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Avanti con Renzi

L’evoluzione del quadro politico attuale è meritevole di una nostra analisi, visto che siamo nelle prossimità di un punto dirimente: il voto sulla decadenza del senatore Berlusconi dallo scranno di Palazzo Madama, che determinerà effetti rilevanti, qualunque sia l’esito della votazione. 
Appare evidente che, se il PD voterà compatto per l’espulsione di Berlusconi dalla vita parlamentare, si andrà consolidando quell’asse Letta-Alfano, che costruisce le sue fortune sul fallimento della vicenda ventennale del berlusconismo più rampante. Si rafforzerà, così, una maggioranza destinata a governare il Paese per il prossimo ventennio, fatta di personalità che si richiamano – in forme varie – alle esperienze passate del Centrismo, e che, di fatto, si costruisce su un asse di ferro fra una parte rilevante del PD e la minoranza, ex-democristiana ed ex-socialista, del PdL, che ha seguito Alfano e Cicchitto per ragioni di opportunità, più che per gli esiti autentici di un ragionamento politico, che avrebbe dovuto, piuttosto, condurla a votare la sfiducia al governo Letta nel corso dei primi giorni del mese di ottobre, pur di salvare il Capo da una fuoriuscita poco dignitosa dall’agone istituzionale. 
Se, invece, Berlusconi si salverà grazie ai voti dei traditori, presenti all’interno del PD, quel partito imploderà definitivamente, visto che un eventuale salvataggio del Cavaliere dimostrerà che il Centro-Sinistra italiano è succube del patron di Mediaset, come ha già dimostrato di esserlo, quando non è stato eletto Prodi al Quirinale nella scorsa primavera. 
In tal caso, il Partito Democratico – o ciò che ne rimarrebbe – si andrà a consegnare a Renzi, il quale, a maggior ragione, potrà affermare di essere l’unica personalità in grado di sconfiggere, per via politica, Berlusconi. 
Il dramma del nostro Paese è, però, altrove: la nostra contrarietà alle Larghe Intese non nasce da una pregiudiziale avversione ad una maggioranza spuria, ma dalla constatazione di difficoltà evidenti, che sono emerse vieppiù nelle settimane scorse. 
Due su tutte: la vicenda della morte tragica degli immigrati eritrei, davanti alle coste di Lampedusa, ed il varo della Legge Finanziaria. 
Non ce ne voglia il Presidente Letta, questi due episodi hanno palesato i limiti di un Governo che è bloccato da veti incrociati. 
Sulla vicenda degli immigrati, a nostro avviso, sarebbe stato necessario un intervento legislativo forte da parte dell’Esecutivo, con l’introduzione, attraverso la decretazione d’urgenza, di una nuova legislazione, che ponesse fine alle sconcerie della Bossi-Fini. 
Il Governo non poteva varare un decreto-legge per eliminare il reato di immigrazione clandestina? Non poteva cancellare quell’assurdo ed anti-umanitario divieto, che impedisce a qualsiasi cittadino italiano di aiutare, in mare, gli immigrati, perché – essendo questi parificati, in punta di diritto, a comuni criminali – qualsiasi forma di assistenza, nei loro riguardi, è associata alla figura giuridica di un odioso crimine? Probabilmente, gli atteggiamenti pietistici hanno una ricaduta favorevole, in termini di audience televisiva, ma è d’uopo, poi, intervenire con gli strumenti messi a disposizione dal diritto; d’altronde, se lo Stato italiano continua a non riconoscere le ragioni internazionali dell’immigrazione - per cui quei poveri disgraziati sono, tuttora, classificati giuridicamente al rango di criminali tout court - come può aspirare a ricevere un aiuto effettivo da parte dell’Unione Europea, che non si riduca ad una mera contribuzione finanziaria per far fronte alle prime esigenze di questi miseri esseri umani, appena sbarcati sulle coste italiane? 
Il dibattito sulla Legge Finanziaria, inoltre, disvela altre debolezze dell’Esecutivo: in un sol colpo, il Governo ha perso sia il consenso delle tre sigle sindacali, che quello di Confindustria, dal momento che è evidente a tutti che, a fronte di ulteriori sacrifici richiesti agli Italiani, non c’è un disegno strategico per far uscire il Paese dalla crisi economica e per farlo ripartire, come sarebbe necessario. La mancata abrogazione dell’aumento dell’I.V.A. e l’omessa riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti, che potevano essere finanziati con la reintroduzione, per l’anno corrente, dell’I.M.U. sugli immobili di grosso pregio e valore catastale, rappresentano due limiti, che certamente non consentiranno la ripresa dell’economia italiana, visto che l’effetto depressivo per il mercato sarà rimarcabile già nei prossimi mesi, prima della conclusione del 2013. 
Per tutte queste ragioni, è necessario dare una svolta al Paese e riportarlo ad una guida politica certa, i cui indirizzi siano chiari e non transeunti, come quelli di una maggioranza che mette insieme forze, evidentemente, incoerenti: quella, segnata da Renzi, appare l’unica strada percorribile per fare uscire il Paese dal cul de sac delle Larghe Intese e ritengo opportuno che tale sentiero, benché stretto ed accidentato, debba essere percorso in fondo, così da verificarne l’effettiva utilità sociale ed economica. 
Il Paese ha bisogno di un cambiamento radicale: questo potrà arrivare da una nuova tornata elettorale (ipotesi improbabile, invero, almeno fino a quando non muteranno gli indirizzi del Quirinale) o da un cambio di maggioranza parlamentare nell’attuale legislatura, nel solco di quanto è successo con l’elezione della Bindi alla Presidenza della Commissione Antimafia: certo è che il prossimo segretario del Partito Democratico, nonché tuttora sindaco di Firenze, potrà essere il grimaldello determinante per segnare una discontinuità nell’attuale scenario. 

Rosario Pesce

 

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