Suggestiva manifestazione di lettura dei testi di Eugenio Parella nel museo della civiltà da lui allestito e donato alla collettività, si è svolta nella serata di lunedì 26 agosto.
Sotto la direzione di Antonia Alfano e Mimmo Guarino, la manifestazione ha allietato la serata di un numerosissimo pubblico.
Aterrana si impreziosisce di una iniziativa che consolida la sua tradizione di borgo antico, scrigno di memoria e terra delle radici montoresi. In primo piano il patrimonio edilizio storico che diviene naturale scenario dei numerosi racconti attraverso la lettura magistrale di Carmine Iannone.
La manifestazione si è arricchita di numerosi interventi di libera riflessione da parte del pubblico. La tradizione dell'economia del bosco è lo scenario dei racconti dell'autore che, attraverso una raccolta di suoi scritti, rievoca il tempo della sua infanzia nella quale si può ritrovare una intera comunità. Sogni di una umanità adolescente che rincorre il volo, metafora della vita adulta, nelle mille avventure di una quotidianità, affatto digitale, di altre generazioni, vivono nei racconti brevi di Eugenio.
Sono i sogni della sua e della mia generazione, quella degli anni delle prime scoperte del consumismo, gli anni sessanta e settanta, la generazione prevalente del pubblico presente che, rapita dai propri ricordi, riflette sulla sua origine e sul tempo volato via.
Una riflessione che consolida il valore della memoria, il senso delle radici e il senso delle appartenenze ad un luogo di nobile origine. L'occasione non è il modo di rievocare o esaltare una società della fatica, molto spesso dello sfruttamento e della sofferenza, quanto piuttosto un'esperienza di recupero del ricordo per consolidare il presente e dirigere il futuro. Nella pienezza dell'attualità e nella prospettiva della conservazione e della valorizzazione di un borgo prezioso, dove ogni pietra, ogni sfumatura di grigio, ogni cornice sono le parole di un racconto, di una esperienza di narrazione di azioni sapienti nate nell'utilita' di uno scopo essenziale, la lotta quotidiana della vita contadina. Nelle prove di volo dei bambini di Aterrana, raccontate delicatamente da Eugenio, vive tutta l'ansia di una giovane generazione di raggiungere la propria vita adulta, prima che sia troppo tardi, nelle case oltre la collina dei propri sogni già sparite dietro le asperità del quotidiano.
Il borgo antico rivendica la sua dignità e il suo rispetto attraverso gli interventi dal pubblico che si esalta e si ritrova in ogni singolo racconto. Dalle stagioni che si inseguono attraverso riti e scoperte condivise sino alla memoria di luoghi perduti, quelli dei liberi bagni alle fonti ancora pure in cui vivevano nobili "carrarmati", i carapaci abbandonati dei granchi che sino agli anni settanta abitavano il torrente Solofrana. Stupefacente scoperta anche per me.
Dalla memoria dei vecchi alla tradizione del bosco, testimone ed interprete del tempo, quello che oggi sfugge nella distrazione digitale e nella frenesia del consumismo dei supermarket e del divertimento anfetaminico. Questa sera il tempo e avanzano nella calma del ricordo e delle rimembranze dolci, quelle in cui si vive e si rivive a costo zero, per il piacere di ordinare le proprie idee, ritrovare i propri sentimenti e ripartire per un nuovo viaggio verso un futuro di senso e di significati. Aterrana c'è, scrigno nobile e prezioso delle radici di Montoro, non potrà non continuare ad esserci attraverso il restauro conservativo e funzionale, con la valorizzazione urbana e storica, a testimonianza dell'antica e amorevole cultura di una comunità. Aterrana aspetta, dignitosa, percossa dal tempo ma ancora solida, con le sue corti, le finestre spalancate sulle fronde sapienti, non nasconde le sue ferite e anche qualche violenta offesa. Aspetta la sua chiesa per essere ricostruita, aspettano le sue facciate un attento restauro. Aspetta Aterrana di ritrovare un proprio ruolo in un programma di accoglienza e ospitalità attraverso il sostegno di una collettività competente, attenta, sensibile e solidale.