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La brillante vittoria di Renzi

La brillante vittoria di Renzi

La vittoria di Renzi, alle primarie del PD, ha portato finalmente un’aria nuova in quel partito: il rinnovamento, promesso dal neo-Segretario, rappresenta infatti la scommessa fondamentale per un partito, la cui classe dirigente sembrava ibernata dai tempi della I Repubblica. 
Il successo del sindaco di Firenze rappresenta, certamente, una novità dagli effetti ancora imprevedebili sullo scenario politico nazionale: è finito, nell’arco di una settimana, un periodo storico che, ormai, durava venti anni. L’espulsione di Berlusconi dal Senato e la successiva elezione del nuovo vertice del principale partito italiano chiudono, inevitabilmente, una stagione iniziata con il post-Tangentopoli ed inaugura una nuova fase della storia italiana: Renzi non è destinato a durare per breve tempo, ma sarà molto probabilmente un leader, che segnerà il prossimo ventennio della politica del nostro Paese. 
È finita, così, nel corso di una fredda domenica di dicembre, la stagione di D’Alema, Bersani, Finocchiaro e di quanti, ancora, in quel partito avevano legami molto, troppo forti con la tradizione del P.C.I., prima, e con quella dei Democratici di Sinistra, dopo. È finita la stagione della classe dirigente nata e formatasi prima della caduta del Muro di Berlino; è finita la stagione degli inciuci fra una Sinistra incapace di governare da sola ed una Destra bloccata dal conflitto d’interessi; è finita la stagione dei Governi di Larghe Intese; è finita la stagione del consociativismo della II Repubblica, ben peggiore di quello che, alla fine degli anni ’70, portò PCI e DC a governare insieme il Paese, in nome dell’emergenza internazionale e del pericolo brigatista. 
Nel corso di questa settimana è nato – senza retorica – un progetto nuovo di Stato ed un’idea diversa di Sinistra, a fondamento dei quali c’è una visione maggioritaria dei rapporti di forza, che dovrà portare i parlamentari ad essere eletti con la medesima legge elettorale dei sindaci e farà sì che il Governo possa essere ben più stabile di quelli degli anni terminali ed agonizzanti della II Repubblica. 
Le aspettative sono molte e sarà difficile per Renzi, forse, dare a tutte un esito concreto, ma è certo che le elezioni primarie della scorsa domenica hanno consentito al Partito Democratico di continuare ad esistere e ad essere presente nella società italiana, visto che un esito diverso avrebbe portato quel partito all’implosione e a scomparire in favore di movimenti demagogici ed anti-europeisti, che certo erodono consenso alle forze tradizionali dell’arco parlamentare. 
Il Paese ha un bisogno forte di governabilità e, soprattutto, di buon governo: per modificare la politica, sarà necessario immaginare un mondo dell’impresa diverso da quello attuale; un sindacato capace di cogliere le sfide economiche conseguenti alla globalizzazione; una società civile più partecipe ed, in particolare, più vicina alle esigenze di un mondo che ha, dal 1989 ad oggi, radicalmente mutato le categorie del pensiero politico dell’Ottocento e del Novecento. 
La vittoria di Renzi rappresenta un capitale, che andrà monetizzato quanto prima: compatibilmente con gli impegni italiani in Europa nel corso del secondo semestre del 2014, bisognerà rinnovare la compagine parlamentare attuale, ridando piena legittimità al potere legislativo, che deve ritrovare autorevolezza, anche, attraverso un passaggio elettorale con una diversa legge rispetto a quella cassata dalla Corte Costituzionale. In tal senso, sarebbe auspicabile che, nella prossima primavera, il voto amministrativo e quello europeo venga accompagnato dal voto per il rinnovo di Camera e Senato; poi, il nuovo Parlamento – quello nel quale il PD di Renzi avrà, probabilmente, un ruolo egemone – dovrà procedere a ridisegnare la Costituzione italiana, rinnovando profondamente istituzioni che sono il portato storico di una guerra civile – quale quella al Fascismo – che è lontana, anni luce, dalle istanze della società odierna. 
Bisognerà chiedere efficacia ed efficienza al lavoro del ceto politico, cioè bisognerà rivolgere ai politici italiani la medesima richiesta che, quotidianamente, gli Italiani formulano alla Pubblica Amministrazione; bisognerà svecchiare le istituzioni e creare un diverso sentimento di responsabilità in chi amministra, in nome e per conto del contribuente, il danaro pubblico e, soprattutto, sarà opportuno creare le nuove basi per un rinnovato patto di fiducia fra la Repubblica ed i cittadini. 
Così facendo, si salverà la democrazia e si salveranno le ragioni di una Sinistra, finalmente, post-ideologica e, compiutamente, post-comunista; altrimenti, Grillo, i Forconi ed altri movimenti, contigui con ambienti violenti, prenderanno il sopravvento ed il rischio per la legalità sarà altissimo. 
Ce la farà Renzi? Quanti gli daranno, effettivamente, una mano? 
Fondamentale sarà il sostegno di tutti: da Letta a Franceschini, da Fassino alla generazione dei nuovi sindaci democratici delle grandi città; se tutti remeranno nella medesima direzione, il PD sarà il partito della governabilità del prossimo ventennio e le spinte sovversive saranno sconfitte sul terreno della buona politica; altrimenti, davvero, si apriranno scenari inquietanti per un Paese, come il nostro, in preda ad una cronica crisi di fiducia in se stesso, prima ancora che di prospettiva economico-finanziaria. 

Rosario Pesce

 

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