Serino. LA FORTUNA DEI POLITICI ITALIANI: LA GENTE QUI E’ STATA SEMPRE EDUCATA ALLA RASSEGNAZIONE
Siamo tutti come i fontamaresi, Ignazio Silone aveva ragione, ha definito
attraverso l’aspetto letterario un’area filosofica, non solo territoriale,
quella meridionale in generale. Interpretandolo e senza pretendere di carpirne
attraverso le opere una verità assoluta, si potrebbe fare una riflessione.
Chi siamo? La logica della curvatura rassegnata, del farsi cadere i denti per
risparmiare, del non reagire mai. Del “pane e governo pane eterno” e del
bussare con i piedi dinanzi alle porte del potere, finché ci sono porte?
Adesso
sono chiuse! Ci può essere fede individuale, ma non c’è certezza che l’aiuto
possa venire dal cielo. E così siamo noi forse, con quella paura atavica di
essere sempre allineati e coperti, figli di quella letteratura, abbiamo
compreso la nostra posizione subalterna, ma incapaci di reagire. I migliori se
ne stanno andando. Ignazio Silone, basterebbe parafrasarlo nelle sue
meditazioni, è un dipinto di scrittura che pare venirci incontro. Siamo sempre
stati considerati un educatissimo gregge, ci accontentiamo di poco, in attesa
del nostro piccolo spazio singolo, poco importa il prezzo. Storicamente chi
era diverso appariva quasi una pecora nera, forma stonata, ribellistica
presenza. Parlare di dignità, di non compromesso, quasi una roba da perdenti.
Uno così, un guaio per le più pazienti madri. Denigrato e pacche forti sulle
spalle per svegliarlo e dirgli:” Piegati, striscia che conviene sempre!”.
Abbiamo strisciato come popolo, con pazienza dunque. Inginocchiarsi sempre,
senza nemmeno vergognarci più di tanto, lo facevamo per una giusta causa: il
pane. Era per il bene, un atto di clemenza liberatoria, per un giusto lavoro,
per il piacere di sentirsi paradossalmente liberi, e ora non c’è nulla. Tutto
peggiora lo stesso. Un inginocchiarsi metaforico che in maniera chiara faceva
e
fa comprendere: ”non ci lamenteremo mai…siatene certi”. All’improvviso tutto
è
cambiato: adesso viviamo senza speranza, la festa è finita e i dolci sono
spariti. Ignazio Silone, un grande. Una penna profetica. Ha chiarito con
umiltà
e semplicità il nostro rapporto con il potere, contraddittorio,opportunista al
punto giusto, ora sottomessi, ora impulsivi. Adesso che il declino appare
sempre più esuberante chi gestisce il potere rimane chiuso in se stesso, non
si
lascia quasi notare. Chi si trova adesso fuori, senza una chiara andatura
lavorativa, si accorge con amarezza e vena d’incubo che è solo. E’ come quando
ognuno di noi chiude la propria porta di casa dopo aver passato un guaio in
famiglia e appura alla fine di essere isolato. Nonostante tanta rassegnazione
dunque, abbiamo fatto la fine dei “MANGIATORI DI PATATE” di Van Gogh. Simili a
quei contadini nel dipinto abbiamo ormai lo sguardo spento, consumati nella
fatica fisica e mentale, ma si va avanti nonostante tutto. Ricordando lo
scrittore abruzzese e cercando di interpretarne le parole: prima viene Dio,
ed
è risaputo, poi il potere degli uomini, padrone della terra, poi le guardie
del
potere, poi vengono i cani delle guardie del potere, poi nulla, ancora nulla,
e
alla fine vengono gli italiani. E si può dire che è finito.
UNIONE COMUNI SERINESI
ALESSANDRO GIOIA.