Logo

Capire la società italiana…

La Repubblica di stamani pubblica un articolo interessantissimo di Ilvo Diamanti, che – come sempre – è in grado di fotografare, esattamente, la condizione del nostro Paese, illuminandoci circa tendenze e gusti degli Italiani. 
Dal suo ultimo studio emergono dati inquietanti, che fanno risaltare l’immagine di una popolazione ben poco attenta al consolidamento della democrazia politica ed economica e, soprattutto, scarsamente interessata alla tutela e alla salvaguardia del Bene comune. 
Quattro sono i riferimenti statistici dell’indagine di Diamanti, che vanno presi in considerazione: 
1. Dal 2005 ad oggi cambia radicalmente la richiesta rivolta dagli italiani allo Stato, che dovrebbe, secondo il parere dominante odierno, diminuire le tasse piuttosto che potenziare i servizi socio-sanitari. 
2. La propensione verso la fruizione dei servizi, offerti dal privato piuttosto che dallo Stato, aumenta vertiginosamente dal 2008 ad oggi, attestandosi intorno al 26% contro il 21% di sei anni or sono. 
3. La fiducia nelle istituzioni politiche e di governo scende in modo molto repentino, dal 2005 al 2013, attestandosi al 24% attuale contro il 41% del 2005. 
4. Gli Italiani, che immaginano ci possa essere una democrazia senza partiti politici (convincimento che rappresenta, evidentemente, un ossimoro), crescono dal 42% del 2008 fino all’odierno 48,5%. 

Come si può intuire, nel Paese si consolida l’idiosincrasia verso il ceto politico, in qualche modo giustificabile per i copiosi e reiterati fallimenti, che la Destra e la Sinistra sono state capaci di promuovere nel corso dell’ultimo ventennio: grave, però, è il fatto che una simile – pur legittima – sfiducia finisca per coinvolgere tutte le istituzioni – europee ed italiane, centrali e periferiche – dell’U.E. e dello Stato nazionale, che – in quanto Res Publica – dovrebbero essere sottratte, invece, alla delegittimazione derivante dal comportamento, sovente non consono ai crismi auspicabili della pubblica moralità, di questo o di quel deprecabile rappresentante politico, di questo o di quel corrotto dirigente della Pubblica Amministrazione. Altrimenti, se non si è in grado di cogliere la differenza fra l’istituzione e la persona fisica, in cui essa si immedesima, si corre davvero il rischio – come si dice in gergo – di “gettare il bambino con l’acqua sporca”. 
Peraltro - fenomeno impensabile pochi decenni fa - cresce il desiderio del privato: la scuola, così come la sanità, che dovrebbero essere i capisaldi dell’offerta statuale, cadono in un progressivo ed immeritato discredito, per cui gli Italiani sembrano favorire i servizi offerti dal privato, benché recenti ed autorevoli statistiche abbiano dimostrato - ad esempio - quanto, nel settore dell’istruzione secondaria di II grado, l’offerta pubblica sia di gran lunga migliore e più credibile di quella erogata dal soggetto paritario, spesso messa sotto accusa, finanche, dalla Magistratura penale. In tal senso, preoccupante è la richiesta che gli Italiani muovono allo Stato: preferiscono pagare meno tasse e, quindi, finanziare in proprio l’accesso a siffatti servizi fondamentali, piuttosto che richiedere – come sarebbe più ovvio – il miglioramento ed il potenziamento della qualità di quelli pubblici. Il loro atteggimento non appare per nulla giustificabile, benché siano del tutto disincantati e scarsamente fiduciosi nella possibilità – anche, solo, meramente teorica – che lo Stato possa, in futuro, migliorare vieppiù la propria offerta. 
Inquietante è, infine, il convincimento che possa nascere una democrazia senza partiti (lo ritiene possibile il 48,5% del campione preso in esame), come se la democrazia fosse compatibile con il regime dell’uomo forte; non a caso, essi optano per un sistema istituzionale edificato all’insegna del principio della democrazia diretta, ritenendo vecchia ed obsoleta la democrazia rappresentativa, che viene – più o meno consapevolmente – associata, da loro, alle clientele e alle ruberie di ogni tipo consumate, negli ultimi decenni, dai vari Fiorito di turno.
Il quadro – come si può arguire – non è confortante: gli Italiani sono ragionevolmente sfiduciati; in qualche modo, però, cresce il loro egoismo ed un malcelato spirito autoritario – che sembrava sopito nei momenti migliori della storia repubblicana – torna a pervadere tutti i ceti sociali, sia quelli che potrebbero trarre vantaggi sostanziali da un irrigidimento della democrazia, sia quelli che potrebbero, invece, subire danni ulteriori dalla nascita di un regime illiberale ed antidemocratico. 
D’altronde, non meno inquietante è il fatto di cronaca politica più recente: un autorevole affiliato della criminalità organizzata - sia pure pentito da molti anni – ha invitato gli Italiani, dagli schermi televisivi di una nota e seguitissima trasmissione, a non votare più o, comunque, ad assecondare l'ondata di antipolitica, esistente nel Paese, forse solo perché la "vecchia" politica – almeno quella vincente dal 1994 ad oggi – non sarebbe più in grado di offrire alle organizzazioni criminali le garanzie, che avrebbe offerto nel corso dell'ultimo ventennio. 
Il Paese è giunto, quindi, ad un punto di non-ritorno: è necessario che venga stipulato, a breve, un nuovo Contratto Sociale fra i cittadini e le istituzioni rappresentative, allo scopo di evitare che un eccessivo scollamento, fra gli uni e le altre, faccia cadere l’Italia in una condizione di disagio così forte, irreversibile e diffuso, da determinare spinte centrifughe e pericolose derive, manifestamente anti-democratiche. 
Chi, oggi, è al vertice dello Stato e, soprattutto, dei partiti e delle organizzazioni sindacali e politiche riuscirà ad interpretare siffatti segnali e dar loro un esito, finalmente, soddisfacente? 

Rosario Pesce

 

Condividi quest'articolo

Altri articoli di Politica


Atripalda, aggiudicati i lavori.

Sono stati aggiudicati i lavori del secondo lotto per la sistemazione idraulica e la riqualificazione ambientale del fiume Sabato, lungo il tratto urbano di Atripalda. È stata pubblicata sull’albo pretorio della Provincia la d[...]

Contattaci

  • Telefono: 347/ 5355964

  • Email: solofraoggi@libero.it

  • Email: ilcomprensorio@libero.it

Seguici