“il sogno solofrano”
Hanno ucciso l’Uomo Ragno ? Forse… no.
Passeggiando per le vie della città nei giorni della festa mi è venuto in mente lo splendido ed entusiasmante concerto tenuto a Solofra in piazza S. Michele (credo) nel mese di giugno 2002 dagli “883” (Max Pezzali) : non avevo mai visto una piazza così piena e un così pieno coinvolgimento “musicale”.
Sinceramente è stata una bellissima emozione collettiva.
Una vecchia canzone colpì in particolare la mia attenzione : “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” (del 1992) dove la cruda realtà sembra aver ucciso “l’uomo ragno” (che è in noi).
Da allora tante star si sono esibite e tanti mutamenti ci sono stati nella nostra comunità, nel nostro modo di vivere e di stare insieme ma ho pensato ancora “all’Uomo Ragno” e a quello che ha rappresentato e può ancora rappresentare .
Nei sogni dei solofrani non c’era “il posto fisso” ma L’IMPRESA, il desiderio di averne una propria (magari piccola), di lavorare in proprio : “a cunt mio” (orgogliosamente!).
Eravamo la “Svizzera del sud” (qualcuno ci paragonava addirittura “all’America”), il luogo dove moltissimi uomini, ribellandosi ad un destino migratorio e investendo sulla “propria pelle”, hanno realizzato “il sogno solofrano” e hanno fatto crescere una comunità vera, autonoma , “libera dal bisogno”.
Oggi forse abbiamo perso l’orgoglio, l’autostima, la capacità di coltivare i nostri sogni e la colpa non è solo della crisi economica.
Le difficoltà dei tempi, ma soprattutto le nostre paure “hanno ucciso l’uomo ragno” che è in noi (lo stesso della famosa canzone degli 883), ed insieme ai sogni “hanno ucciso anche le nostre realtà”:
Hanno “ucciso” le concerie : i conciatori sono diventati dei pericolosi “inquinatori”;
Hanno “ucciso” il conto terzi : i terzisti sono tutti sfruttatori e lavorano “in nero”;
Hanno “ucciso” l’edilizia : i solofrani sono tutti “costruttori abusivi” anche quando hanno le licenze;
Hanno “ucciso” il commercio: ai commercianti manca sempre qualche carta e non sono mai in regola ;
Hanno “ucciso” la festa e le tradizioni : “festeggiare” è diventata una “attività pericolosa”.
Hanno “ucciso” le “bancarelle”: gli ambulanti sono “spariti”, sono invisibili come gli yeti dell' Himalaya.
Hanno “ucciso” la nostra “voglia di fare”: le attività più che incentivate vengono “stoppate”.
Ci siamo lasciati sopraffare dalla crisi ma anche da un “clima di paura e di timore”.
Uomini e donne che, in appena 21,93 Kmq, hanno sconfitto l’emigrazione e creato una realtà “libera dal bisogno” paragonabile alla Svizzera e all’America, non possono essere ”trattati” come “soggetti pericolosi” per la collettività.
Come l’autore della canzone sono sicuro che l’uomo ragno è ancora dentro di noi , da qualche parte, a coltivare il sogno ……. l’Uomo Ragno non è morto ……. facciamolo venir fuori, nelle strade non c'è panico……….. bisogna uscire di casa ……... non c’è nessun guaio che ci aspetta dietro l’angolo ………..Siamo liberi cittadini di un grande paese libero.
mariomartucci