Se ha ragione Cirino Pomicino…
Siamo giunti al paradosso: un insigne e chiacchierato rappresentante della I Repubblica , l’on. Cirino Pomicino, rilasciando un’intervista al Corsera, ha formulato dichiarazioni molto forti – ma, anche, pienamente condivisibili – circa la proposta di riforma della legge elettorale avanzata, congiuntamente, da Berlusconi e da Renzi, dando così una lezione di democrazia ai protagonisti odierni della scena parlamentare.
L’ex-leader andreottiano, infatti, ha paragonato – mutandis mutatis – il disegno di legge attuale alla legge Acerbo, fortemente voluta da Mussolini nel 1923 per disciplinare le elezioni generali dell’anno successivo. Quel meccanismo elettorale prevedeva un sostanzioso premio di maggioranza in favore del partito, che avesse raggiunto, almeno, il 25% dei consensi: questo avrebbe conseguito i 2/3 dei seggi disponibili, avendo in totale dominio la Camera dei Deputati.
Il dispositivo odierno, ideato dai leaders dei due principali partiti italiani, restituirebbe un Parlamento non dissimile da quello che si creò per effetto del voto del 1924: con una soglia molto bassa – qual è quella del 35% - è molto probabile che ci possa essere un vincitore già al primo turno in grado, dunque, di incassare il premio di maggioranza, che lo porterebbe ad ottenere il 55% dei seggi. Non è inverosimile che i tre partiti più grandi (Forza Italia, PD, M5S), alleandosi con liste che non raggiungeranno poi la soglia del 5%, possano trionfare anche con una percentuale inferiore al 35%, per cui 1/3 circa di voti si tramuterebbe in quasi 3/5 dei seggi camerali.
Evidentemente, ci troveremmo di fronte ad una sproporzione, che inficerebbe non poco il livello di rappresentatività del prossimo Parlamento: un siffatto dato verrebbe viepiù aggravato dal fatto che agli elettori italiani non sarebbe data la chance di eleggere il deputato, visto che le liste sarebbero bloccate – stando al disegno approdato in Commissione – e le primarie sarebbero solo un’opzione a disposizione dei partiti e non un obbligo, esplicitamente, previsto per legge. Infine, non dimentichiamo che la soglia di sbarramento per i partiti non coalizzati è prevista all’8%, per cui una formazione, che dovesse prendere ad esempio il 7,5% dei consensi, equivalenti a circa 3 milioni di voti, rimarrebbe fuori dalle aule parlamentari, senza neanche poter vantare il diritto di tribuna.
È possibile che le istanze di governabilità – pur legittime e pienamente condivisibili per un verso – possano determinare il sacrificio così manifesto di quelle inerenti al grado di rappresentatività democratica della più importante Assembea elettiva del nostro Paese?
La proposta di Cirino Pomicino è chiara, anche se non ci convince del tutto: introduzione del proporzionale tout court, senza alcun premio di maggioranza, con una soglia di sbarramento al 4-5% per evitare la frammentazione della rappresentanza popolare.
Ben più convincente ci sembra, invece, la proposta dei costituzionalisti, capeggiati da Rodotà, che, nel criticare aspramente il disegno di legge di Renzi e Berlusconi, avanzano ipotesi di doppio turno, senza alcuna previsione di premio di maggioranza al primo turno, ed auspicano altresì la reintroduzione della preferenza attraverso o l’eliminazione delle liste bloccate o il varo dei vecchi collegi uninominali, alla maniera del Mattarellum, che – sia pure entro una logica di tipo maggioritario – assicurava, certamente molto meglio dell’Italicum, il giusto equilibrio fra governabilità e rappresentatività della democrazia parlamentare, mono o bicamerale.
Saranno i nostri partiti – impegnati in un aspro dibattito al loro interno - in grado di emendare in Parlamento una legge che rischia di causare danni rilevantissimi al nostro sistema democratico?
Sarà il PD capace di indicare e di concretizzare un percorso legislativo diverso da quello, sciaguratamente, tracciato dal compromesso fra Renzi e Berlusconi?
Si eviterà, dunque, una svolta potenzialmente antidemocratica, che può lasciare diversi milioni di Italiani privi di una giusta rappresentanza nel luogo dove, per antonomasia, si forma la sovrana volontà politica repubblicana?
Rosario Pesce