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L’Italia si riconosce in Papa Francesco...

Quando un Paese vive un periodo di rilevante difficoltà economico-sociale, tende ad affidarsi naturalmente ad un punto di riferimento morale, che diventa fattore di coagulazione delle migliori energie di quel popolo e, soprattutto, diviene modello da seguire, da emulare o, comunque, viene avvertito come valore condiviso, che – in forme varie – può informare l’azione di ciascuno, in vista di un fine compartecipato e giudicato come prioritario da tutti. 
In Italia, nonostante la gravità della condizione odierna, non si riesce a fissare un punto di riferimento comune per gli oltre sessanta milioni di nostri concittadini: la politica, che dovrebbe svolgere questa funzione nobile, è arrivata al livello minimo di consenso, per cui i vari leaders, vecchi o appena emergenti, sono personalità che recano con sé una straordinaria capacità divisoria, tendono ad allontanare dalla vita delle istituzioni rappresentative il cittadino comune, che è divenuto, ormai, insofferente a quella che i Greci reputavano essere l’arte principale dell’uomo. 
In tale momento storico, è – pertanto – necessario individuare un elemento di aggregazione, se si vuole evitare che le spinte disgregatrici prendano il sopravvento su quelle unificanti; a tal proposito, mi pare che il 2013 ci lasci in eredità una figura che può ambire, assai autorevolmente, ad assurgere al ruolo di referente morale per una popolazione intera, lacerata dai conflitti ed inviperita dalla povertà crescente: mi riferisco, evidentemente, a Papa Francesco. 
Chi scrive è, notoriamente, laico e, quindi, mai riproporebbe uno schema politico neo-guelfo per l’Italia: non si tratta, certo, di tornare al Medioevo o di immaginare un ruolo supplente, da parte della Chiesa, vista l’assenza dello Stato, che appare – troppo spesso – poco autorevole e per nulla credibile nel rapporto con i suoi cittadini. 
La nostra società si è fortemente laicizzata nel corso degli ultimi trent’anni, per cui lo stesso sentimento religioso si è trasformato in modo considerevole: gli Italiani non sono più bigotti, come lo erano nell’immediato dopoguerra, ed in particolare hanno imparato a fare scelte autonome dalla Chiesa in molti ambiti della vita, comunitaria e privata. Basti pensare alle svolte politiche, che vennero promosse con successo negli anni ’70, in materia di aborto e di divorzio, e alla maggioranza silente che, presente nel nostro Paese, ha idee diverse, da quelle del catechismo ufficiale e della dottrina ecclesiastica, in tema di bioetica e di scelte individuali relative al “finis vitae”. 
Si consideri, poi, che - in virtù dell’arrivo degli immigrati nord-africani ed asiatici - la percentuale di adepti del Cattolicesimo, nel nostro Paese, è scesa repentinamente, lasciando spazio – com’è giusto che sia – ad altre confessioni religiose, che svolgono una funzione sociale non meno importante di quella assolta, per diversi secoli, dal Cristianesimo Romano in regime di assoluto monopolio. 
Eppure, nonostante siffatte dinamiche, Papa Francesco ha conquistato la stragrande maggioranza dei nostri concittadini, credenti o meno, religiosi e laici, cristiani o seguaci di altre confessioni. 
L’elemento, che evidentemente affascina nella sua personalità, è rappresentato dallo spirito francescano, che, non essendo mai retorico o costruito ad arte, si alimenta di gesti semplicissimi, quotidiani, autenticamente vissuti, determinanti nel riavvicinare le persone alla Chiesa, in un periodo nel quale pure essa, a causa degli scandali finanziari e a sfondo sessuale, aveva perso appeal e credibilità di fronte alla pubblica opinione, italiana e mondiale. 
L’anello d’argento, anziché quello d’oro portato al dito; le frequenti uscite notturne dal Vaticano per porgere le elemosine ai senza-tetto; le telefonate di conforto a casa degli Italiani; le parole, intrise di spirito pauperistico, pronunciate durante le celebrazioni; la religiosità intensa, che si arricchisce di un linguaggio diretto e comprensibile, anche, da chi non ha una cultura forbita e ricca, sono tutti fattori che fanno sentire Papa Francesco come uno di noi: esattamente, il contrario di ciò che accade con i politici, che vengono percepiti, invece, come “casta”, lontana moralmente e fisicamente dalle sofferenze delle persone comuni. 
Il 2013 lascia in eredità, quindi, uno straordinario patrimonio culturale e morale, da cui l’intera nazione (e non solo il ceto politico, che ne è la più fedele cartina di tornasole) dovrà ripartire, se vorrà emendare i suoi istinti belluini peggiori: all’alba del nuovo anno, noi Italiani saremo capaci di dare inizio ad un siffatto cambiamento copernicano? 

Rosario Pesce

 

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