E se Renzi diventasse Presidente del Consiglio?
La prossima settimana sarà decisiva per le sorti del Governo attuale; tre sono le ipotesi possibili: Letta, attraverso un passaggio parlamentare, sarà riconfermato Premier, sostituendo alcuni Ministri attuali con altri della corrente renziana; il Presidente della Repubblica, resosi conto delle difficoltà dell’odierno dicastero, scioglierà le Camere, così da programmare il voto anticipato prima dell’inizio della Presidenza italiana dell’U.E.; per rendere più stabile e duratura la compagine governativa, sarà richiesto un intervento diretto del Segretario del PD, per cui Renzi non potrà esimersi dall’assumere la guida del Governo, sostituendosi in tal guisa a Letta e dando vita ad un’esperienza rilevante a Palazzo Chigi, che dovrà accompagnare il Paese, almeno, fino alla primavera del 2015.
Delle tre possibili soluzioni, certamente quella meno traumatica è la prima: la nascita di un Governo Letta bis, infatti, pur ipotizzando una soluzione di continuità nella composizione dell’organigramma del nuovo Esecutivo, di fatto cristallizzerà la situazione odierna, per cui il partito di Berlusconi continuerà ad essere forza di opposizione e non ci sarà un sostanziale mutamento della maggioranza, che sostiene il Governo, formata da PD, UdC, Scelta Civica e NCD.
L’eventuale ascesa, invece, di Renzi produrrà cambiamenti notevoli, sia all’interno delle Aule parlamentari, sia all’interno del PD. Diventa difficile, infatti, ipotizzare la nascita di un nuovo Esecutivo, presieduto dal Segretario Nazionale del Partito Democratico, che non venga anche sostenuto da Berlusconi, visto che con quest’ultimo Renzi, non più tardi di un mese fa, ha definito l’accordo per la riforma della legge elettorale e per il cambiamento della Costituzione, almeno relativamente al Titolo V e alle prerogative e modalità di elezione dei componenti del Senato.
Quindi, la nascita di un dicastero, guidato da Renzi, riporterebbe nel solco della maggioranza governativa quel partito, Forza Italia, che ne era uscito nello scorso mese di novembre, a seguito della decadenza di Berlusconi dal seggio di Palazzo Madama.
Anche dentro il PD non mancherebbe, certamente, uno scossone importante; non si può dubitare che l’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi modificherebbe non poco la governance del Partito Democratico, visto che il Segretario del principale partito italiano, divenuto finalmente Presidente del Consiglio, inevitabilmente dovrebbe delegare poteri e competenze, all’interno della sua forza, alla minoranza che - non casualmente ed in modo sorprendente - lo ha candidato ufficialmente al Premierato.
Sarebbe l’ennesimo ribaltone a distanza di pochi mesi; infatti, nel giro di non più di novanta giorni, muterebbe l’ospite di Palazzo Chigi e, soprattutto, il partito principale del Centro-Sinistra italiano sarebbe soggetto a nuovi venti di cambiamento, in vista della nascita di una leadership più assembleare e meno monocratica di quella che, oggi, assicura Renzi privo ancora dell’incarico di Presidente del Consiglio.
I segnali di cambiamento non mancano: Confindustria ha dato il benservito a Letta, attraverso le parole di fuoco pronunciate dal suo Presidente, Giorgio Squinzi, mentre è noto da tempo che i sindacati, soprattutto la C.G.I.L., non sarebbero contrari, in linea di principio, ad un nuovo Governo, presieduto dal massimo responsabile del P.D.
Anche i media contribuiscono, in modo decisivo, a condurre in porto un’operazione simile: Santoro, ad esempio, ha dato un sostegno manifesto al Premierato Renzi, attraverso le critiche piovute su Letta nel corso della trasmissione Servizio Pubblico dello scorso giovedì.
È evidente che sia in atto un’operazione di ridefinizione di equilibri politici molto sottili e delicati, tanto più in un momento storico – come quello che viviamo – caratterizzato dalla crisi economica e da un atteggiamento di forte sfiducia degli Italiani verso i propri rappresentanti parlamentari.
Renzi si gioca, in questa partita, una buona fetta della sua credibilità ed, in particolare, può mettere in serio dubbio il suo stesso futuro; infatti, come le esperienze storiche di De Mita e di D’Alema insegnano, quando un Segretario nazionale scalpita per andare a Palazzo Chigi e per sostituirsi, dunque, ad un proprio compagno di partito o di cordata, rischia poi seriamente di perdere appeal, perché le stesse forze, che lo sostengono nell’ascesa, poi ne determinano il crollo vertiginoso, tanto più in prossimità di competizioni elettorali di significativa importanza.
Nel caso renziano, prevarrà la saggezza o l’istinto e l’ambizione?
Il sindaco di Firenze preferirà rimanere un altro anno ai vertici dell’Amministrazione Civica del capoluogo toscano ovvero non saprà resistere alla tentazione e darà l’assenso al suo avvento ai vertici del Governo nazionale, attraverso l’ardita operazione parlamentare prima descritta?
I prossimi giorni ci diranno qual è la forza e lo spessore politico di un leader apprezzabile che, cresciuto assai rapidamente, rischia ora di subire danni dalla sua eccessiva sovraesposizione mediatica.
Rosario Pesce
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