualmente quantitativi di materie prime confrontabili dai Paesi arabi e dalla Russia di Putin, proprietaria dell’azienda statale Gazprom, che ci rifornisce attraverso i gasdotti, insistenti in territorio ucraino. 
È, dunque, venuto il momento che, visti i nostri interessi commerciali, presenti di necessità in molte parti del mondo, la diplomazia italiana possa assurgere ad un ruolo da protagonista nel panorama europeo e mondiale, dato che l’U.E. potrà crescere solo se saranno limate le differenze (sfumature?) presenti, al suo interno, fra le posizioni degli Stati più forti, su tutti Regno Unito e Germania. 
Il Governo Renzi sarà capace di vincere una simile sfida, visto che, da questa, deriva buona parte del suo prestigio internazionale? 

Rosario Pesce

 

 

 

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