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Se Grillo diventa leghista...

La cronaca politica degli ultimi giorni ha visto come protagonista, per l’ennesima volta, il leader del M5S, autore di una dichiarazione, che ha lasciato sorpresi molti Italiani e, probabilmente fra questi, anche molti suoi elettori. Egli, infatti, ha previsto (auspicato?) che l’Italia, nei prossimi anni, possa tornare alla condizione pre-unitaria, dividendosi – com’era, appunto, prima del 1861 – nei vari Stati macro-regionali, che la segnavano da Nord a Sud. 
Secondo Grillo, infatti, il nostro Paese, che ha vissuto un periodo unitario assai breve, rispetto a quello di altre nazioni europee, e caratterizzato da tensioni, mai sopite del tutto, sarebbe destinato ad implodere, così come, nel corso degli anni ’90, è successo già all’ex-Jugoslavia, tornata ad essere ciò che essa era agli inizi del Novecento, dopo il Primo Conflitto Mondiale, con l’acquisizione dell’autonomia da parte di Croazia, Serbia, Montenegro, Slovenia. 
Lo scenario, che profetizza Grillo, è evidentemente inquietante, dal momento che l’eventuale concretizzazione di quella prospettiva sarebbe l’esito o di una guerra civile fra Italiani o, comunque, di un processo traumatico di dissociazione fra le venti regioni attuali, indotto anche per effetto della crisi economica, che accentua vieppiù le differenze, culturali ed organizzative, notoriamente esistenti fra Nord e Sud. 
Solo pochi anni or sono, nel 2011, gli Italiani hanno festeggiato il centocinquantesimo anniversario dell’Unità nazionale, con un ciclo di iniziative, che riscosse il consenso della stragrande maggioranza della pubblica opinione. In quell’occasione, in particolare, il Presidente Napolitano acquisì un ruolo preminente sullo scenario politico, visto che egli, in qualità di rappresentante dell’Unità del Paese, come da Costituzione, fu la personalità che, con maggiore impegno e tenacia, si attivò affinché l’anniversario coincidesse con un effettivo momento di ripresa del giusto spirito e sentimento nazionalistico, che sembravano invece sopiti negli anni nei quali la propaganda leghista aveva fatto maggiormente breccia. 
Orbene, il punto politico odierno è il seguente: dal momento che la Lega, per le note vicende giudiziarie, che hanno colpito i suoi vertici, sembra aver perso centralità sia nella vita parlamentare, che nella società – anche quella settentrionale – il Capo della forza più populista ne prende il posto, assumendo un lessico ed, in particolare, un patrimonio di idee, che sembravano ormai banditi. 
Si può comprendere, ma non condividere, la demagogia anti-europea: certamente, non è né condivisibile, né comprensibile quella contro l’Italia unita, tanto più in un momento storico nel quale il Paese attraversa una crisi economica e di valori, ben più grave di qualsiasi altra, scoppiata dopo il Secondo Conflitto Mondiale. 
Diffondere il seme della divisione fra Italiani è non solo sciocco, ma estremamente pericoloso, perché evidentemente qualsiasi messaggio anti-sistema – come quello contro l’Unità nazionale ed i suoi principali artefici – può trovare facile diffusione fra cittadini disperati, privi di riferimenti ideologici e storico-culturali ben saldi. 
Peraltro, l’eventuale rinascita dello Stato delle Due Sicile o del Lombardo-Veneto ci allontanerebbe dalla modernità, senza creare le condizioni opportune per risolvere quelle problematiche, tuttora presenti, che angosciano milioni di nostri concittadini, costretti a vivere al margine del limite di povertà, dopo che per anni, invece, le condizioni economiche, internazionali e nazionali, avevano garantito livelli di benessere mediamente accettabili per tutti gli strati della popolazione. 
Non possiamo, certo, dimenticare un ventennio molto importante della storia recente (anni ’60-’80 del secolo scorso), nel corso del quale l’Italia unita ha compiuto passi in avanti così significativi, da diventare la quinta potenza industrializzata e da acquisire il diritto di sedersi al tavolo delle grandi potenze mondiali. 
Ma, quella di Grillo è solo una boutade pre-elettorale o nasconde altre insidie, legate a progetti, di cui si ignora la matrice e le finalità recondite? 
Crediamo e temiamo che, nei prossimi mesi, purtroppo provocazioni simili possano aumentare ed una parte di Italiani possa rimanere vittima di suggestioni, che esprimono solamente uno spirito suicida; per questo motivo, forse, sarebbe opportuno che le forze parlamentari più responsabili diano una risposta non banale e convincente a simili messaggi, evitando che la pianticella della divisione possa germogliare, favorita dalle condizioni di precarietà e di disagio, che coinvolgono sempre più ampi ceti sociali, privi di rappresentanza democratica e di diritti, sia civili che politici. 

Rosario Pesce

 

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