Tutte le volte che percorro le strade volendo spostarmi da Montoro a Salerno, attraversando Fisciano o San Severino, lungo le corsie invase dalla vegetazione della statale 88 o della Provinciale Turci, o della cosiddetta via dei Cavalli nella zona industriale di Fisciano, avvicinandomi al polo universitario, cresce in me un moto di angoscia e ribellione contro tutti gli amministratori che si sono susseguiti in questo comprensorio negli ultimi 30 anni. Noto con dolorosa amarezza che non esiste una sola strada decente, un marciapiedi, una pista ciclabile, un lampione, un albero, un segnale che porti verso la "Città universitaria". Solo accampamenti commerciali, artigianali o industriali e depositi improvvisati di containers che si susseguono disordinati e degradati, sino alle porte del polo universitario. Per non dire di paesini completamente distrutti come Canfora, Pizzolano, Villa, colline sventrate e stalle al posto di castelli o santuari come a Spiano. Provate a guardare questa valle dall'alto del ristorante "Villa Gloria": un devastante sfregio della natura dei luoghi. Non una sola linea, un bordo, un riferimento o un elementare disegno comprensibile di territorio urbano nella valle sottostante. Distintamente solo l'autostrada per scappare veloci verso altrove. Per non dire ancora di quello che sta diventando la Statale Dei Due Princioati tra San Severino e Salerno, o la provinciale via Giovanni Paolo II che collega San Severino a Fisciano. Il Far West del governo urbanistico del territorio... Tutto tace!
Solo sfruttamento selvaggio e primitivo: il "Sacco della Valle Irno"
L'università doveva essere la vera opportunità del nostro comprensorio, nel paesaggio tra Salerno ed Avellino, tra la Valle dell'Irno e quella del Sabato. Anche il programma comunitario per le aree interne 2020/30 individua nel paesaggio la risorsa più importante per una popolazione residente. Eppure, in quel luogo, il polo universitario, si concentra gran parte delle intelligenze del Sud!
Si fa formazione di livello avanzato, ricerca per la difesa del territorio, per lo sviluppo e per il progresso tecnologico, ricerca per la difesa idraulica.
Quale ricaduta nel comprensorio? Assolutamente niente!
Quando piove le strade si trasformano in canali, percorribili solo con mezzi anfibi.
A giorni si svolgerà nella città universitaria un seminario di presentazione di idee avanzate per i paesaggi, proprio in vista della nuova agenda comunitaria.
Pensate a quello che sarà il paesaggio della valle quando nel bel mezzo sarà realizzato anche un impianto di compostaggio di rifiuti di livello interprovinciale.
Bravissimi proprio, gli incapaci e spregiudicati amministratori, non solo fiscianesi!
Saranno stati capaci di trasformare l'oro in spazzatura.
Se solo fossero stati del minimo gusto! La Valle Irno sarebbe rimasto quel gioiello che tutti hanno conosciuto sino agli anni settanta quando passava nei Caroselli nazionali, quando De Filippo faceva cadere le stelle a Coperchia, quando si sceglieva per l'artigianato e l'operosita' più attenta, per le ceramiche, la lavorazione del rame o degli stucchi delle proprie chiese, e quando si sceglieva per i prodotti anche della sua terra.
I paesaggi sono i pensieri e il linguaggio dei popoli, gli uomini si comprendono e si riconoscono attraverso i segni del proprio paesaggio.
E siamo ancora in tempo per lasciare segni migliori. Purtroppo non possiamo più pensarci come generazione, ci resta il dovere di farlo come padri, avendo la forza è il coraggio di spenderci come seminatori, per il raccolto di quelli che verranno. Consapevoli e maturi per intendere il paesaggio come il frutto del tempo lungo, il tempo per il quale pochi hanno sensibilità essendo,i più, soggiogati dalle frenesie del consumismo di massa e degli effetti per se stessi. Eppure, come il frutto più atteso, anche il più prezioso. Siamo ancora in tempo, bisogna solo avere uno sguardo lungo, una vista acuta e il coraggio della dignità per avanzare a testa alta e rincorrere il tempo perso. Si può fare! "Cammina l'uomo quando sa bene dove andare"-Alexander Soldjenitzin, in Arcipelago C.
Agostino Landi