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Le quote rosa: un'opportunità?

Nel dibattito parlamentare odierno ha avuto largo spazio la questione delle quote rosa, sorta contestualmente con l’approvazione della nuova legge elettorale: un emendamento, infatti, presentato da molte deputate, prevedeva l’introduzione di una quota, che sarebbe stata fissata in modo univoco nel nuovo testo legislativo, per garantire nelle liste la presenza del gentil sesso, alle prossime elezioni generali, in posizione utile per uno scranno di Montecitorio. 
Come ampiamente previsto, l’emendamento è stato bocciato dalla maggioranza dei parlamentari maschi, che evidentemente hanno individuato in quella norma, qualora fosse stata introdotta, un fattore di rischio per la propria rielezione. 
Da molte parti ci si interroga su quali debbano essere le forme più appropriate per assicurare una significativa presenza delle donne nelle aule parlamentari e nei luoghi nei quali si assumono decisioni vitali per il Paese e per la democrazia. 
Naturalmente, le risposte sono le più diverse: c’è chi pensa che non sia garanzia di qualità una riserva di posti in nome dell'eguaglianza di genere; c’è chi, provocatoriamente, ipotizza che lo stesso criterio possa essere, allora, utilizzato anche per difendere altre minoranze; c’è chi, infine, è nettamente contrario all’introduzione di un parametro, acquisito solo di recente dallo Statuto di taluni partiti, e - come hanno dimostrato le vicende odierne - ben lungi dall’essere varato nel diritto nazionale. 
Un’osservazione deve essere fatta: le donne hanno avuto un ruolo importantissimo nella storia politica italiana; basti pensare a tutte quelle rappresentanti del gentil sesso, che furono protagoniste della Resistenza ovvero a quelle che, poi, hanno partecipato alla vita istituzionale del Paese, assurgendo a ruoli di primissimo piano, come accadde nei casi di Nilde Jotti - prima donna divenuta Presidente della Camera dei Deputati e, più volte, candidata alla Presidenza della Repubblica - e di Tina Anselmi, famosissima Presidente della Commissione Parlamentare di indagine sulla P2 e, più volte, Ministro con deleghe pesanti. 
Certo, erano donne di grande prestigio sul piano internazionale e, soprattutto, dotate di un notevole spessore culturale, cosicché nessuno poteva obiettare che esse avessero fatto carriera in virtù della loro vita privata: obiezione che, invece, oggi – a torto o a ragione – viene mossa contro moltissime esponenti di tutti i partiti, che, di volta in volta, si sono alternati finora al Governo. 
Per contro, è pure vero che la qualità del personale politico appare notevolmente diminuita, anche, fra i maschi: un novello Berlinguer o un nuovo Fanfani sembrano essere chimere, visto che l’odierno apparato parlamentare e governativo, impegnato in un’operazione significativa di ricambio generazionale, è al momento composto, per lo più, da giovani e giovanissime presenze, che dovranno in futuro dimostrare a pieno il proprio valore culturale e morale. 
Pertanto, ci appare pleonastico (se non dannoso) introdurre un sistema artificioso, che, per assicurare una presenza di genere, altera il ‘quid’ della disputa elettorale, che andrebbe promossa piuttosto sui programmi e sulle idee per il Governo del Paese e non sul criterio, meramente, di rappresentanza di una parte, pur rilevantissima, dell’elettorato italiano. 
Ci appare, altresì, strano che, nell’epoca delle primarie, i partiti non siano ‘sponte sua’ capaci di garantire uno spazio importante alle donne, senza dover ricorrere alla prescrizione prevista da un testo di legge, che inevitabilmente può apparire coercitiva della libertà di espressione del voto, costituzionalmente prevista. 
Pertanto, andrebbe forse promossa una riflessione, seria e più ampia, sulla credibilità dell’attuale sistema della rappresentanza politica, interrogandosi circa il futuro della democrazia rappresentativa, che si presenta nebuloso ed incerto, visto il distacco sempre più forte fra il Paese reale e le istituzioni governative. 
Sarà capace l’attuale Parlamento di riacquisire siffatta legittimità, già, nei prossimi mesi? 

Rosario Pesce

 

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