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Verso il primo Governo Renzi

Verso il primo Governo Renzi

Nel giorno in cui il Presidente incaricato Renzi si reca dal Capo dello Stato, per presentare la nuova lista dei ministri, non possiamo non fare qualche riflessione sulla nascita di un’esperienza, che presenta sicuramente molti elementi di novità rispetto, anche, alla storia più recente. 
Il parto, forse, è stato più travagliato del previsto: il Segretario Nazionale del PD, in questi giorni, si è reso conto che i meccanismi della democrazia parlamentare presentano delle rilevanti insidie, che non sono presenti nel sistema della democrazia diretta, che egli conosce molto bene, essendo stato prima Presidente della Provincia di Firenze e, poi, sindaco della città capoluogo. 
Per diversi giorni, infatti, egli ha dovuto mediare con i rappresentanti di piccoli partiti, che, nonostante l’esiguo consenso, che vantano nel Paese, sono però fondamentali per la nascita del suo Dicastero in virtù della propria pattuglia di senatori, il cui contributo è essenziale, affinché il Governo non vada in minoranza nell’Aula di Palazzo Madama. 
L’ambiguità di fondo, che rappresenta il principale vulnus del Governo, che viene varato in queste ore, è rappresentata dal ruolo di Berlusconi: con il Cavaliere, già, nello scorso mese di gennaio Renzi stipulò il famoso – ormai – “Patto del Nazareno” in vista della riforma della legge elettorale e del Titolo V della Costituzione, ma, nonostante ciò, Forza Italia oggi non entra, né formalmente né ufficiosamente, nella maggioranza parlamentare, destinata a rimanere la medesima che ha sostenuto, dallo scorso mese di novembre in poi, il Dicastero Letta. 
Invero, Renzi si presenta con uno smalto riformatore molto più pronunciato rispetto a quello del suo predecessore, ma ci si domanda, da più parti, cosa potrà accadere quando la volontà riformatrice del Presidente del Consiglio incaricato si scontrerà con interessi particolaristici di formazioni, più o meno grandi, che aspirano - come loro progetto prioritario - alla conservazione dello status quo ante ed al mero prolungamento, dunque, della legislatura in corso, visto che eventuali elezioni anticipate potrebbero causare esiti disastrosi e determinare risultati sconvolgenti, in grado di spazzare via l’intero (o quasi) arco costituzionale della II Repubblica. 
L’altra insidia per Renzi è, evidentemente, rappresentata dalla tenuta del suo stesso partito: il consenso, quasi plebiscitario, con cui la Direzione Nazionale del PD, pochi giorni or sono, ha licenziato l’esperienza di Governo Letta ed ha dato l’avvio al tentativo renziano, non deve creare false aspettative; il partito, al suo interno, è profondamente spaccato, sia per ragioni ideali, che per motivazioni – pur legittime – di opportunità politica. Infatti, siamo curiosi di conoscere le reazioni della corrente democratica più vicina alla C.G.I.L., qualora il disegno riformatore di Renzi, in materia di lavoro e di rilancio dell’economia, dovesse non incontrare il consenso del principale sindacato italiano. Poi, ancora, esistono obiettive ragioni di merito, relative alla governance interna: il trasferimento a Palazzo Chigi di Renzi, a breve, potrebbe spingere la minoranza del PD a chiedere maggiore collegialità nella gestione della delicata macchina partitica e, se dovesse essere sottratta agli uomini più fedeli al sindaco di Firenze la direzione, l’organizzazione del partito e, soprattutto, dei gruppi parlamentari, Renzi potrebbe avere serie difficoltà in Aula, anche in sede di approvazione di decreti legge o, comunque, di provvedimenti di emanazione governativa. 
Tali insidie sono ben note allo stesso Renzi, per cui, quando ha accettato la scommessa dell’ascesa al Governo in un momento siffatto, ne avrà tenuto certamente conto: noi stessi, in precedenti articoli, abbiamo sottolineato le non poche perplessità, circa i metodi e la tempistica della nascita del nuovo Esecutivo, ma - di fronte alla cogenza dell’attualità e alla drammaticità, in particolare, dei problemi odierni della società italiana - non ci resta che augurare buon lavoro al nuovo inquilino di Palazzo Chigi ed ai suoi collaboratori, scelti tenendo conto, con saggezza, sia di prerogative politiche, che di competenze tecniche. 

Rosario Pesce

 

 

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