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Abbiamo vinto

No, non è l’esclamazione di gioia di Giosuè che sancisce la fine del film di Benigni: “La vita è bella”.

Al contrario, è l’inizio di una nuova e più corposa  sceneggiata di quanti, non eletti,  si apprestano ad allestire una compagnia di girovaghi  e presentarsi nelle piazze per inveire contro chi non li ha sostenuti, chi s’è tirato indietro passando all’altra sponda, chi ha causato la mancata rielezione . Bisogna gridare, allora, “ avremmo vinto,  se non ci fossero stati i voltagabbana, gli opportunisti, i mercenari dell’ultima ora, i carrieristi”. Capita sempre così dopo le elezioni. Non esistono vinti, solo vincitori. A questa gente la faccia tosta non manca e  preparano il discorso anzitempo, soprattutto quelli che sono consapevoli di raggranellare solo una manciata di voti. Poi, passato il momento di accuse alle altrui responsabilità, rientrano nel copione e  con voce più di  malizia che rassegnazione, li senti dire che hanno ottenuto un risultato superiore alle aspettative; oppure “ ci riuniremo per esaminare il voto e già da domani lavoreremo per ottenere la vittoria fra cinque anni”; oppure , “ci davano per spacciati proprio quelli che hanno fallito”; oppure, “il risultato è di prestigio, considerando che abbiamo aumentato i consensi dell’altra volta”. Comunque, anche quando è andata male/malissimo, hanno la forza (o la sfacciataggine) di riproporsi per la volta successiva, perché “il loro è un programma serio, che punta a riforme strutturali” e che gli elettori sapranno, col tempo, apprezzare. No, l’osso non lo mollano, una volta entrati nel “ progetto di idee e proposte per la rinascita di tutto”. Fanno troppo gola i finanziamenti ai partiti. Ma come li vogliamo definire costoro,  politicanti di mestiere o mestieranti della politica? Eppure, noi elettori ci sottovalutiamo nel momento in cui  temiamo questa gente così scadente, costituita da improvvisatori da strapazzo, ruffiani a tal punto che, a giochi fatti, sarebbero capaci di farsi montare in groppa il pur pesante Grillo  e portarlo in giro per la città.

Oggi le parole ricorrenti sono un inno al comico genovese che è stato preferito a coloro che hanno recitato per decenni, e pensavano che il popolo non si emancipasse  dalla loro insulsa  comicità. Già tempo addietro, avevamo anticipato la cacciata di individui che  quel poco di bene che hanno fatto, lo hanno fatto malissimo; figuranti che per procacciarsi la gratitudine di uno, hanno danneggiato dieci, cento persone. Ben vi sta essere relegati nel dimenticatoio, che rappresenta la sconfitta più sonora alla vostra scellerata vita politica, condotta mai al servizio della comunità. Il maggior dolore sarà quando, girandovi indietro, vi apparirà l’antico sfarzo che mai più ritornerà. La strada da percorrere, nonostante le fortune accumulate, sarà irta di ostacoli che, per evitarli, bisognerà costeggiare uno strapiombo infernale. In quei terrificanti momenti la pellicola girerà lentamente, ma lungamente, e vi appariranno, di volta in volta, scene di disperazione, tragedie sul lavoro, mendicanti affamati, disabili emarginati, bambini sfruttati. Quelle sequenze, sigillate coi vostri soprannomi, vi serviranno per farvi ricordare quel male che avete saputo fare benissimo . Nell’oblio vi toccherà aspettare un’alba a tinte fosche che sarà sempre più di breve durata, fino ad essere soppiantata dalle ombre lunghe delle tenebre che vi anticiperanno l’inferno dell’anima. Avete ancora i tentacoli? Usateli per la vendetta che per voi stessi rappresenterà ancora di più un piatto ghiacciato.

Ormai nessuno più ha creduto alle vostre sceneggiate. Erano finte. Abbiamo avuto pazienza, ed un comico puro ci ha risvegliati alla cruda realtà. Il popolo ha dimostrato finalmente la sua vera anima e la tolleranza s’è esaurita al cospetto di tante bandiere che sventolavano e  servivano a  nascondere  la sofferenza di volti stravolti, diventati di colpo  mille maschere  della stessa ipocrisia.

Ben lo sappiamo che per alcuni “benefattori” di lungo corso è stata una liberazione, in quanto non saranno più nell’occhio del ciclone, e potranno canticchiare… “chi ha avuto, avuto, avuto”. Il tempo, poi, li cancellerà per sempre. Li farà dimenticare. Potranno “godersi” tutto ciò che è stato loro riservato, però, solo nella venticinquesima ora della giornata, l’ora che non ci appartiene, ma inesorabilmente ci giudica.                                                                    

                                                                                          Michele B.

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