Il PD campano e De Magistris
Stamani, le pagine de Il Corriere del Mezzogiorno hanno pubblicato un’interessante intervista al sindaco di Bari, nonché candidato capolista democratico alle elezioni europee del prossimo mese di maggio, Michele Emiliano, il quale ha proposto l’ingresso di De Magistris all’interno del PD, viste le difficoltà sia del partito in Campania, sia quelle del sindaco di Napoli, che si trova in una condizione di isolamento (quasi) totale.
Il ragionamento di Emiliano non fa una grinza; il PD ha necessità di trovare un leader e, dal momento che il sindaco di Napoli rappresenta il livello istituzionale più alto in Campania, dopo il Presidente della Regione, l’ingresso suo nel principale partito del Centro-Sinistra risolverebbe, ad un tempo, due problemi: De Magistris, finalmente, troverebbe una sua fissa dimora politica, mentre il PD potrebbe, così, trovare un riferimento amministrativo, che a tutt’oggi gli manca.
Naturalmente, l’ipotesi di Emiliano è confortata dal consenso dei livelli nazionali; infatti, Emiliano, Pisapia, Doria, lo stesso Renzi, appartengono a quella schiera di sindaci che – eletti contro l’indicazione dei quadri dirigenti del Partito Democratico – hanno, poi, continuato a riscuotere le simpatie degli elettori, anche dopo il primo vaglio delle primarie ovvero del voto generale.
La situazione di De Magistris, invece, è un po’ diversa; infatti, nel corso della prima parte del suo mandato, egli non è stato capace di aggregare intorno a sé il consenso di quell'area interna al PD che subì, all’epoca, la sua elezione. Non a caso, lo stesso Bassolino, che ha ancora un discreto seguito elettorale, incessantemente non manca di sottolineare i limiti dell’esperienza amministrativa del Sindaco eletto come successore della Jervolino. I consiglieri comunali del PD, presenti nell’Assise Civica napoletana, hanno invece sostenuto la giunta De Magistris, per cui non è chiara, né univoca la posizione del PD napoletano.
L’intervista di Emiliano ha, certamente, il grande merito di porre una questione forte: il PD partenopeo o si dà, a breve, una nuova classe dirigente, per cui diventa in grado di fronteggiare le prossime elezioni comunali in antitesi sia alla Destra, che allo stesso De Magistris, oppure, come insegna la realpolitik, deve prendere atto che, dopo il ventennio di Bassolino e della Jervolino, si è creata una tale condizione di difficoltà e disagio, che diventa opportuno cooptare il sindaco attuale e, con un atto di umiltà, riconoscere la sua leadership, priva di valide alternative.
È vieppiù noto che il PD campano viva un momento di particolare fibrillazione, dovuto anche alle prossime scadenze elettorali: la più vicina è, infatti, rappresentata dalla competizione per Palazzo Santa Lucia della primavera del prossimo anno. Ad oggi, un candidato autorevole, che possa competere con Caldoro, non è ancora emerso ed il metodo di selezione delle primarie potrà riservare sorprese rilevanti.
Ad esempio, la candidatura del sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, potrebbe non presentare il medesimo appeal, che avrebbe avuto fino a pochi mesi or sono. Infatti, il logoramento dell'esperienza salernitana e, ad un tempo, la vicenda del mancato ingresso nel Governo Renzi ha indebolito non poco la sua posizione e, dunque, le sue chance di essere individuato come il rivale di Caldoro.
L’elezione, invece, per la sindacatura di Napoli è prevista, solo, per l’anno ancora successivo, per cui si può facilmente (e maliziosamente) immaginare che il ragionamento, esposto da Emiliano, possa avere un retropensiero non di scarso peso: l’ingresso di De Magistris nel PD potrebbe garantire a quest’ultimo la nomination per Palazzo Santa Lucia, mentre andrebbe ricercato, con più attenzione, il candidato per Palazzo San Giacomo, fidando sul fatto che i tempi per le elezioni comunali sono più lunghi e, dunque, consentono una riflessione più attenta ed accurata.
È, comunque, importante che il Partito Democratico faccia sentire la sua voce su questioni di vitale importanza per la pubblica opinione locale: da troppo tempo, la Campania è diventata facile terra di conquista per il Centro-Destra, per cui è d’uopo invertire la tendenza e creare le condizioni perché Napoli diventi il laboratorio politico per una nuova stagione del riformismo progressista, che, partendo dalla città capoluogo, possa poi estendersi all’intera area metropolitana ed, in prospettiva, alla regione demograficamente più rilevante del Meridione.
Rosario Pesce