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Una scommessa...

Quella renziana è una scommessa vera e propria, che può portare il Paese alla salvezza, così come lo può condannare definitivamente ad una decadenza senza soluzione possibile, almeno nel breve e medio termine. 
La giornata odierna segna la fine del Governo Letta e l’inizio del nuovo dicastero, guidato dal Segretario Nazionale del PD, che mette in gioco la popolarità ed il suo altissimo livello di gradimento per dare una svolta alla legislatura in corso: il dimissionamento coatto ed improvviso del Premier attuale e l’ascesa a Palazzo Chigi del sindaco di Firenze rappresenta – non lo si può negare – una scommessa, i cui esiti sono sconosciuti sia a chi la sta mettendo in essere, nelle vesti di protagonista assoluto, sia a chi – come noi cittadini – guarda all’azione del potere politico per verificare, di giorno in giorno, la compatibilità del suo agire con la soluzione concreta dei problemi – numerosissimi – che ineriscono alla società italiana. 
Chi scrive è contrario, in linea di principio, all’operazione dispiegata da Renzi, in quanto appare evidente che le insidie siano molteplici ed il Segretario Nazionale del PD, unico candidato alle prossime elezioni generali spendibile dal partito di Largo Nazareno, qualora fallisse nella missione che inizia oggi, diventerebbe impresentabile al vaglio dell’elettorato. 
Peralto, la staffetta fra i due leaders democratici poteva, invero, consumarsi in un clima diverso, sia fra i due protagonisti, che all’interno stesso del partito: una scelta concordata fra Letta e Renzi avrebbe evitato alla Direzione odierna di esprimersi sull’operato del Governo ed avrebbe restituito un’immagine di unità del partito, che così invece è stata miseramente distrutta nel corso di due giorni, visto che è evidente a tutti il dissenso, fortissimo e radicale, esistente fra le due personalità maggiori del PD. 
Detto questo, non si può che non esprimere sostegno, comunque, alla nuova fase politica, che si avvierà, nelle prossime ore, con le dimissioni ufficiali del dicastero lettiano e l’attribuzione dell’incarico al Segretario democratico. 
Il passaggio di consegne fra Letta e Renzi, purtroppo, pur dando nuovo slancio all’azione dell’Esecutivo, non potrà – almeno nell’immediato – modificare la cornice storica di riferimento: il Paese, come tutti gli altri dell’U.E., è fortemente bloccato; il vincolo del 3% per l’indebitamento degli Stati nazionali, imposto dall’Unione Europea, dovrà essere mutato, se si vorrà effettivamente riavviare il processo virtuoso dello sviluppo economico. 
Renzi riuscirà laddove Letta ha fallito? 
Sarà capace di imporre agli organismi europei la revisione delle condizioni, in materia economica, poste dal Trattato di Maastricht? 
Il resoconto dei lavori della Direzione Nazionale del PD ha palesato un partito tutto unito intorno al proprio Segretario; nessun leader democratico ha speso una parola in difesa dell’esperienza a Palazzo Chigi di Letta: orbene, una siffatta unità continuerà ad essere forte ed autentica, anche, quando Renzi dovrà misurarsi con i problemi concreti del Governo nazionale? 
La maggioranza parlamentare sarà coesa di fronte ad un eventuale insuccesso alle prossime elezioni, europee ed amministrative, previste per il mese di maggio? 
La credibilità internazionale del nuovo Esecutivo potrà dare rinnovato smalto all’azione del Presidente del Consiglio, quando questi si misurerà con i capi di Stato e di Governo stranieri? 
I dubbi e le perplessità sono, ad oggi, ben maggiori delle certezze e dei margini di speranza; a noi non resta altro che augurare buon lavoro a Renzi, affinché possa mettere a frutto il consenso ricevuto alle primarie dell’8 dicembre 2013; se dovesse fallire, con lui cadrebbe la prospettiva politica del PD e, cosa più tragica, verrebbe meno l’ultima speranza di risollevare l’Italia dal suo momento più critico della storia recente. 

Rosario Pesce

 

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