L’obbligo morale e civico della memoria
Domani si festeggerà la Giornata della Memoria e, con essa, si celebrerà l’anniversario dell’apertura dei cancelli dei campi di sterminio nazisti, avvenuta nel gennaio del 1945. Una data importante e densa di significato, visto che l’antisemitismo non è mai scomparso del tutto dalla nostra società, sia da quella europea, che da quella italiana in particolar modo.
Gli episodi di cronaca dell’altro giorno – l’invio oltraggioso ed offensivo di teste di maiale alla Sinagoga, al Museo Ebraico e all’Ambasciata di Israele a Roma – dimostrano bene quanto l’emergenza non sia passata: l’Italia non è, ancora, un Paese pacificato e, per dirla senza giri di parole, cova nel suo ventre molle una spinta antisemita fortissima, quanto assai pericolosa, che deve essere eradicata prima che possa attecchire e fare, così, proselitismo fra giovani non istruiti e sbandati, che sono alla ricerca di una bandiera – qualunque ne sia la matrice ideologica – nella quale identificarsi e per la quale essere pronti a compiere qualsiasi possibile nefandezza contro l’umanità ed i propri simili, non avendo essi alcuna percezione né culturale, né morale del Male assoluto.
Per molti anni, le commemorazioni della Shoah ci hanno restituito un’immagine di apparente unità, anche, delle forze politiche e parlamentari: è giunto, forse, il momento che la retorica ceda, però, il passo ad azioni concrete, mirate ad eliminare, sin dalla radice, fenomeni sociali eversivi e, potenzialmente, estremamente gravi.
È ipotizzabile, ad esempio, che la legislazione penale, in materia di reati a sfondo razziale ed antisemita, venga inasprita?
È auspicabile, infatti, che vengano previste pene ben più dure per chi ha ideato, ad esempio, atti deplorevoli e di pessimo gusto, come quello consumatosi, ieri, nella capitale.
È, altresì, ipotizzabile che ci sia un investimento, ancora più sostanzioso, da parte dello Stato – congiuntamente ai gruppi economici ed editoriali italiani più importanti, notoriamente sensibili a tematiche simili – affinché la divulgazione storico-culturale sia più diffusa e sistematica di quanto non sia, già, stata negli ultimi decenni: molti, purtroppo, sono i giovani che non conoscono la gravità dei fatti messi in essere dai Nazi-fascisti, a cavallo tra la fine degli anni Trenta del secolo scorso ed il Secondo Conflitto Mondiale.
Non a caso, fra i banchi di scuola ed i luoghi del divertimento e del tempo libero dei nostri adolescenti, sovente appaiono inquietanti simboli nazisti (svastiche, croci celtiche, ecc.), a cui non viene attribuito il giusto peso: sono fenomeni, questi, che non vanno assolutamente minimizzati, in quanto l’esplosione della crisi economica, oltreché una grave disinformazione di base possono determinare il riacutizzarsi di un’ondata feroce di antisemitismo, che potrebbe confondersi con altri eventi discriminatori altrettanto infidi, come quelli - genericamente a sfondo razziale - contro le varie minoranze presenti sul territorio nazionale.
Non solo il mondo della scuola, ma anche quello dei mass-media deve intensificare la propria iniziativa contro l’insorgere di dinamiche simili, nemiche dichiarate dell’agire collettivo e della pace sociale.
In tal senso, la difesa e la diffusione della memoria non costituisce solamente un’opportunità, ma deve essere un obbligo, di cui deve sentirsi investito ciascun cittadino - sia nella dimensione privata, che in quella pubblica - allo scopo di costruire una società, finalmente, migliore di quella che sta nascendo in questi primi anni del XXI secolo.
È una scommessa, questa, che riusciremo a vincere?
Rosario Pesce