Un Natale diverso…
Passeggiando per le strade della mia città, ieri mattina, mi sono imbattuto in uno spettacolo assai triste: una donna rom, ferma probabilmente da molte ore davanti all’ingresso di un negozio, piangeva ininterrottamente, mentre chiedeva l’elemosina, nell’assoluta indifferenza dei passanti che le avevano depositato nel bicchiere, che reggeva tremante, pochissimi centesimi. È stata una scena, che mi ha riportato alla mente la sequenza del celeberrimo film di De Sica, “Umberto D.”, che ritraeva il pudore del protagonista, accompagnato dalla sua fedele cagnetta, mentre tentava di stendere la mano per elemosinare qualche lira.
Le due scene, pur diverse fra loro per intensità emotiva, hanno un medesimo contenuto: la povertà, purtroppo sempre più crescente nella società italiana. Non dimentichiamo, infatti, che il film del regista napoletano ritraeva le miserie dell’Italia appena uscita dal secondo conflitto mondiale, mentre oggi pare che, sul nostro Paese, si sia abbattuta la tragedia di un terzo conflitto mondiale, non combattuto con le armi convenzionali, ma realizzato con gli strumenti, ancora più diabolici e pericolosi, della spregiudicata finanza nazionale e di quella internazionale.
L’economia italiana, nell’ultimo quinquennio, ha fatto segnare sensibili passi indietro: il livello di consumi è tornato ad essere quello degli anni ’80, mentre il carico fiscale crescente erode quel po’ di potere d’acquisto ancora esistente; il Paese si regge su uno stranissimo stato sociale: quello dei nonni e dei genitori più anziani, che, percettori di pensioni, possono finanziare le attività dei propri figli e dei propri nipoti. Cosa potrà essere della società italiana fra 10 anni, quando questi redditi non ci saranno più, non è dato sapere: i lavoratori (quei pochi che potranno dire di avere, ancora, un lavoro non saltuario e precario) avranno uno stipendio bloccato e poco al di sopra, forse, del reddito di mera sussistenza; i pensionati, che frattanto avranno lasciato il lavoro e potranno percepire solamente una pensione calcolata con il metodo contributivo, avranno un reddito mensile incapace di finanziare le proprie attività e, quindi, quelle dei propri parenti più stretti.
Cosa succederà? La perdita di credibilità della politica farà sì che l’area del bisogno, sempre più ampia e diffusa, non avrà interlocutori validi: i pensionati privi di una pensione dignitosa, i lavoratori privi di un lavoro stabile ed equamente retribuito, i giovani privi di una prospettiva lavorativa soddisfacente, cosa faranno?
Lo Stato, nei prossimi anni, dovrà – in virtù del fiscal compact – procedere, ad un tempo, ad una politica di riduzione ulteriore dei servizi, che attualmente eroga, e di intensificazione della leva fiscale, pur di far fronte agli obiettivi di risanamento della finanza pubblica: frattanto, la risorsa più importante del nostro Paese – il turismo – sarà stato svilita ulteriormente dall’inquinamento e dall’incuria, che caratterizza lo stato di conservazione delle opere d’arte e dei siti archeologici presenti sull’intera penisola.
È necessaria, con l’inizio del 2014, una svolta: è giusto che la nuova classe dirigente italiana, ringiovanita sensibilmente dopo le vicende politiche del 2013, imprima un cambiamento forte e radicale, anche allo scopo di sconfiggere le spinte populistiche, alimentate da chi ha interesse, per mere ragioni elettoralistiche, a descrivere un quadro dell’Italia odierna, ancora, più impietoso di quello che, effettivamente, è.
L’Europa deve e può darci una mano, non solo intensificando i flussi di denaro verso l’Italia - utili a finanziare attività, che altrimenti non potrebbero essere realizzate con i soli fondi nazionali, ormai sempre minori - ma soprattutto allentando la morsa dei vincoli finanziari e consentendo, così, al Governo e agli Enti Locali di produrre investimenti e ricchezza, attraverso un meccanismo controllato di debito virtuoso.
Evidentemente, il primo fattore dello sviluppo e della rinascita dovrà essere rappresentanto dal sentimento di fiducia, che gli Italiani sapranno esprimere verso la propria capacità di iniziativa e verso l’operato della classe dirigente nazionale: se verrà meno tale atteggiamento, qualsiasi legittima speranza di miglioramento non potrà che essere vanificata ab imis.
Rosario Pesce