La politica al tempo dello streaming
La notizia del giorno è, certamente, rappresentata dall’ennesimo streaming televisivo, a cui Grillo ha obbligato il candidato Premier Renzi, così come aveva già fatto, in precedenza, con Bersani e con Letta.
Questa volta, lo streaming è durato molto meno di quelli precedenti: infatti, dopo pochi minuti di soliloquio del leader del M5S, il confronto fra la delegazione del partito di Grillo ed il Presidente del Consiglio incaricato è terminato miseramente, senza produrre alcun risultato proficuo per le sorti del Governo nascente.
Gli Italiani hanno potuto così, ad ora di pranzo, percepire ancora una volta la qualità assai scadente del dibattito politico, che – in questo momento – regna nel nostro Paese: un dibattito che si sostanzia, solamente, in accuse ed in atteggiamenti che ben poco hanno di costruttivo in una contingenza storica nella quale, invece, sarebbe necessario un clima - molto diverso - di collaborazione fra forze di maggioranza e di minoranza.
Abituati ad ascoltare altre modalità di discussione - come quelle tipiche dei confronti che avvenivano, negli anni ’80, fra i leaders di DC e PCI - evidentemente una qualità siffatta, come quella odierna, non può che lasciarci profondamente delusi: il Paese non può che allontanarsi ulteriormente dal mondo delle istituzioni, quando assiste a spettacoli inconcludenti, come quello odierno.
La televisione ed il collegamento internet hanno modificato, sensibilmente, i tempi e la fluidità del dibattito politico: oggi, tutto si consuma molto più rapidamente che in passato e, soprattutto, il vilipendio, se non l’offesa gratuita all’avversario di turno, prende spesso il posto di ragionamenti e riflessioni più articolate e composite, quali quelle che ci aspetteremmo, volentieri, da chi aspira a ricoprire incarichi pubblici di altissimo prestigio e responsabilità.
Invero, la crisi economica rappresenta un acceleratore, perché l’impossibilità, per molti Italiani, nell’arrivare a fine mese fa sì che essi nutrano sentimenti, solo, di odio e di avversione verso il ceto che ci amministra e ci governa, a cui dà sfogo Grillo in modo esemplare.
Se, nei prossimi mesi, questa dovesse essere, ancora, la forma della discussione parlamentare, si rischierebbe un imbarbarimento pericolosissimo per le nostre istituzioni: è fin troppo facile, per chi sta all’opposizione, urlare ed invocare leggi o provvedimenti speciali, ma è altrettanto oneroso e problematico assumere incarichi governativi in un momento così triste.
Noi auspicheremmo che tutte le forze parlamentari – e non solo quelle, naturalmente, vocate al Governo – diano una risposta concreta al bisogno di pane e democrazia degli Italiani: una risposta, certo, molto diversa da quella che si può fornire, non facendo parlare il proprio interlocutore o, peggio ancora, vomitandogli addosso solo accuse e contumelie, assolutamente, immeritate e fuori luogo.
Purtroppo, non siamo in un Paese di cultura protestante, per cui l’etica della responsabilità è, ancora, lungi dall’affermarsi: evidentemente, anche le forze politiche, tanto più quelle di recente arrivate in Parlamento, dovrebbero acquisire un atteggiamento non vocato, sterilmente, alla protesta per la protesta, ma questa sarà una conquista non facile da conseguire.
Frattanto, mentre gli streaming si ripetono, l’Italia langue e la qualità della democrazia si abbassa sempre più: quando, finalmente, finiremo di percorrere una simile strada e daremo una svolta decisiva, matura e proficua per le sorti delle future generazioni?
Per avere la risposta a tale quesito, dovremo aspettare il prossimo streaming?
Rosario Pesce