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Il PD non è morto, ad una condizione …

Il PD non è morto, ad una condizione …

 

Non è mai facile fare l’analisi di un voto amministrativo, tanto più quando questo si svolge subito dopo un passaggio politico delicatissimo, come quello vissuto con l’elezione del Presidente della Repubblica e la conseguente formazione del nuovo governo, che si sorregge sulla “strana” maggioranza PD-PdL. 
Mentre si svolge lo scrutinio e vengono ufficializzati i primi risultati, ci pare giusto fare una riflessione, che tiene conto soprattutto del dato di Roma, visto che l’elezione del sindaco della capitale, con il coinvolgimento di due milioni di cittadini, non è mai, di per sé, solo un fatto di mera natura amministrativa. 
Il risultato romano, orbene, mette in evidenza alcuni fatti essenziali: il PD non è morto, anzi riprende vitalità, in maniera indiscutibile, quando si affida a personalità, come Marino, che sono espressione della società civile e che, in questi mesi, hanno tenuto posizioni in linea con i sentimenti della base democratica: il candidato del P.D., infatti, si è distinto per le sue lotte appassionate sui temi della bioetica, cari alla tradizione radicale, e soprattutto per aver sostenuto l’elezione di Rodotà al Quirinale, mentre il suo partito, molto meno coraggiosamente, tentava l’accordo con Berlusconi, prima, sul nome di Marini e, poi, convergeva sulla riconferma dell’attuale Capo di Stato. 
Altresì, Marino non ha votato la fiducia al governo Letta, fornendo così un segnale molto forte, che andava incontro alle richieste dell’elettorato del P.D., contrario a qualsiasi governo di “Larghe Intese”. I voti, che egli ha ricevuto in modo copioso al primo turno, sono pertanto leggibili come il premio alla coerenza di un leader, che non ha ceduto alle sirene dei compromessi, di cui sono stati invece protagonisti i vertici della sua stessa formazione politica; inoltre, Marino con lungimiranza si è guardato bene dal coinvolgere, nella sua campagna elettorale, gli esponenti della segreteria nazionale democratica, sapendo bene che il discredito, caduto su di loro, poteva produrre solo effetti negativi sulla battaglia per il Campidoglio. 
Si potrebbe dire, dunque, che il Centro-Sinistra vince quando svolge, a pieno, il ruolo di alternativa al P.d.L. e all’apparato di potere berlusconiano? 
La risposta non può che essere positiva: l’opinione pubblica, votando convintamente Marino in alternativa ad Alemanno, entro uno schema bipolare molto forte, rafforzato viepiù dalla progressiva scomparsa del grillismo, ha indicato la strada a quanti dirigono oggi il P.D. a livello nazionale e, soprattutto, a quanti aspirano a farlo dopo la prossima competizione congressuale. 
Pur non dimenticando gli obiettivi meriti di Letta, le elezioni amministrative suggeriscono una verità, così lapalissiana, quanto possibile da concretare nell’immediato nella dinamica parlamentare: una forza di Centro-Sinistra, che aspiri ad interpretare una vocazione maggioritaria, non può governare il Paese con l’attuale Centro-Destra italiano, condizionato dai conflitti di interessi berlusconiani, che inevitabilmente minano l’azione dell’Esecutivo. Gli Italiani chiedono discontinuità: il nodo di Gordio dell’alleanza innaturale con il patron di Mediaset deve essere sciolto in tempi ragionevolmente brevi, anche passando attraverso momenti di aspro dibattito, quali quelli che, nelle prossime settimane, si verificheranno quando verrà presentata in Senato la mozione di decadenza, dal ruolo di parlamentare, per Berlusconi. 
Altresì, non è affatto concepibile che il PD., nato per favorire l’incontro di due culture, quella cattolico-democratica e quella socialista di derivazione ex-comunista, sostenga una proposta di riforma della legge elettorale che, non eliminando alla radice l’attuale sistema del Porcellum, obbligherà i due partiti principali a governare insieme, anche, nella prossima legislatura; l’elezione di sindaci, come Pisapia, Doria ed auspicabilmente Marino, impone di tornare ad un sistema maggioritario, che esalti le differenze fra Sinistra e Destra e che non le schiacci, invece, in una melassa indistinta ed autoreferenziale - qual è l’odierna maggioranza di Camera e Senato - come fa l’attuale sistema di voto per i due rami del Parlamento. 
Se il PD non seguirà il percorso segnato dal voto di ieri ed oggi e si lascerà blandire da un improbabile sogno neo-centrista, nutrito dalla speranza di una futura uscita indolore di Berlusconi dalla scena politica, esso diventerà sempre più marginale e residuale nella storia del nostro Paese, subendo l’iniziativa molto forte del suo alleato-avversario, così come è già successo nel corso degli ultimi tre mesi. 
Da domani, pertanto, si apriranno due ipotesi, sempre più nettamente differenziate fra loro, la cui discussione costituirà l’oggetto essenziale del dibattito congressuale: rimanere vittima di una mentalità proporzionalista, che degraderà prima in sudditanza e, poi, in complicità con le politiche e lo stile berlusconiano, oppure ambire a disegnare il campo ideale di un’area nuova, ad un tempo socialista e radicale, democratica e progressista, che - incarnata da una nuova dirigenza, non responsabile dei fallimenti dell’ultimo ventennio - sappia proporre un modello di società alternativo a quello narratoci, in questi anni, dalla odierna Destra italiana, probabilmente la meno avanzata culturalmente dai tempi di Cavour. 
Marino docet!!! 


Rosario Pesce

 

 

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