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Massimo D'Alema redivivo

È evidente, a tutti, che D’Alema abbia avuto un ruolo preponderante nella composizione dell’attuale Governo, vista la presenza di due suoi uomini in posti chiave dell'Esecutivo: Ministero dell'Economia e Sotto-Segretariato alla Presidenza del Consiglio. Nonostante la campagna politica, condotta da Renzi, per rottamare la classe dirigente del PD, infatti, non si può non evidenziare quanto qualificata sia la componente dalemiana nel nuovo Dicastero, mentre è del tutto assente quella bersaniana, che di fatto rappresenta l’unica area democratica rimasta ai margini dell’Esecutivo, guidato dal Sindaco di Firenze. Da più parti, si ipotizza che il leader pugliese voglia tentare la scalata al posto nella Commissione Europea, l'unico a disposizione dell'Italia, che si libererà dopo le elezioni della prossima primavera: lo stesso ruolo, cioè, di Commissario che, almeno in linea teorica, sarebbe spettato a Letta, qualora ci fosse stato un accordo con Renzi sui tempi e sulle modalità della sua uscita da Palazzo Chigi. 
Chi scrive non può nascondere il proprio gradimento verso la figura di D’Alema, che – nonostante gli errori commessi alla fine degli anni ’90 – rappresenta, tuttora, l’unica personalità del PD dotata di un tale prestigio internazionale, da essere spendibile credibilmente per una candidatura per incarichi molto importanti, quali possono essere quello, appunto, di Commissario Europeo o di inquilino del Colle più alto della politica italiana, quando l’attuale Presidente deciderà di dimettersi, anche prima della conclusione naturale del mandato, ricevuto nel 2013. 
È, invero, paradossale il fatto che la nascita del Governo del Rottamatore coincida con la rinascita del protagonista, forse, più discusso della vicenda istituzionale degli ultimi venti anni. Massimo D’Alema è stato al centro delle vicende economico-finanziarie più spregiudicate della II Repubblica, ma mai è stato colpito dall’onta di indagini penali ed è, tuttora, il punto di riferimento per un’area non irrilevante di parlamentari democratici (e non solo, come dicono sommessamente alcuni!), molti dei quali – probabilmente – nel segreto dell’urna contribuirono, in modo decisivo, alla mancata elezione di Prodi al Quirinale, determinando le condizioni, dunque, perché fosse necessario attribuire un secondo mandato a Napolitano. Quando si pensa ad un moderno Richelieu, il pensiero non può non andare al "leader Maximo", dal momento che, pur avendo combattuto aspramente Berlusconi, egli è stato, comunque, per venti anni l’unico Segretario dei Democratici di Sinistra con cui il Capo di Forza Italia ha tentato ed ha concluso accordi politico-istituzionali, per cui, senza timore alcuno di smentita, a D’Alema bisogna attribuire il merito (forse, il demerito?) di aver creato le condizioni per le Larghe Intese, quando molti nel nostro Paese nutrivano, ancora ingenuamente, l’illusione di poter fondare un nuovo modello di democrazia, costruito sul bipolarismo e sul principio dell’alternanza di due schieramenti, che fossero – idealmente ed antropologicamente – distanti, anni luce, l’uno dall’altro. 
Pertanto, non ci appare del tutto peregrina l’idea di un D’Alema al Quirinale, con i voti determinanti di Berlusconi, già nel corso del prossimo biennio, subito dopo le elezioni generali, che presumiamo possano svolgersi ben prima dell’auspicato 2018. 
Un pensiero, infine, non possiamo, però, non dedicarlo a Renzi. 
Egli ha pagato un prezzo altissimo, pur di arrivare in anticipo al Premierato: a Berlusconi ha concesso i benefici di una legge elettorale costruita guardando alle esigenze dell’elettorato di Forza Italia; ad Alfano ha dato un numero di ministeri, dal peso specifico, che va ben oltre il criterio ragionevole della proporzionalità degli stessi con la consistenza dei gruppi parlamentari del N.C.D.; allo stesso D'Alema, ormai da anni il punto di riferimento del PSE in Italia, ha dato nuova forza vitale, pur proclamandone l’incandidabilità alle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. 
Non gli conveniva, forse, aspettare ed avere un minor numero di "cambiali" da onorare? 

Rosario Pesce

 

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