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Tempo Ordinario: Domenica 21.ma dell'Anno B

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni


mons. Francesco Spaduzzi

francescospaduzzi@gmail.com

Tempo Ordinario: Domenica 21.ma dell'Anno B

I - Giovanni 6,60-69 - 1. (a) Gesù ha parlato della necessità di nutrirsi della Sua Carne e del Suo Sangue, per avere la vita eterna e la resurrezione dei corpi, e ha affermato che essi sono vero cibo e vera bevanda e ci donano la permanenza di Gesù in noi e di noi in Gesù (Gv 6, 51-59). I discepoli trovano difficile credere a queste parole (60) e Gesù ne è a conoscenza; vuole aiutarli a riflettere, senza ritrattare nulla di quello che ha detto; così domanda loro se questo discorso sul pane di vita mette in crisi la loro fede in lui (61), ma fa anche notare loro che, se essi trovano difficile accettare questo, come potranno credere quando vedranno Gesù tornare al Padre, da dove è venuto e dove era prima, nell'eternità (62 E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?)? Questo è il problema dei Giudei, avversari di Gesù, e di questi discepoli, che non riescono a fare un atto di fede piena in Gesù, ad accettarlo come maestro in tutto. E noi aderiamo senza riserve a tutto quello che Gesù dice? O distinguiamo fra quello che ci piace credere - e lo accettiamo - e quello che non ci è gradito - e lo rifiutiamo? (b) Gesù è veramente disceso dal Cielo – e lo ha dimostrato coi miracoli -, ma i suoi avversari lo ritengono figlio di Maria e di Giuseppe. Anche la sua carne, quella che gli ha dato Maria, da sola non giova a nulla (63 la carne non giova a nulla); Dio solo è Vita e comunica la vita divina a questa sua Carne (63 È lo Spirito che dà la vita) e la rende vivificante, capace di trasmettere la vita divina; le parole di Gesù vengono da Dio, dalla sua Persona divina (63 le parole che io vi ho detto sono spirito) e contengono la vita (63 e sono vita), che trasmettono effettivamente. Gli avversari di Gesù non credono in Lui, perché rifiutano di lasciarsi attrarre dal Padre verso il Figlio (65 E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre»); il Padre attrae tutti a Gesù, ma non tutti ci vanno, perché rifiutano la chiamata di Dio. In effetti Gesù sa che tra i suoi discepoli ci sono alcuni che non credono in lui (64a) e lo sapeva dall'inizio del suo ministero per la sua scienza divina, come sapeva chi era il traditore (64b). Dio attira tutti alla fede in Gesù, perché vuole tutti salvi; perciò consente la sua Passione e Morte per tutti. A tutti offre di credere in Gesù senza riserve. Noi vogliamo credere a Gesù e in Gesù e a tutto quello che Gesù ci dice, anche se capiamo poco o niente.

2. (a) Gesù ha confermato le sue parole, nonostante molti discepoli hanno mostrato il loro dissenso; da quel momento questi si allontanano da Lui (66): si consuma anche sul piano esterno la rottura di coloro che già interiormente erano in disaccordo con lui. L'attaccamento alle proprie idee per loro è più importante della persona e dell'insegnamento di Gesù; scelgono se stessi e i propri gusti, che valgono poco, e lasciano Cristo che vale infinitamente. Così è di ogni peccato. (b) Gesù si rivolge agli Apostoli e domanda loro se anche loro vogliono lasciarlo (67); la reazione di Pietro è immediata e generosa a nome suo e degli altri: afferma la sua fede in Gesù come l'inviato di Dio (69 e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio») e proclama che egli solo ha parole che possano dare la vita eterna (68 Tu hai parole di vita eterna); d‘altra parte essi non vogliono andare da altri (68 Signore, da chi andremo?). Anche noi rinnoviamo la nostra fede in Gesù; se crediamo in lui, conosceremo e capiremo molto di più e più facilmente la sua Persona e il suo insegnamento, perché la fede illumina la nostra intelligenza e la potenzia. Egli solo ha la Vita eterna e ce la può dare per mezzo della Parola e nel contatto con lui mediante i segni della sua presenza.

