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Disegno di legge urbanistica della Regione Campania: le mani sulle citta’

Sinistra Italiana della Campania esprime un giudizio profondamente negativo sul disegno di legge urbanistica dell’assessorato regionale, tuttora all’esame della IV commissione permanente.  Sebbene rimaneggiato il suo testo conserva un’ispirazione fondamentale del tutto inaccettabile.

La crisi in atto richiede scelte strategiche che contribuiscano alla svolta radicale verso un differente modello di sviluppo ponendo al centro la riduzione delle diseguaglianze sociali e la mitigazione delle emergenze ambientali. Il disegno di legge (ddl) appare invece orientato soprattutto al sistematico sostegno delle tradizionali attività del settore delle costruzioni e dei meccanismi parassitari dell’incremento delle rendite urbane e immobiliari.

Cancellando tutti gli avanzamenti tecnico-culturali degli ultimi decenni, il ddl propone di abbandonare il modello di piano della legge vigente per tornare a quello obsoleto del PRG della legge del 1942. Il piano della vigente legge 16/2004 fa prevalere la tutela a tempo indeterminato dei valori territoriali e dei diritti collettivi (componente strutturale) rispetto agli interessi economici individuali connessi con i progetti edificatori compatibili (componente operativa di breve termine). Nel PS/PRG proposto dal ddl si rischia, invece, che prevalgano gli interessi particolari più organizzati, che in ogni caso conquistano facilmente priorità attuativa, mentre le destinazioni pubbliche restano soggette a decadenza dopo cinque anni.

Il ddl abbonda nelle citazioni d’obbligo degli obiettivi più condividibili senza però disporre concretamente alcuna norma efficace per conseguirli. Esso dichiara, ad esempio, di perseguire il contenimento del consumo di suolo, ma poi stabilisce che basti affermare l’impossibilità di soddisfare le necessità insediative nelle aree già urbanizzate per legittimare nuove espansioni nei territori rurali mediante un “piano operativo” anche limitato ai soli suoli interessati.

Il ddl, aprendo il varco a oscuri intrecci tra affari e politica, sancisce la commerciabilità dei “diritti edificatori” prodotti dal piano e affida addirittura alla libera contrattazione fra le parti la quantificazione di “crediti edilizi” per i proprietari di suoli con destinazioni pubbliche. I quali, in caso di vincolo decaduto, vi potranno anche costruire opere “di interesse pubblico” (ad esempio, alberghi) difformi dallo strumento urbanistico.

Nelle more dell’approvazione dei piani conformi al nuovo testo, infine, il ddl riconosce – da subito e in deroga ai piani vigenti – cospicue premialità volumetriche nella ristrutturazione o sostituzione dei fabbricati esistenti o nella ristrutturazione urbanistica di aree urbane, strategiche, degradate o dismesse, di vastità discrezionale.

Un rilancio certamente in grande stile, ma delle rendite parassitarie e della speculazione edilizia.

Sinistra Italiana, confermando la propria contrarietà all’approvazione di un provvedimento così retrivo e dannoso, si impegna a contribuire alla elaborazione di proposte alternative all’altezza delle sfide cruciali in atto.

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