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Se i populismi si alleano…

Il nostro Paese sembra sempre più essere colpito da un’ondata di feroci populismi, che – anche se di matrice diversa – tendono a colpire tutti nella medesima direzione; notizia di oggi è l’attenzione politica di Forza Italia verso la richiesta di impeachment ai danni del Presidente della Repubblica, già avanzata dal M5S. 
È molto probabile che il partito di Berlusconi mai sosterrà in Parlamento la richiesta di messa in stato d’accusa del Capo dello Stato, sia perché è evidentemente infondata, sia perché, essendo stata Forza Italia un partito di governo, nel corso dell’ultimo ventennio, un eventuale sostegno alla mozione del M5S si tradurrebbe in un pericolosissimo boomerang per Berlusconi ed i dirigenti del suo partito. 
Il fatto stesso, che due dei tre principali partiti italiani odierni prendano in considerazione di muovere un atto così grave verso un Presidente della Repubblica autorevole, integerrimo e perbene, come Giorgio Napolitano, è cosa gravissima, che evidenzia a tutto tondo la qualità scadente del dibattito politico nel nostro Paese in queste ultime settimane; ormai, pur di rincorrere l’elettorato, si ipotizza di sostenere iniziative parlamentari scellerate, che servono solamente a lisciare il pelo al ventre, purtroppo vuoto, degli Italiani, nella speranza che una simile operazione possa, poi, determinare una felice ricaduta elettorale in occasione del prossimo voto amministrativo ed europeo di maggio, quando l’ondata di demagogia sarà ancora più forte. Sul banco degli imputati, infatti, salirà presumibilmente l’Europa, per cui i partiti populisti, che si agitano a destra come nell’area dell’estrema sinistra, faranno a gara fra di loro nell’innalzare i toni della polemica, oltre i limiti del buon gusto e del “politicamente corretto”. 
Peraltro, Berlusconi, in particolare, dimostra un’abilità unica, che forse in Italia ha posseduto compiutamente solo Benito Mussolini: egli è capace, infatti, di interpretare contemporaneamente il ruolo dello statista, preoccupato di dare una nuova Costituzione all’Italia, ed al tempo stesso fa il Masaniello di turno, lanciando messaggi offensivi ed ingiusti nei riguardi del Presidente della Repubblica, che di quel processo di riforma della Carta Costituzionale dovrebbe essere il principale garante, oltreché l’ispiratore ed il primo sostenitore. 
Il capo di Forza Italia, dunque, palesa una capacità davvero preziosa per chi vuole ascendere ai massimi livelli istituzionali: per un verso, si propone come leader moderato, in grado quindi di inviare messaggi rassicuranti alla parte più ricca ed equilibrata dell’opinione pubblica italiana; per un altro verso, invece, o direttamente o attraverso i suoi collaboratori più stretti, utilizza argomentazioni e toni che lo avvicinano alla parte più in sofferenza del Paese, quella che oggi godrebbe per le sciagure che, potenzialmente in modo roboante, possono capitare in sorte ad una delle massime magistrature dello Stato italiano. 
Come si diceva un tempo, Berlusconi è riuscito a creare, con la nuova Forza Italia, un partito che, al tempo stesso, è “di lotta e di governo”, palesando un cinismo che, in pochi, posseggono nell’agone partitico odierno, visto che tutte le altre forze si presentano all’elettorato con un target o solo di lotta o solo di governo, non essendo intenzionate, per propria scelta, a mettere in scena ambiguità o atteggiamenti poco chiari, utili per cavalcare interessi e spinte elettoralistiche diverse, se non apertamente contraddittorie fra di loro. 
È giusto che il PD, in particolare, ricordi l’istrionismo del Cavaliere, perché, qualora nei prossimi giorni si riaprissero le porte della nuova maggioranza parlamentare a Forza Italia, è opportuno prefigurare che Berlusconi, nell'istante in cui verrà meno il perseguimento di un suo interesse personale (qualunque esso sia), farà cadere il Governo Letta bis o Renzi, che ora vorrebbe contribuire a far nascere, per lasciare nelle mani di uno dei due leader democratici il cerino acceso, quando, anche per effetto delle sue scelte, il populismo e la demagogia torneranno a spirare forti contro l’inquilino di Palazzo Chigi e contro la casta in generale, mentre egli se ne divincolerà abilmente, come se lui stesso – Berlusconi – non avesse mai fatto parte della classe dirigente del Paese, negli ultimi venti anni, e non fosse corresponsabile del fallimento, morale ed economico, della cosiddetta II Repubblica. 
Dalle parti di Largo Nazareno ricorderanno che fu Berlusconi, nella primavera del 1998, a far saltare i lavori della Commissione Bicamerale, presieduta da Massimo D’Alema, quando intravide la possibilità di andare al voto anticipato e di vincere sia alla Camera, che al Senato, logorando così in modo evidente quello che, in quel momento, era il Segretario del principale partito italiano ed il rappresentante più autorevole della Sinistra? 
Come si vede, il futuro si costruisce a partire dalla conoscenza del passato, anche di quello più recente. 

Rosario Pesce

 

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