II - Giosuè 24,1-2a.15-17.18b – (a) Giosuè ormai è vecchio e sa che deve lasciare questo mondo; convoca tribù e capi, giudici e scribi, alla presenza di Dio (1): vuole spingere gli Ebrei a rinnovare l'impegno di fedeltà a Dio, fatto al momento dell'ingresso nella terra d'Israele. Anche noi faremo bene a ricordare non solo il compleanno e l'onomastico, ma anche gli anniversari religiosi più importanti come il battesimo, la cresima, la prima comunione, il matrimonio o l’ordine, approfittandone per ringraziare Dio per tutte le grazie che ci ha fatte nel corso degli anni e rinnovare il nostro impegno di fedeltà a Lui. (b) Giosuè parla al popolo (2) e lo invita a riflettere: se pensano che non vale la pena servire il Signore (15a), scelgano o gli dei del tempo di Abramo, prima della sua conversione, o le divinità dei popoli vinti della Palestina (15b); egli con i suoi, però, avrebbe continuato a servire l'unico vero Dio (15c): una bella dichiarazione di fede e di fedeltà; non gli fa cambiare idea neanche un eventuale abbandono della retta fede da parte di tutti gli altri. Tale dev’essere il nostro atteggiamento nella vita quotidiana e specie ogni volta che ascoltiamo la Parola di Dio; il pane e il vino, che offriamo, sono un segno di questa nostra volontà di restare fedeli a Dio; la loro trasformazione nel Corpo e Sangue di Cristo, che riceviamo nella Comunione eucaristica garantisce la grazia e la forza di metterla in pratica. (c) Gli Ebrei dichiarano che non vogliono staccarsi dal loro Dio per tre motivi: anzitutto è Yahweh che ha fatto uscire dalla schiavitù dell'Egitto i loro padri e loro stessi - non ancora nati ma rappresentati dai loro padri e in loro presenti (17a); poi è lui che ha compiuto tanti miracoli ai loro occhi (17b); infine Dio li ha custoditi nel viaggio verso la Palestina, in mezzo a tanti pericoli e popoli (17c). Per queste motivazioni vogliono servire Yahweh, perché si è dimostrato il loro Dio (18). Anche a noi giova non perdere di vista l’opera redentrice di Cristo, per cui siamo stati liberati dalla schiavitù di Satana, il cammino percorso per arrivare alla nostra situazione presente e le tante grazie, che Dio ci ha fatte finora. E approfittiamo delle confessioni per chiedere perdono delle nostre ingratitudini e per correggere la nostra vita.

III - Efesini 5,21-32 – 1. (a) Per avere il senso completo del brano, bisogna collegarlo con l’invito di Paolo: camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore (5,2); Paolo esorta all'amore reciproco, seguendo l’esempio di Dio, del quale siamo figli carissimi (5,1), e di Cristo, di cui siamo membri, i Quali ci amano e ci perdonano e ci trattano con benevolenza e misericordia e carità, che noi dobbiamo esercitare col prossimo (Ef 4,30-5,2). Inoltre Paolo invita a essere sottomessi reciprocamente nel timore di Cristo (21 Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri), cioè per amore pieno di rispetto verso il Cristo, giacché anche lui è stato sottomesso al Padre fino alla morte (Fil 2,6-11), e ha obbedito ai suoi genitori (Lc 2,51) e anche alle autorità religiose e civili, delle quali egli conosceva la cattiveria e a cui rimprovera i vizi. Certo non è mai consentito obbedire agli ordini, che vanno contro la legge di Dio o della Chiesa o contro leggi giuste dello Stato. (b) S. Paolo invita stabilire i rapporti fra marito e moglie, prendendo come modello la coppia, che è formata da Cristo sposo e dalla Chiesa sposa. Già nell’AT il rapporto tra Dio e il suo popolo è sentito come rapporto fra Dio sposo e Israele sposa (cfr. Os 1,2; 2,4-15.21-22; Gr 2,2.23ss; Ez 16,1ss; 23,1ss; Is 54,5; 62,5; Cantico). S. Paolo parla dell'amore di Cristo per la Chiesa, che si è manifestato nel dono totale di se stesso per lei (25 come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei), per liberarla dal peccato. A tale scopo Cristo le ha dato il battesimo, nel quale l'acqua e la parola la purificano e la rendono santa (26 per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola), e così la può presentare a se stesso tutta bella, senza macchia o segno di vecchiaia, santa e immacolata (27 e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata), riflesso della gloria di Cristo Risorto. Cristo non prenderà mai in odio la sua  Chiesa, che è il suo corpo (29-30 come anche Cristo fa con la Chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo), ma anzi l'assiste sempre e ne ha cura (cfr. 29). Inoltre Paolo ricorda che Cristo, oltre che sposo amante della Chiesa, ne è anche il Capo, perché è il Salvatore del suo Corpo mistico (23 così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo; cfr. 30); parlando del fatto che Cristo è il Capo della Chiesa, Paolo ricorda anche la sottomissione della Chiesa a Cristo Capo (24 E come la Chiesa è sottomessa a Cristo). Paolo non parla dell’amore della Chiesa per Cristo; significa questo che la Chiesa non ama Cristo o non vi è tenuta? Assurdo pensare questo! Paolo non parla della sottomissione di Cristo alla Chiesa; significa questo che egli non è sottomesso alla Chiesa? Abbiamo ricordato la sottomissione di Gesù ai genitori e alle autorità politiche e religiose del suo tempo; aggiungiamo che obbedisce anche alla Chiesa oggi: pensiamo ai sacramenti e a tutta la vita e all’attività di Cristo in mezzo ai fedeli, che è abbondantemente condizionata dagli uomini di Chiesa… e dalle loro decisioni. Questo rapporto sponsale di Cristo con la Chiesa è un grande mistero, della cui bellezza percepiamo qualche raggio, ma fondamentalmente ci resta oscuro e ci sfugge: Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! (32). Ammiriamo l’amore di Cristo per la Chiesa e della Chiesa per Cristo e la loro sottomissione reciproca.

