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L' imprescrutabile logica di "la Repubblica" contraria al nuovo governo

Caro direttore, mi trovo in grande difficoltà. Compro ogni mattina La Repubblica da molti anni (per lo meno trenta) ma questa è la prima volta che non condivido la linea politica del mio giornale. Perché è evidente che per La Repubblica questo governo avrebbe fatto meglio a non nascere e che sarebbe stato preferibile un ritorno alle urne. A rafforzare questa linea politica ci ha pensato il presidente onorario del gruppo Gedi Carlo De Benedetti che ad Otto e mezzo (su La7) ha detto, tra l’altro, che: 1) Non voterebbe la fiducia a questo governo. 2) Il premio del trasformismo va a Conte. 3)  Quello della falsità va a Renzi. 4) Il premio assoluto per incompetenza spetta a Di Maio. Mi sfugge la logica di questo atteggiamento (direi, anzi, che è imprescrutabile). Sembra che per La Repubblica il rischio di dare tutto il potere in mano a Salvini non conti niente. Ma sembra che non contino niente neanche l’atteggiamento positivo dell’Unione Europea, quella dei mercati e, perfino, quello di tutta la sinistra (riformista e radicale). Ci sarebbe bisogno che sul giornale si aprisse un dibattito approfondito sulle ragioni di questo atteggiamento ostile al nuovo governo.

Cordiali saluti

Franco Pelella

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