Desiderio di ricostruzione
I desideri e i movimenti restaurativi ai fini di riavere un solo Municipio di Montoro s’inquadrano in una recente retrospettiva storica di struttura polivalente delle comunità locali. Questi stessi problemi hanno altri Comuni italiani, e del Mezzogiorno in particolare. Per rimanere nella sola Campania faccio il caso di Nocera Inferiore e Nocera Superiore che comportò problemi identici più o meno negli stessi anni di divisione di Montoro.
A distanza di tempo ci si avvede che al di là delle questioni campanilistiche ( annunciate nell’opuscolo “Verso la città di Montoro”, vero piccolo “dossier” di storia municipale contemporanea) ciò che caratterizzò la suddivisione fu dovuto essenzialmente a fattori economici, fiscali, gabellari. A distanza di quasi duecent’anni è tutto cambiato, e i cittadini hanno ritrovato il bisogno di una realtà titolare unica e irripetibile, e che a loro è dovuta la possibilità di autodeterminazione, al caso con un referendum.
Dati Comunali antichi e recenti confermano le aspettative. Grandezza di territorio ha, per esempio, Mercato Sam Severino che per ritrovarsi diffusa fino a Nocera e Roccapiemonte avrebbe potuto generare simili diatribe. Non avvenne. Ancora, guardiamo ad Olevano sul Tusciano che posta ai confini di Eboli e Montecorvino ha saputo mantenere intatta la propria sovranità pur avendo frazioni lontane da un vero centro unico. Sovente comunità di poco spessore demico-economico decisero di aggregarsi con una semplice congiunzione grammaticale, o trattino, o partitivo, e così Cancello ed Arnone raccolse in un solo impianto titolare due contigui paesi con nomi diversi, oppure Baia e Latina, Trèntola Ducenta, Rocchetta e Croce, e potremmo continuare.
E’ tempo che i montoresi portino verso le Autorità costituite voleri ben precisi per la ripresa delle associazioni interne fra ceppi familiari e interpersonali simili, senza attendere che si decida al di sopra delle proprie teste come accadde in passato. E qui, spinto da considerazioni non molto diverse, faccio il mio caso, nel senso che non ho atteso a lungo che per Nocera cada tutto nel dimenticatoio, e in alcuni miei scritti ho riportato la dizione” Nocera Campana”, cioè unico motivo titolare anche in previsione della ricongiunzione.
Montoro sarebbe sulla linea, e per non confondersi con altri siti si accompagnerebbe ad una ripartizione onomastica, tipo” Montoro di Principato”, riunendo l’onorabile titolo di Principato Ulteriore entro cui fu all’epoca aggregata mentre prima era in Principato Citeriore. E voglio ricordare ancora una volta che tale antico titolo piglia nome proprio da Montoro, che per otto secoli contraddistinse le due potenti sub regioni campane, “Principatus ultra serras Montorii (attuali province di Avellino e Benevento), e “Principatus citra serras Montorii (l’enorme provincia di Salerno, che un dì includeva parte di rilievo della Basilicata).
Ovviamente ci si può pensare ad altro, ad es. “Montoro della Campania”, sul genere di Conza della Campania. Principale rimane il motivo dell’omogeneità territoriale , che contribuità a far rivalutare agli occhi dell’Italia e dell’Europa una realtà Municipale che ha al suo attivo anche i richiami monumentali. E mi riferisco “in primis” al castello, ignominiosamente mal tenuto, pieno stracolmo di erbacce e alberi, laddove che, in aree vicine, un’opera simile, il castello di Mercato San Severino, non solo fu comprata da quel Municipio ma è oggi meta di visite guidate con competenza e ricchezza di particolari. Ciò dico in quanto che il castello di Montoro fu culla d’un ramo cadetto dei Sanseverino di Marsico i quali dal luogo si allargarono a Lauro, e poi a Caserta, denominandosi Sanseverino Lauro-Caserta che s’impose nel Nord, a Milano, nella bassa lombarda, a Lugano fra Quattro e Cinquecento sotto gli Sforza.
Maggio,2013 Pasquale NATELLA