2. S. Paolo parla dei doveri degli sposi, tenendo l'occhio fisso sul modello, che sono i rapporti fra Cristo e la Chiesa. Anzitutto esorta gli sposi ad amare la propria sposa con la generosità di Cristo, che arriva a dare la sua vita per la Chiesa (25 E voi, mariti, amate le vostre mogli); inoltre Cristo ha fatto della Chiesa il proprio corpo e anche il marito deve amare la sposa come il proprio corpo (28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso), la propria carne, giacché la Parola di Dio in Gn 2,24 afferma che marito e moglie sono una sola carne (31 e i due diventeranno una sola carne):  perciò l’uomo e la donna lasciano la famiglia di origine per formare la nuova famiglia (31 Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie); essendo una sola carne, il marito non può odiare la propria moglie (29 Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura). Ci si aspetterebbe che Paolo parli a questo punto dell'amore della sposa per lo sposo, ma come dà per scontato l'amore della Chiesa per Cristo - e perciò non ne parla -, così dà per scontato l'amore della sposa per lo sposo. Tutto quello che Paolo dice dell’amore e della cura dello sposo per la sposa, vale anche per la sposa nei confronti dello sposo... (b) Paolo ha parlato della sottomissione della Chiesa a Cristo e propone la sottomissione della sposa allo sposo come al Signore (22 le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore), addirittura in tutto (24 così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto) e porta come motivazione che il marito è il capo della moglie come Cristo è capo della Chiesa (23 il marito infatti è capo della moglie). In ogni caso lo sposo non può esigere l’obbedienza della sposa in materie, che sono contro le leggi di Dio o della Chiesa o leggi giuste dello Stato. Inoltre Paolo sottolinea l’uguale, esclusivo e reciproco diritto sui corpi l’uno dell’altro in ordine agli atti matrimoniali (1Cor 7,3-6), e questo contro lo stato di inferiorità della donna, riconosciuto dal diritto pagano. In nome della fede cristiana Paolo è giunto a dichiarare, che, dopo l’evento Gesù Cristo, tutti gli essere umani sono originalmente uguali: Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù (28). Così viene anche da pensare che, come Paolo non ha parlato della sottomissione di Cristo alla Chiesa – ed esiste -, così non ha parlato della sottomissione dello sposo alla sposa, che esiste ed è affermato in 1Cor 7,3-6. L’ideale proposto agli sposi è altissimo; il sacramento è sorgente di grazia per poter vivere a queste altezze; la preghiera e l’unione con Cristo terrà sempre aperto la sorgente di queste grazie.

EUCARESTIA. Gesù termina il discorso sull’Eucarestia con l’allontanamento dei discepoli, vacillanti nella fede; noi invece rinnoviamo la nostra fede nella sua presenza nell’Eucarestia e in Lui come sorgente di grazie in essa. Preghiamo per noi e per gli sposi cristiani perché trovino qui tutte le grazie, di cui hanno bisogno; la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, preghino per noi. 


mons. Francesco Spaduzzi 

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